16:25 27 Novembre 2020
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Via le sanzioni: l’Iran riparte, ma senza fretta

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L’annuncio della firma dell’accordo tra Iran e i 5+1 aveva incoraggiato aspettative nelle imprese di tutto il mondo occidentale che già sentiva di poter finalmente accedere ancora a un mercato di 80 milioni di abitanti, per di più ricco di materie prime.

Delegazioni di operatori economici e di governi fecero a gara nel precipitarsi a Teheran per essere tra i primi ad approfittare della nuova "bonanza". Non solo le imprese europee e americane ma perfino le russe aprirono, o pensano ora di aprire, loro uffici nella capitale o nelle altre grandi città. 

Tuttavia, se vogliamo guardare con realismo a ciò che succede o succederà all'economia di quel Paese, occorre che si facciano i conti con tempi molto più lunghi di quanto qualcuno possa aver pensato.

Yukiya Amano, direttore generale dell'AIEA
© REUTERS / Leonhard Foeger
Yukiya Amano, direttore generale dell'AIEA
Innanzitutto, pur con le avvenute ratifiche dei Parlamenti americano e iraniano, prima che le previste aperture dei mercati possano tradursi in pratica, occorrerà attendere i rapporti della AIEA che dovrà confermare l'effettiva applicazione degli impegni assunti. Fino ad oggi ciò che doveva essere fatto lo è stato, anche se la prevista eliminazione del nucleo di un reattore al plutonio, supposta in pochi mesi, potrebbe richiedere molto più tempo: i sudafricani per una simile operazione impiegarono sei anni. Probabilmente, anche grazie all'esperienze passate e al progresso della tecnologia, all'Iran servirà molto meno tempo e, comunque, le sanzioni dovrebbero venir meno strada facendo. Sia gli europei sia gli americani hanno dichiarato di aver già provveduto ai percorsi legislativi necessari per arrivare al risultato finale.

Ciò nonostante, altri ostacoli restano, e non sono minori.

Guida Suprema iraniana Ali Khamenei non sembra affatto una persona bonaria
© AP Photo / Office of the Iranian Supreme Leader
Guida Suprema iraniana Ali Khamenei non sembra affatto una persona bonaria
Occorre non dimenticare le forti opposizioni interne nel Paese degli Ayatollah, ma anche negli Stati Uniti. In quest'ultimo caso, poiché alcune delle sanzioni sono oggetto di leggi approvate ai tempi della rivoluzione khomeinista (quando si verificò l'assalto all'ambasciata americana con conseguente sequestro del personale), per eliminarle occorreranno leggi particolari votate dal Congresso e dal Senato e non è affatto garantito che i repubblicani, in maggioranza in entrambi, siano necessariamente d'accordo.

Il problema più complicato è però all'interno dell'Iran stesso, ove non sono pochi quelli che considerano l'accordo raggiunto un cedimento del Paese al "Grande Satana" americano. Per tacitare questi ultimi e mantenere il consenso dell'opinioni pubblica, Rohani ha dovuto dimostrare come non si sia trattato affatto di una resa, bensì di un accordo alla pari. Così si spiega la grande enfasi data dai media locali al lancio di un nuovo missile a medio raggio, potenzialmente capace di portare testate nucleari fino sul territorio israeliano. Altrettanta enfasi è stata data ad un documentario girato in una base missilistica sotterranea che evidenziava una quantità di armamenti tale da tranquillizzare anche gli scettici sulle potenzialità offensive del Paese. Certamente si è trattato di "teatro", così come della stessa natura sono state le dichiarazioni di protesta dell'Ambasciatrice USA all'ONU.

il reattore atomico della centrale iraniana in citta` di Arak.
© AP Photo / Arash Khamoushi
il reattore atomico della centrale iraniana in citta` di Arak.
È indubbio che, dal punto di vista economico, l'Iran sia certamente un Paese ricco, con abbondanza di gas e petrolio, ma il loro sfruttamento è stato penalizzato grazie alle sanzioni dal non trasferimento di know-how e, inoltre, dalle condizioni estremamente svantaggiose imposte dalle leggi locali ai possibili investitori stranieri. Una apertura a questi ultimi potrà avere risultati solamente se l'Iran modificherà in maniera significativa le condizioni contrattuali. Per intanto, una conferenza a Londra stabilita in un primo momento per la metà di dicembre è stata rinviata al prossimo febbraio. Questo Summit per il Gas e Petrolio Iraniano è già stato rinviato quattro volte e l'ultima data prevista, quella di febbraio, coinciderebbe con il momento in cui, molto probabilmente, si avrà il primo annuncio ufficiale sull'alleggerimento delle sanzioni. Supposto pure che tutto andrà come previsto, dal momento in cui le nuove tecnologie saranno applicate ai pozzi iraniani a quello in cui le produzioni di gas e petrolio saranno realmente incrementate, passeranno, verosimilmente, alcuni anni.

Nel frattempo, la popolazione deve oggi convivere con una inflazione vicina al 40%, anche se e nonostante la quale, per cercare di rilanciale almeno gli investimenti interni, il governo ha imposto alla banca una netta riduzione dei tassi di interesse.

In questo quadro la spada di Damocle è costituita dalla scadenza elettorale del prossimo febbraio, momento in cui si voterà contemporaneamente per il parlamento e per il Consiglio degli Esperti. Sarà quello il test definitivo per la diatriba tra Rohani, affiancato dai sostenitori dell'accordo, e i suoi oppositori.

 

 

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
Petrolio, gas, Accordo con Iran, AIEA, Ali Khamenei, Yukiya Amano, USA, Iran
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