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09:37 18 Luglio 2019
Il ministro degli Esteri della Russia Sergey Lavrov

Lavrov tira le orecchie all’Occidente

© Sputnik . Ramil Sitdikov
Opinioni
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Tatiana Santi
20230

Roma, epicentro di una vera e propria maratona diplomatica, ha ospitato Dialoghi sul Mediterraneo e l’attesa conferenza sulla Libia. Che sorprese hanno rivelato i colloqui romani?

Il ministro degli Esteri russo Lavrov, ospite del Forum "Dialoghi sul mediterraneo" organizzato dall'ISPI e la Farnesina, ha dato una lezione di diplomazia all'Occidente, dove va di moda decidere la sorte e la politica degli altri Paesi.

Le parole del premier Renzi invece sono state il segnale di un rovesciamento: la Russia assieme all'Iran, da Paesi isolati diventano partner fondamentali nella lotta al Daesh. Mentre Obama se ne sta in silenzio, pare le cose stiano cambiando. Come?

Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Sebastiano Caputo, direttore de "L'Intellettuale Dissidente" e collaboratore de "Il giornale".

— Qual è la tua impressione del Forum MED (Dialoghi sul Mediterraneo) e della conferenza sulla Libia?

Sebastiano Caputo, direttore de L'Intellettuale Dissidente e collaboratore de Il giornale
© Foto : fornita da Sebastiano Caputo
Sebastiano Caputo, direttore de "L'Intellettuale Dissidente" e collaboratore de "Il giornale"

— Roma è stata una città centrale in questi giorni, perché ha ospitato due eventi importanti. Il forum MED è stato molto interessante e devo dire anche sorprendente. Matteo Renzi in apertura ha fatto un discorso impeccabile, condivisibile, perché ha espresso una visione controcorrente e alternativa. Il suo discorso ha legittimato la visione diplomatica russo-iraniana, sia per quanto riguarda la Libia, la Siria e la lotta all'ISIS. Vediamo in qualche modo un rovesciamento, un riallineamento di Renzi che, assieme ad altri Paesi occidentali fino a qualche tempo fa, considerava la Russia e l'Iran come Stati marginali, in recessione ed isolati internazionalmente. Ora Renzi si è riposizionato, anche perché la politica di Obama non ha consentito una pacificazione e stabilizzazione dell'area dei Paesi minacciati dall'ISIS.

— Da questi colloqui è emerso ancora più chiaramente che la Russia è un partner inevitabile. A che cosa è dovuto questo rovesciamento e riallineamento da parte dell'Italia e altri Paesi europei?

— Lavrov partecipando al MED ha esposto la sua visione diplomatica per quanto riguarda il conflitto siriano e la lotta al Daesh soprattutto. C'è inoltre da ricordare che Lavrov si è incontrato a Palazzo Madama con Mattarella e con 50 imprenditori italiani che lavorano con la Russia. Il giorno prima Renzi era stato uno dei pochi che aveva avuto da ridere sul rinnovamento automatico della sanzioni alla Russia.

Credo che questo riallineamento di Renzi sia dovuto non tanto alla sincerità del personaggio, che si muove comunque sempre per opportunismo come tutti i politici, ma per un semplice principio di realtà. Probabilmente gli imprenditori italiani hanno tirato le orecchie a Renzi, parlando dei danni dovuti alle sanzioni. Renzi ha capito che deve bloccare in qualche modo le sanzioni e recuperare i rapporti con la Russia, che Italia aveva fino a pochi anni fa.

— C'è stata una rivalutazione della Russia anche dal punto di vista della lotta al Daesh: la Francia è stata la prima a cambiare musica dopo gli attentati di Parigi.

— Assolutamente sì. La Francia è stata ancora più opportunista dell'Italia a livello politico, perché il suo ministro degli Esteri Laurent Fabius, fino a due anni fa diceva  che Bashar al Assad doveva essere processato per crimini contro l'umanità. Il ministro Fabius diceva che il fronte Jabhat al Nusra faceva un ottimo lavoro in Siria. Dopo gli attentati di Parigi, Hollande si è subito incontrato con Putin e allo stesso tempo Fabius ha persino detto che in alcune aree è necessario collaborare con l'esercito regolare siriano per combattere Daesh.

Le cose stanno cambiando, il mondo cambia e questo è sicuramente dovuto al lassismo di Obama, che non sta facendo nulla, soprattutto perché si avvicinano le elezioni negli Stati Uniti e lui non vuole esporsi troppo geopoliticamente.

— Parlando della lotta al terrorismo, il premier Renzi spesso usa le parole "cultura", "dialogo". A tuo avviso con quale strategia si potrebbe battere il Daesh?

— È stato un passaggio interessante nel discorso di Renzi quello sulla cultura. Il premier ha anche detto che la battaglia al Daesh, soprattutto per quanto concerne i Paesi europei, sta nelle periferie delle sue metropoli. Analizzando i profili degli attentatori, si capisce che sono personaggi spesso di doppia nazionalità, franco algerina per esempio, franco marocchina. Sono nati e cresciuti nelle banlieue, quartieri dove l'ISIS fa più presa, dove dei soggetti nella povertà si radicalizzano.

Parigi, soccorritori al teatro Bataclan
© AP Photo / Thibault Camus
Parigi, soccorritori al teatro Bataclan

Se noi europei abbiamo più interessi a combattere il Daesh sul nostro territorio, nelle periferie delle nostre città, questo non legittima un intervento armato in questi Paesi. In Iraq, in Siria dove c'è l'ISIS ci sono già forze militari che stanno combattendo da 4 anni, per cui non c'è il bisogno di andare con gli scarponi sul terreno come dice qualche pazzo repubblicano americano. Bisogna piuttosto sostenere le forze locali che stanno già combattendo il Daesh.

— Che cosa ne pensi allora dei bombardamenti sulla Siria contro i terroristi e della formazione di una possibile coalizione internazionale?

— L'unico discorso serio in questo momento è quello che fa Lavrov, un discorso molto raffinato. Lui riesce a combattere con le parole la coalizione guidata dagli Stati Uniti, usando le loro armi: il diritto internazionale. Il ministro Lavrov ha fatto un discorso molto chiaro, dicendo che i russi intervengono in Siria con l'aviazione in maniera legale, perché hanno il consenso del governo di Damasco, il governo di un Paese sovrano. A differenza della Russia, come ha detto il ministro, la coalizione internazionale bombarda sia in Siria che in Iraq in maniera totalmente illegale, perché bypassa le istituzioni che ci sono, si tratta di una violazione del territorio.

Lavrov ha tirato le orecchie alle cancellerie occidentali perché ha detto che bisogna finirla con questa ossessione nel far cadere personalità politiche, si è riferito a Saddam, Gheddafi e anche a Bashar al Assad. L'ossessione verso queste personalità politiche non crea stabilità, ma insicurezza e destabilizzazione.

— Qual è il ruolo di Roma in questo contesto e quale ruolo potrebbe giocare nel Mediterraneo?

— Il fatto che i due forum si siano tenuti a Roma è importante, perché l'Italia geograficamente è al centro del Mediterraneo. Possiamo dire che l'Italia è più un Paese mediterraneo che europeo.

In politica estera Renzi è stato molto lassista, ha lasciato fare agli altri. Paradossalmente temporeggiare è stato interessante. L'Italia che cosa farà? In Siria continuerà a dare appoggio logistico ai curdi iracheni che combattono il Daesh verso Mosul e Sinjar, mentre in Libia l'Italia avrà un ruolo centrale negli accordi tra il governo di Tobruk e quello di Tripoli. Vedremo più avanti come l'Italia parteciperà alla concretizzazione di questi accordi.

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Tags:
ISIS, geopolitica, Sergej Lavrov, Occidente
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