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    Members of the Italian Air Force, the 'Frecce Tricolori', perform with their Aermacchi MB-339 aircraft during the International Air Show at the Hungarian Air Force base in Kecskemet, southern Hungary

    Il nuovo Senato di Renzi abroga il diritto di voto

    © AFP 2017/ ATTILA KISBENEDEK
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    Marco Fontana
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    Se le istituzioni europee nel loro attuale assetto rappresentano un pallido simulacro di democrazia, l'Italia è riuscita a creare qualcosa di peggiore: le modifiche costituzionali, che sono contenute nel cosiddetto DDL Boschi e che disegnano il nuovo Senato appena varato dal governo Renzi, sono la pietra tombale per la sovranità popolare in Italia.

    Lo affermiamo serenamente,  riferendoci sia al metodo utilizzato per portare a compimento l'opera sia al suo orribile contenuto.

    Palazzo Madama, la sede del Senato italiano
    Palazzo Madama, la sede del Senato italiano

    Solo in uno Paese sciagurato come il nostro si può tollerare che un presidente del Consiglio arrivato al potere restando al riparo dal processo elettorale (per usare l'ipocrita espressione del suo predecessore Monti), faccia passare con l'inganno — ricordiamo il giochetto fatto col Patto del Nazareno sull'accordo per il presidente della Repubblica — una riforma costruita a immagine e somiglianza del proprio partito.

    Perchè sia chiaro se il Porcellum fu una legge studiata dal centrodestra per tentare di agguantare il pareggio nelle elezioni politiche del 2006, tutte le riforme istituzionali fino ad oggi varate da Renzi sono figlie del medesimo scopo fazioso. Basta guardare a come sono stati delineati i nuovi collegi uninominali, che riescono a smembrare zone omogenee dal punto di vista socio-economico. E' sufficiente pensare che nel Senato, in quelle Regioni che daranno un massimo di due deputati, entrambi toccheranno alla maggioranza: caso strano, porzioni di territorio che storicamente esprimono governatori del PD. Ci sono addirittura collegi che transitano in altri cambiando la Provincia di appartenenza.

    D'altronde cosa ci potremmo attendere da chi fa votare una riforma costituzionale attingendo a piene mani dai gruppi parlamentari degli altri partiti? In questi mesi il premier italiota, da consumato giocatore di poker — o meglio da imbonitore delle tre carte — ha infatti raccolto voti un po' qua un po' là. Qualunque sostegno gli ha fatto comodo, per il bene dell'Italia naturalmente. E anche per il bene del Partito Democratico. Vi sono stati transfughi dal Movimento Cinque Stelle, da Forza Italia e pure dalla Lega Nord. Renzi deve essere di bocca buona! Poi si sa, l'appetito vien mangiando… e alla fine è riuscito a chiudere con 179 voti. Sarebbe interessante capire se le transumanze — più o meno a gettone — valgano processualmente parlando solo per una parte politica oppure per tutte.

    Come ci insegnano i casi Monte Paschi di Siena e Unipol, i processi hanno velocità diverse a seconda dei soggetti coinvolti. A parte questo, resta il contenuto di una riforma salutata da alcuni opinionisti come la soluzione di tutti i mali della nostra politica. Finalmente è stato superato il bicameralismo perfetto. Perbacco, che grande balzo in avanti! Peccato che sull'altare di un radioso avvenire sia stato sacrificato il diritto di voto dei cittadini: i senatori non verranno più votati dagli italiani, ma scelti da altri eletti. Scusate, ma l'Italicum non era stato fatto da Renzi anche con la scusa di mettere mano all'odiosa selezione delle segreterie di partiti? Miracoli della democrazia ad uso e consumo del PD, il cui stesso leader, dopo aver utilizzato le primarie come un Freccia Rossa per giungere velocemente a Palazzo Chigi, ora vorrebbe scegliere in solitaria i nomi dei candidati sindaco delle principali città italiane, Roma in testa. 

    Nonostante tutto Renzi ostenta ottimismo
    © AP Photo/ Alessandra Tarantino
    Nonostante tutto Renzi ostenta ottimismo

    Tornando al fastidio che Renzi prova verso il diritto al voto, non c'è nulla di cui stupirsi. Le avvisaglie c'erano già state con la pseudo abrogazione delle province, confezionate dal suo sodale Delrio. Anche lì la forma elettorale scelta per i Consigli provinciali fu quella dell'elezione indiretta: di fatto si tengono in piedi i centri di spesa, fingendo tuttavia che gli esecrandi palazzi — i quali drenano a piene mani i soldi pubblici — non esistano più. Però l'apparato è ancora lì e anzi continua ad accumulare debito agendo sempre più indisturbato.

    Il Senato della Repubblica disegnato da Renzi diventerà insomma una sorta di dopolavoro per alcuni consiglieri regionali, un circolo Pickwick dove fare qualche apparizione senza lasciare il segno. C'è veramente da domandarsi se non sarebbe stato meglio tramutare il Senato in un museo, come hanno detto alcuni, invece che ridurlo a tali macerie.

    I senatori non verranno più votati dagli italiani, ma scelti da altri eletti
    I senatori non verranno più votati dagli italiani, ma scelti da altri eletti

    In un contesto del genere sorridiamo amaramente ripensando alla riforma costituzionale varata dal Governo di centrodestra nel 2005/06, che avrebbe introdotto già allora la fine del bicameralismo perfetto, mantenendo però un Senato elettivo e soprattutto realmente rappresentativo delle varie Regioni. Rimane aperta la ferita dei senatori a vita, i quali seppur revisionati, resisteranno come figura: un sberleffo vero e proprio, uno sfregio alla spending review che ha riempito la bocca di Monti, Letta e Renzi dal 2010 ad oggi. 

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    Tags:
    elezioni, bicameralismo, Senato, Matteo Renzi, Italia
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