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    Attacco dal Mar Caspio contro l'ISIS

    Scenari siriani, la Russia riafferma il suo ruolo di potenza globale

    © Foto: Youtube / Russian Defense Ministry
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    Marina Tantushyan
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    La Russia è di nuovo sotto i riflettori dei media italiani. Secondo alcuni analisti e giornalisti italiani, con il suo intervento in Siria la Russia è riuscita ad ottenere un doppio risultato: dimostrare la mancanza della volontà degli Stati Uniti e rilanciare Mosca come una potenza globale.

    Daniele Scalea, Direttore Generale dell'IsAG di Roma, ha parlato con Sputnik-Italia della missione antiterroristica in corso:

     Come valuterebbe la strategia scelta dal Presidente russo Putin in Siria? 

    — Putin è stato costretto a un intervento più deciso in Siria a causa dell'iniziativa di alcuni paesi, i quali a loro volta avevano incrementato il proprio appoggio ai ribelli locali. Questi ultimi, meglio armati e coordinati, hanno diminuito gli scontri con Da'ish e negli ultimi mesi si sono concentrati nella lotta contro il Governo siriano, conquistando posizioni importanti come la provincia di Idlib. Da qui i ribelli incombono sulle zone alawite del paese, da dove proviene il grosso dei soldati e miliziani governativi. Se i ribelli dovessero conquistare una città alawita e compiervi dei massacri etnici l'effetto sarebbe disastroso per Assad: i suoi uomini, sfiduciati, sarebbero indotti a disertare per andare a difendere direttamente le proprie case. Così come è successo in Ucraina, il Cremlino — posto alle strette dall'atteggiamento aggressivo di altri paesi che minacciavano i suoi alleati — ha optato per una risposta forte e decisa. Si tratta di un'offensiva tattica inquadrata in una strategia difensiva.

    — A Suo avviso, la Russia insieme all'esercito di Assad riuscirà a sconfiggere l'ISIS entro i quattro mesi promessi?

    — Io non penso che l'obbiettivo sia una riconquista integrale della Siria perché comunque non ci sono materialmente le forze. Le forze del governo siriano sono duramente provate da anni di scontri e la loro parte fondamentale è composta dai milizie che non sono disposti ad agire al di fuori della loro aria naturale. Da un altro lato, i russi sicuramente non vogliono investire mandando troppi soldati sul terreno perché questo è un grosso rischio. Secondo me, il loro obiettivo è soprattutto di ristabilizzare il fronte e fare alcune conquiste, riprendendo ad esempio enclavi che sono controllate dai ribelli in modo di dare al governo un controllo più certo sul territorio in Siria occidentale, dove ancora non riesce ad esercitarla.

    I piloti del Su-34 alla base di Hmeimim in Siria
    © Sputnik. Dmitriy Vinogradov
    I piloti del Su-34 alla base di Hmeimim in Siria

    — Potrebbero la Russia e gli Stati Uniti trovare un terreno comune e creare un'alleanza unica contro l'ISIS?

    — Non credo proprio. Anche se il terreno comune sarà trovato, nel fondo poi entrambi temono uno l'altro- la Russia tema più gli Usa, gli Usa tema più la Russia. Quindi, per quanto ci possa essere necessario un minimo coordinamento sul terreno, non arriveranno sicuramente a un'alleanza o ad un intesa di tipo strategico.

    — È vero che l'Italia vuole dare un contributo militare a questa missione antiterroristica? Che forma potrebbe avere la sua partecipazione?

    — L'Italia già partecipava alle missioni di questo tipo con i propri velivoli che però si limitavano all'individuazione degli obiettivi. Il passaggio che l'Italia vuole fare, almeno sul territorio iracheno, là dove с'è il consenso del governo locale, di attaccare direttamente questi obiettivi. Quello che possiamo sperare che con questa azione militare l'Italia avrà un maggiore peso politico sulla questione e potrà far parte dei negoziati per il futuro dell' Iraq.

    — Torniamo alla Siria. Può la "carta", come pensano alcuni analisti, siriana aiutare a restituire alla Russia lo status di un grande potere che aveva nel corso del ventesimo secolo?

    — Io non credo comunque che la Russia possa puntare a tornare a quello che era il livello di forza dell'Unione Sovietica. Perché non è più lo stesso paese e sono cambiate molte cose. Comunque, la Russia sicuramente vuole essere una grande potenza e ha le qualità, requisiti e risorse per esserlo e in questo quadro è molto importante anche l'intervento in Siria. Perché la Russia non solo sta lottando per mantenere la sua unica base navale all'estero ma soprattutto per dimostrare che può difendere i propri alleati dai tentativi di rovesciarli.

    — Quali sono gli scenari che ci aspettano dopo l’intervento russo in Siria? 

    — Vista l'impossibilità che una delle fazioni in campo prevalga conquistando tutto il paese, i possibili scenari appaiono questi: o un accordo pattuito in sede negoziale, o il congelamento del conflitto con la divisione de facto del paese in un tacito accordo tra le parti.

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    Tags:
    raid aerei, Raid contro "Stato islamico", ISIS, Vladimir Putin, Siria, USA
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