20:39 03 Agosto 2020
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È di nuovo Putin l’uomo più potente al mondo, Forbes posiziona il presidente russo al primo posto in classifica per la terza volta consecutiva. La politica occidentale da guerra fredda con le sue sanzioni mirata ad isolare Putin, in realtà, ha fallito.

Il presidente russo gode di un importante consenso come in patria così all'estero, presentando al mondo una Russia nuova, il cui ruolo è fondamentale nelle vicende internazionali. Dopo il discorso di Putin all'Assemblea generale Onu e l'intervento in Siria la Russia dimostra di avere le idee chiare, rispetto a un Occidente molto confuso a partire dalla strategia inesistente contro l'Isis. In Occidente e in Italia, dove si sta vivendo un periodo di crisi e incertezze, Putin diventa per molti un punto di riferimento. Va ammesso, il presidente russo, nonostante i media occidentali fortemente schieratigli contro, riscuote sempre più successo tra i semplici cittadini.

Perché Putin è il numero uno in questo momento? Sputnik Italia ha raggiunto per un'analisi Germano Dottori, docente di studi strategici alla Luiss Guido Carli e analista di Limes.

— Secondo Forbes Putin è il più potente al mondo, per il terzo anno consecutivo. Qual è il ruolo del presidente russo negli equilibri geopolitici?

— Innanzitutto non è sorprendente che Forbes lo abbia individuato in questa posizione perché il presidente Putin è un uomo politico di straordinario potere di un Paese molto importante. Putin non ha scadenze che mettano in discussione la sua permanenza al potere di qui a qualche anno, come il presidente Obama che è oramai all'ultimo anno della sua permanenza alla Casa bianca.

Germano Dottori
© Foto : fornita da Germano Dottori
Germano Dottori

Per quanto riguarda la figura del presidente sul piano internazionale a me pare che sia stata troppo poco evidenziata l'importanza del discorso che Putin ha tenuto all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, uno fra i suoi discorsi più importanti di sempre a mio avviso. Putin ha riproposto la Russia nelle vesti di Paese garante di stabilità. Questo ha toccato in Europa corde profonde, gli europei hanno molta paura dell'instabilità, sono angosciati dal caos che si è determinato alle loro frontiere, soprattutto nel Mediterraneo ma non solo. L'idea che la Russia possa svolgere un ruolo di stabilizzatrice ha, secondo me, rilanciato l'immagine del Paese, che si era deteriorata molto in precedenza. Penso anche che l'intervento in Siria sia stata la prima manifestazione volta a dare concretezza a questa nuova immagine della Russia.

— Nonostante una forte russofobia nei media occidentali e italiani, vediamo che cresce sempre più però la simpatia nei confronti di Putin da parte dei lettori e dei semplici cittadini. Perché Putin piace agli occidentali?

— Non vi è dubbio. C'è un'angoscia fortissima tra gli europei per quello che sta succedendo e i flussi migratori incontrollati non fanno che accrescerla. Ad un certo punto che arrivi un uomo come Putin, per quanto controverso, è un fattore che suscita delle speranze e delle aspettative, finalmente arriva un pompiere!

Per quanto riguarda le elite, soprattutto in Europa Occidentale, è ben presente il pensiero e la consapevolezza che l'America ha un peso straordinario e allinearsi troppo sulle posizioni della Russia può avere un costo. I politici che dicono privatamente che i russi hanno ragione, pubblicamente esitano a dirlo, perché sono preoccupati per le conseguenze che questo può avere.

— Gli Stati Uniti e quindi l'Europa giocano alla guerra fredda con la Russia a colpi di sanzioni, cercando di isolare Mosca. Secondo i sondaggi Putin però ha un grandissimo consenso in patria come all'estero. Perché l'Occidente non vuole accettare l'importanza del ruolo della Russia nel mondo?

— C'è anche una politica americana che mira ad allentare la coesione interna dell'Unione europea. In una prospettiva di lungo termine la Russia è sicuramente un competitore degli Stati Uniti, ma lo è ancora di più l'Europa. Questa politica americana trae giovamento dall'eventuale indebolimento dell'Europa. Il mondo perfetto degli americani è un mondo dove l'Unione Europea retrocede ad un'area di libero scambio senza integrarsi da un punto di vista politico, un'area che poi entra nell'accordo transatlantico.

Il problema è che nella nostra parte di continente si fatica a capire questa politica americana, perché è ancora viva la memoria della guerra fredda, perciò consideriamo gli americani come leader dell'Europa e un'elite che fa gli interessi europei. Le cose non stanno così: gli europei non possono più pensare che siano gli americani a fare i loro interessi, debbono pensarci da soli. Il ruolo e la politica della Russia sono in questa fase più compatibili con i nostri interessi rispetto alla politica che fanno gli americani.

Vladímir Putin, presidente della Russia
© Sputnik . Sergei Guneyev
Vladímir Putin, presidente della Russia

— Possiamo dire che il successo di Putin, per esempio in Siria, è dovuto anche alla sua politica estera che è andata a riempire un vuoto lasciato da un Occidente spaesato?

— Negli ultimi mesi senza dubbio, mentre in precedenza ha avuto successo la campagna mediatica che è stata promossa per dipingere la Russia come Paese che rompe la legalità internazionale per la vicenda della Crimea.

La TOP-10 di Forbes
© Sputnik . Sergei Guneev

Io credo che l'intervento russo in Siria abbia compensato largamente quello che è accaduto in precedenza e abbia attutito molto l'impatto negativo di immagine della campagna orchestrata sulla vicenda della Crimea. Io ho sentito a Roma in conferenze dire che "la Russia finalmente cessa di essere un Paese che rompe la legalità internazionale, per provare a ricucirla". Se persone non particolarmente vicine alla Russia fanno affermazioni di questo tipo, significa che il segnale di novità è stato colto. Ritengo che Putin abbia veramente indovinato il messaggio da dare quando è intervenuto a settembre a New York. A Roma inoltre abbiamo anche il Vaticano, che a questo tipo di atteggiamento della Russia, come potenza di stabilizzazione, guarda con simpatia. Putin in Siria poi sta levando le castagne dal fuoco agli americani, neanche agli Stati Uniti faceva comodo il crollo di Assad, ma non lo potevano di certo aiutare loro! Agli americani l'intervento russo fa comodo, ma d'altra parte non possono enfatizzarlo come positivo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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