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    Vatileaks 2, sotto processo la libertà d’espressione

    © AP Photo/ L'Osservatore Romano, Pool
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    Tatiana Santi
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    Vatileaks 2. Sembra il titolo di una saga americana attesa in tutte le sale cinematografiche, invece è la pura realtà e si svolge in un’aula di tribunale in Vaticano, sotto processo anche due giornalisti.

    In base a documenti segreti usciti dalle porte del Vaticano i giornalisti Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi hanno pubblicato due libri inchiesta, rispettivamente "Via Crucis" e "Avarizia". I documenti finiti nelle mani dei due giornalisti erano segreti, fin qui è tutto chiaro. Una cosa è sorprendente, non appena pubblicati i libri i primi provvedimenti vengono presi contro i due giornalisti e non in merito alle questioni sollevate nelle inchieste. Non una parola nei confronti degli scandali legati alle spese pazze in Vaticano. Vengono così processati due giornalisti italiani in Vaticano, lo Stato pieno di segreti a quanto pare, ma senza libertà d'espressione.

    Che cosa significa giornalismo d'inchiesta? Che cosa deve fare un vero giornalista se si ritrova fra le mani documenti, seppur rubati, che rappresentano un interesse per l'opinione pubblica? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi).

    — Che cosa ne pensa del caso Vatileaks 2 e del processo ai giornalisti Fittipaldi e Nuzzi?

    Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi)
    © Foto: fornita da Raffaele Lorusso
    Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi)

    — Noi riteniamo che questo processo sia assolutamente sbagliato e ingiusto, perché non si può finire sotto processo se si è giornalista e con l'accusa di aver pubblicato delle notizie segrete. Il dovere del giornalista è quello di dare delle notizie soprattutto quando c'è l'interesse dell'opinione pubblica a venire a conoscenza di determinate notizie. Nel caso di Vatileaks credo questo presupposti ci siano.

    — Possiamo dire che in Vaticano ci sono problemi con la libertà d'espressione e il processo in questione va ad intaccare questo diritto?

    — Certo, sicuramente c'è un problema con la libertà d'espressione in Vaticano, ma questo problema esiste in molti Paesi in Europa. Le sentenze della Corte Europea dei diritti dell'uomo in materia di diritti di stampa parlano da sole. Numerosi Paesi sono stati più volte condannati per questa ragione. Inoltre, lo Stato Vaticano non fa parte del Consiglio d'Europa. Il fatto che molti Paesi vengano condannati per aver sanzionato o limitato il diritto di cronaca la dice lunga su quello che è l'approccio di molti governi nei confronti della libertà d'espressione.

    — Secondo lei com'è possibile che dopo la pubblicazione di questi due libri, i primi provvedimenti siano proprio contro i due giornalisti e non si intervenga in merito alle questioni sollevate nelle loro indagini?

    Il papa Francesco ha fatto l’appello alle diocesi e parrocchie di tutta Italia e Europa
    © AFP 2017/ Vincenzo Pinto

    — È molto facile prendersela con i giornalisti, che sono lì, due persone in carne ed ossa. Loro hanno messo tutto per iscritto, è facilissimo prendersela con loro. Se si tratta di notizie segrete, la loro divulgazione va contestata a chi non ha tenuto la bocca chiusa, a chi ha violato il proprio dovere, cioè quello di mantenere i segreti e non divulgarli al di fuori dello Stato Vaticano.

    Il dovere del giornalista nel momento in cui viene a conoscenza di notizie di rilevanza pubblica, sia pure segrete, è quello di pubblicarle. Su questo non c'è ombra di dubbio.

    — Chi è per lei un vero giornalista, soprattutto un giornalista d'inchiesta?

    — Il vero giornalista è colui che rispetta sempre la verità dei fatti e partendo da questo presupposto pubblica le notizie che sono nell'interesse dell'opinione pubblica. Esiste il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati, che significa poter partecipare alla vita democratica del Paese e fare delle scelte consapevoli.

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