21:32 17 Luglio 2018
Marine Le Pen

Le Pen e gli altri, l’Europa si riscopre “anti-sistema”

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Mario Sommossa
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Il successo del Front National alle elezioni amministrative francesi era ampiamente previsto, così come le varie reazioni.

I commenti vanno dallo "choc" agli applausi e, ovviamente, si dividono equamente tra commentatori di "destra" e di "sinistra". Ciò che stupisce è che qualcuno continui a parlare di "populismo" o addirittura di "fascismo", sperando in questo modo di riguadagnare consensi ormai perduti.

È una lettura fuorviante e controproducente. Tentare di colpevolizzare gli elettori che hanno dato il loro voto a Marine Le Pen per spingere gli altri a riunirsi contro il "pericolo" potrebbe anche ottenere un qualche risultato sul brevissimo termine ma non impedirà il trend che porta in tutta Europa a un costante aumento dei voti "anti-sistema".

Marine Le Pen
© AP Photo / Claude Paris

Quando l'economa va male è naturale che il o i partiti al governo vengano penalizzati dal consenso elettorale ma, solitamente, chi ne dovrebbe raccogliere i frutti sono i partiti di opposizione. Un voto anti-sistema, invece, non è un voto di semplice sfiducia in chi ha governato, è piuttosto una manifestazione di dissenso con la classe politica nel suo complesso, sia essa di maggioranza o di opposizione.

Il fatto che gli elettori premino partiti anti-euro, anti-Europa, anti-immigrati non è ancora una adesione dell'elettorato a un futuro che preveda l'eliminazione della moneta unica o la chiusura totale delle frontiere. La caratteristica di questi partiti è di coagulare una protesta, tuttora democratica, contro l'omogeneizzazione delle altre forze politiche, accomunate da risposte ipocrite e insufficienti verso i problemi più evidenti. È la consapevolezza, in molti, che tra i tradizionali partii di maggioranza e di opposizione non ci sia più alcuna differenza, se non in schermaglie tattiche e finti contenuti. Non si tratta ancora di maggioranze assolute nella popolazione e le forze del "rifiuto" non sono ancora in grado di poter conquistare il potere, anche perché una loro maggioranza soltanto relativa li obbligherebbe ad alleanze che le snaturerebbero davanti agli occhi di chi li ha votati, facendoli diventare esattamente come gli altri. Il fatto, però, che siano ancora minoritarie non significa che non esista la possibilità di un loro futuro successo ancora più vasto. Chi teme questa ipotesi dovrebbe cominciare a domandarsi, mettendo da parte insulti e accuse agli elettori, perché' il fenomeno è così diffuso in tutta Europa e quali ne siano le ragioni.

Di certo, in ogni Stato membro, l'attuale classe politica europea manca di personalità capaci di dare fiducia ma, soprattutto, manca del coraggio di prendere posizioni anche drastiche sui temi più caldi. Siano essi di "destra" o di "sinistra", i Governi applicano tutti la medesima politica neo-liberista, con tagli ai bilanci pubblici e allo stato sociale imposti da Bruxelles. Non si tratta ora di discutere se essa sia giusta o meno sul medio o lungo termine: sul breve è causa, come facilmente verificabile, di disoccupazione e di riduzione dei consumi.  Il fatto che tra i partiti tradizionali nessuno elabori una credibile politica alternativa o che essa non sia nemmeno oggetto di ampio dibattito non contribuisce certo a catalizzare su di loro il voto degli scontenti.

Marine Le Pen
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Marine Le Pen

È vergognoso che tutti i Governi del continente fingano di credere che l'unica ricetta possibile sia quella imposta alla Grecia. Tutti sanno che Atene non sarà mai in grado di ripagare i propri debiti. Oggi, grazie a Berlino e Parigi non sono più le banche francesi e tedesche ad essere creditrici ma, in misura diversa tra loro, lo sono tutti i Paesi europei. Tuttavia, i Governi si comportano come quelle banche che, per non dover ritoccare i propri bilanci, sono riluttanti ad iscrivere come inesigibili crediti che non saranno mai pagati. Cosa ci aspettiamo? Le riforme richieste al Parlamento greco, pur non risolvendo il problema, non potranno che peggiorare la situazione economica generale e, quando essa sarà ancora più insostenibile, avremo disordini sociali sempre più violenti e una destabilizzazione che farà cadere qualunque Governo si trovasse al potere in quel momento. È questo che stiamo aspettando? La gente comune percepisce queste incongruenze e, giustamente, le attribuisce ai politici attuali. Perché votarli?

Anche il tema dell'immigrazione manca di proposte realistiche. La politica del buonismo e le soluzioni fin qui propugnate sono assurde e impraticabili, e non certo di meno di quanto sia impraticabile l'idea di una chiusura totale delle frontiere. È il semplice buonsenso a dimostrare che il trend di arrivi in corso sarà, a breve, foriero di gravi disordini sociali. Ciò non accadrà per motivi di razzismo ideologico, anche se ne potrebbe assumere le forme. Semplicemente, ed è una regola che qualunque studente di sociologia potrebbe confermare, un gran numero di "diversi", concentrati in breve tempo, su poco spazio e per di più senza lavoro, può solamente creare il collasso della tenuta sociale nell'ambiente in cui ciò avviene. Se il massimo che i politici riescono a proporre è la distribuzione su vari Paesi (tra l'altro rifiutata dai più) di qualche decina di migliaia di arrivati, significa che al potere non c'è certo la fantasia ma la malafede o addirittura la stupidità. Come nascondersi che le persone in attesa di sbarcare sul nostro continente siano milioni e non solo migliaia? Dove e come assorbirli? Se i già presenti causano i problemi sociali ed economici che conosciamo, come sarà la situazione fra qualche mese? E fra un anno?

Infine, la questione dell'euro. Che sia stato male concepito è oramai ovvio, anche se le intenzioni erano ottime. È assodato che, pur ammettendo la responsabilità di tutti, la moneta unica sia stata penalizzante per alcuni Paesi e molto favorevole per altri. Il problema non sta nell'averla creata. Il problema è che, come qualunque saggio economista aveva profetizzato fin dall'inizio (ad esempio Antonio Martino), una sola valuta senza un' unione politica non poteva che avere conseguenze disastrose. Anche recentemente, alcuni Paesi membri hanno dimostrato di credere nell'Europa solo come una area di libero scambio e non intendono affatto cedere ulteriore sovranità. Ebbene, politici degni di questo nome dovrebbero avere il coraggio di scelte drastiche ma necessarie: o si rinuncia all'euro pagandone le nefaste conseguenze o si fa davvero l'Europa politica, pochi o tanti siano gli aderenti.

Quelle sopra enunciate son solo alcune delle ragioni che spiegano perché la gente vota sempre di più i partiti anti-sistema. Se la classe politica attuale, in Francia come altrove, continuerà a pensare di esorcizzarle chiamandole neofasciste, significa che non ha capito nulla e merita veramente di essere cancellata dalla storia.    

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