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    Siria: teatro di scontro diretto tra USA e Russia?

    © Sputnik. Aleksey Nikolskyi
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    Tatiana Santi
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    La Russia sta ottenendo grossi risultati con i bombardamenti in Siria, vengono colpiti centinaia di obiettivi strategici dell’Isis. I media occidentali ne parlano? No, perché significherebbe ammettere che la Russia in pochi giorni ha fatto molto di più che gli Stati Uniti in un intero anno.

    Mosca, ribadendo la sua disponibilità a creare una coalizione anti Isis ancora più larga, combatte non per scherzo i terroristi in Siria.

    Gli Stati Uniti che cosa fanno? Lanciano tonnellate di armi, una pioggia di aiuti non si sa a chi. Una strategia strana, se non bizzarra. Dopo l'insuccesso del costosissimo addestramento dei ribelli "moderati" passati nelle fila dell'Isis, sembra che Washington non voglia imparare dai propri errori. Per combattere l'Isis veramente, un modo ci sarebbe: cooperare con la Russia. Sarà Assad il vero problema degli Stati Uniti o è solo un pretesto per non collaborare con i "cattivi" russi? La Siria sarà un'occasione di collaborazione tra Stati Uniti e Russia o, al contrario, teatro di uno scontro diretto?

    Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione sul complesso scacchiere siriano Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari, collaboratore di "Analisi Difesa" e del quotidiano "Libero".

    — Le ultime mosse degli Stati Uniti in Siria: lanciare dagli aerei 50 tonnellate di armi destinate ai ribelli, che loro chiamano "moderati". Perché l'America secondo te si ostina ad armare estremisti che passano spesso ben volentieri all'Isis?

    — Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un rifornimento di armi, che gli americani hanno giustificato in una maniera un po'strana. Hanno parlato di una nuova armata siriana, che dovrebbe in teoria riunire sia le milizie curde dell'Ypg sia altri combattenti sunniti anti Assad. Giustificano così il massiccio rifornimento di armi, e quasi per far dimenticare il fallimento riconosciuto dagli stessi militari americani di quel programma di addestramento delle milizie costato ben mezzo miliardo di dollari. Allora addestrarono solo poche decine di ribelli, per di più passati quasi tutti nelle fila dell'Isis. Per far dimenticare il precedente insuccesso, vogliono rilanciare, rischiando però un insuccesso maggiore.

    Questa presunta alleanza tra curdi e altri ribelli sunniti contrari al regime di Assad rischia di non tenere se è vero, come denunciato da Amnesty International, che tra i curdi stessi e le popolazioni sunnite ci sono stati numerosi scontri. I curdi stessi non si fidano dei sunniti. In Siria la scacchiera è molto complessa. Le opposizioni ad Assad sono comunque difficilissime da coalizzare in un fronte alternativo. È facile che i sunniti passino dalla parte dell'Isis o di al-Nusra.

    — Sembra che gli americani non vogliano imparare dai propri errori. La Russia dal canto suo, giorno dopo giorno colpisce tantissimi obiettivi strategici dell'Isis in Siria. Su questi risultati però i media italiani non dicono nulla, perché secondo te?

    — Se ne parla poco perché la parola d'ordine è quella di considerare ancora la Russia come il nemico, il "cattivo", nel senso che non si allinea alla politica dettata da Washington. Anche perché inoltre enumerare i risultati delle incursioni russe significherebbe, conti alla mano, riconoscere che hanno fatto di più i 30 aerei russi in 2 settimane che non l'aviazione americana in più di un anno! È questione di matematica. Gli aeroplani russi dal 30 settembre fino ad oggi hanno compiuto 300 missioni di combattimento. Invece gli Stati Uniti con le altre aviazioni alleate in un anno hanno compiuto circa 7.000 missioni, che però suddivise nell'arco di un anno sono molto poche, soprattutto se si pensa che contro la Serbia la Nato nel 1999 aveva fatto 38 mila missioni in 3 mesi! Anche contro la Libia nel 2011 c'erano state 26 mila missioni in 7 mesi. Questi numeri fanno capire che in proporzione ha fatto più la Russia con solo 30 aerei in due settimane che gli Stati Uniti con gli alleati in un anno.

    — Renzi di fronte al Senato e alla Camera ha detto in merito alla Siria che con i bombardamenti non si risolvono i problemi. Ha anche aggiunto però che "commette un errore chi immagina, dopo aver teorizzato l'esclusione della Russia da tutti i formati, di appaltare totalmente la questione alla Russia e ai suoi alleati. Noi il 6 marzo andammo a Mosca proprio per evitare l'isolamento della Russia". Come potremmo valutare quest'apertura di Renzi?

    — Certamente le frasi di Renzi sono indice di una volontà di mediazione fra le due parti. Da una parte Renzi sa che l'Italia non può non essere allineata agli Stati Uniti, che sono il capofila della NATO. Quindi nella frase sull'inutilità dei bombardamenti vedo una critica velata all'intervento russo in Siria. La seconda parte della sua dichiarazione rappresenta l'apertura di uno spiraglio, visto che la Russia è un partner commerciale importante. Il problema fondamentale, lo sa anche Renzi, è la figura di Assad, se è vero che è solo quello il fattore che divide gli Stati Uniti e la Russia. Più in generale rimane sempre la rivalità regionale e geopolitica tra le due potenze. Bisogna capire se è veramente il "dittatore" Assad ad essere il problema, oppure un pretesto e dietro c'è la rivalità tra le due potenze militari più forti del pianeta, insieme alla Cina, che però è dall'altra parte del mondo.

    — Non c'è il rischio che la Siria, viste queste coalizioni e le strategie opposte, diventi un teatro per uno scontro diretto tra Stati Uniti e Russia? Che una possibile occasione per lottare insieme contro l'Isis si trasformi in un conflitto frontale?

    — Purtroppo è un rischio che esiste quello di uno scontro e non una collaborazione fra Mosca e Washington, anche per la condivisione di uno stesso spazio aereo con missioni di combattimento, se queste non verranno coordinate.

    Se gli Stati Uniti continuano ad appoggiare i ribelli, fazioni molto instabili, non potranno più far marcia indietro per non perdere la faccia politicamente. Questa situazione può essere un'ulteriore occasione di scontro. Qui è molto importante capire se gli Stati Uniti continueranno questo appoggio. È di questi giorni, come dicevamo prima, la notizia che l'America ha sganciato tonnellate di armi ai ribelli. Per ora gli Stati Uniti continuano a dare aiuti a pioggia a non si sa chi. Il rischio di uno scontro quindi è molto grosso, perché le formazioni di ribelli sono molto instabili nelle loro reciproche alleanze e nei loro comportamenti. Sembra che gli Stati Uniti per il momento non vogliano coordinarsi. Spero però che a Washington capiscano che bisogna sfruttare quest'occasione per eliminare questo Califfato di estremisti. 

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    Terrorismo, jihad, Raid contro "Stato islamico", raid della Russia in Siria, Lotta all'ISIS, Lotta al terrorismo, ISIS, Matteo Renzi, Bashar al-Assad, USA, Siria
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