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    Bandiera della Grecia

    La Grecia rischia di scoppiare a gennaio (e non per i botti di capodanno)

    © REUTERS/ Alkis Konstantinidis
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    Mario Sommossa
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    Lo scorso Dicembre il Parlamento greco ha approvato un’altra delle misure imposte dall’Europa per ottenere un nuovo prestito di un miliardo di euro.

    In particolare, si è trattato di due leggi che autorizzano l'una la cessione di crediti "malati" delle banche greche a investitori stranieri, l'altra che definisce un più basso livello di stipendi per i dipendenti pubblici. Anche questa volta il governo Tzipras è riuscito a confermare la sua maggioranza, seppur risicata, ed è quindi potuto sopravvivere. L'ostacolo più arduo, però, lo incontrerà in Gennaio perché, per poter continuare e ricevere altri fondi dovrà varare quelle leggi che finora è riuscito a posporre. Si tratta di provvedimenti che potrebbero innescare una crisi di coscienza anche in quei parlamentari della maggioranza che, fino ad ora, erano rimasti fedeli e obbedienti alle richieste del loro Primo Ministro.

    Si comincerà con la privatizzazione delle reti di trasmissione elettrica (la Terna greca), si continuerà poi con l'eliminazione dei sussidi per gli agricoltori e con la riduzione di almeno 2 miliardi di euro l'anno dal bilancio per il pagamento delle pensioni. Se consideriamo che la disoccupazione media raggiunge il 25%, è evidente che per diverse famiglie le pensioni di genitori o nonni, attualmente piuttosto generose, costituiscono la condizione per il mantenimento di un accettabile livello di vita.

    Un‘altra importante decisione che colpirà pesantemente la vita dei greci riguarda i mutui bancari erogati per l'acquisto di abitazioni. Già oggi, come succede ovunque, mutui non onorati consentirebbero alle banche di entrare in possesso delle case coinvolte, ma alcune categorie di cittadini particolarmente bisognosi e senza alternativa abitativa han potuto continuare a restare nella loro dimora. Da Gennaio è probabile che il numero delle categorie protette sia ridotto causando così l'incremento di coloro che si troveranno senza un tetto.

    Come se non bastasse, la Grecia dovrà affrontare ulteriori e maggiori spese per l'accoglimento di profughi in arrivo dalla Turchia. Fino a poco fa, tutti coloro che sbarcavano rimanevano in Grecia solo il tempo necessario per attraversarla e, quindi, i costi della loro permanenza erano in un certo senso limitati. Da qualche tempo a questa parte, le barriere imposte dagli altri Paesi balcanici e da quelli di teorica destinazione renderanno sempre più difficile per i profughi riuscire a lasciare il Paese ellenico. Anche la decisione europea di forzare Atene ad accettare la presenza di Frontex e l'effettuazione obbligata delle registrazioni secondo i vincoli dell'accordo di Dublino, trasformeranno un puro transito in una lunga permanenza. Che la Turchia voglia e riesca veramente a fermare le partenze è tutto da dimostrare.

    Sarà dunque Gennaio il momento della resa dei conti per Tzipras?

    L'uomo è certamente abile e finora ha saputo mantenersi al potere grazie a piroette che avrebbero fatto invidia perfino ad Andreotti. Tuttavia, la situazione che si annuncia è talmente difficile che non ci sarebbe da stupirsi se dovessero nascere condizioni per una crisi di governo e nuove elezioni.  I greci sono un popolo tendenzialmente mansueto ma il disagio sociale causato dalla povertà crescente e aggravato dalla presenza di tanti stranieri disperati potrebbe portare a disordini di piazza, magari più violenti di quelli avuti nel passato.

    Quel che è certo è che la politica ferrea imposta ad Atene non è ancora riuscita a sollevare il Paese dalla crisi né a far intravvedere l'uscita dal tunnel. Le banche tedesche e francesi, prime creditrici verso la Grecia, sono state salvate grazie ai soldi dei contribuenti europei e i greci sono stati puniti per aver lungamente vissuto sopra i propri mezzi, ma ora? Decidere oggi di abbuonare gran parte dei debiti potrebbe diventare una complicazione anche per i bilanci dei Paesi attuali prestatori. Tuttavia, continuare sulla strada intrapresa non da' alcuna garanzia che la situazione non possa addirittura peggiorare.

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