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    Il presidente Putin alla 70° Assemblea Generale dell'ONU

    Aiuto militare ad Assad contro Isis, Putin passa ai fatti

    © Sputnik. Michael Klimentyev
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    Tatiana Santi
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    Dopo i bei discorsi pronunciati all’Onu si passa ai fatti. Bashar al-Assad chiede a Mosca un aiuto militare per lottare contro l’Isis e dal Consiglio federale arriva il “sì” a Putin per l’impiego dell’esercito al di fuori dei confini nazionali.

    Sembra che la crisi siriana sia arrivata ad una svolta quindi, la partita in gioco però si fa più complessa che mai. L'intervento russo in Siria a fianco di Assad porterà ad un confronto ancora più diretto tra Putin e Obama, che già durante il faccia a faccia all'Onu hanno mostrato forti disaccordi, soprattutto sul tema siriano.

    Tiberio Graziani, Presidente dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l'IsAG), direttore della rivista Geopolitica.
    © Foto: fornita da Tiberio Graziani
    Tiberio Graziani, Presidente dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l'IsAG), direttore della rivista "Geopolitica".
    Forse arrivati a questo punto si gioca tutto: o si giungerà ad un confronto franco e chiaro tra i due attori principali, Obama e Putin, o la crisi dovrà essere risolta sul campo. In ogni caso la situazione diventa drammatica e potrebbe evolvere da un momento all'altro.

    Sputnik Italia ha raggiunto per un'analisi in merito Tiberio Graziani, Presidente dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l'IsAG), direttore della rivista "Geopolitica".

    — Assad chiede aiuto militare a Putin e il senato russo dice sì all' impiego dell'esercito russo all'estero. Che ne pensi di questa svolta nella crisi siriana?

    — È una notizia che non mi sconvolge più di tanto. È conseguente anche al discorso di Obama fatto all'Onu e soprattutto all'interventismo irresponsabile di Hollande, mi riferisco ai recenti raid fatti contro l'Isis senza aver tenuto conto  dell'Onu e della Russia. Ricordiamo che la Russia ha una postazione molto importante dal punto di vita geostrategico in Siria. La Russia doveva per lo meno essere avvisata.

    Mi sembra che sia una risposta conseguente. Stiamo ancora ai primi passi.

    — A che cosa potrebbero portare questi primi passi nella crisi siriana?

    — Dovrebbero portare a un confronto più diretto, franco e chiaro tra Obama e Putin. Se questo non sarà possibile chiaramente, ci sarà il problema sul campo. Ricordiamoci che non c'è soltanto la Siria di Assad contro l'Isis, ma ci sono anche i curdi e sullo sfondo l'Iran. La partita diventa molto complessa, ancor di più di quanto è stata fin'ora. La questione sta diventando veramente drammatica.

    — Questa svolta di Mosca arriva dopo l'incontro tra Obama e Putin all'Onu. Molti lo hanno definito storico, ci si aspettava il momento della verità. Come è andato l'attesissimo faccia a faccia tra i due presidenti? Abbiamo visto prove di dialogo?

    — Sì, è stata una prova di dialogo. Se sarà storico l'incontro, sarà poi la storia appunto a dirlo. Questo faccia a faccia è stato importante per alcune questioni. Innanzitutto ha ribadito una sorta di aggressività da parte di Obama, che già era venuta fuori durante il suo discorso all'Assemblea generale, questa è una mia sensazione ovviamente.

    Il presidente Putin ha parlato con tono molto equilibrato e ha mantenuto il punto. Di solito quando ci sono dei faccia a faccia ci si chiede chi abbia vinto. In questo caso credo che non abbia vinto nessuno dei due: dei grandi cambiamenti non ci sono. È vero che è una ripresa del dialogo, alcuni nodi però non sono stati risolti e neanche sono state avanzate delle proposte per risolverli. Da parte statunitense credo non ci sia una percezione delle aspirazioni nazionali della Federazione Russa. Per la Russia è importante avere una propria postazione in Siria, perché la Russia è un grande Paese che ha delle aspirazioni verso il Mediterraneo, che non vanno assolutamente umiliate, prendendo a pretesto Assad. Si capisce la risposta di Putin nel mantenere il punto sulla presenza di Assad a Damasco.

    Vediamo una ripresa di dialogo, ma i punti di disaccordo sono più importanti di quelli che possono essere di vicinanza.

    — Come ti immagini l'evolvere della situazione? La Siria che importanza ha oggi sullo scacchiere geopolitico e per i rapporti tra Stati Uniti e Russia?

    — Ci sono due punti di vista. Uno è geostrategico: i competitors sono Stati Uniti e Russia. C'è poi una questione geopolitica regionale in cui gli attori coinvolti sono l'Iran, la Turchia, l'Arabia Saudita e Israele.

    Dal punto di vista strategico è evidente che dopo la eliminazione dell'Iraq si è passati al tentativo di eliminare la Siria. Sono due Paesi che avevano, la Siria ce l'ha ancora, dei governi laici in un'area in cui gli ultimi anni abbiamo visto terrorismo religioso che si è declinato poi in una forma estremista che ha preso il soppravvento. Aver eliminato il governo di Saddam Hussein, il tentativo ora di eliminare Assad è un fatto negativo per l'Occidente. Un altro regime che è stato cancellato è quello di Gheddafi, con la crisi libica si è scoperchiato il vaso di Pandora. In Siria la situazione potrebbe diventare ancora più drammatica se i due contendenti principali non trovano un accordo.

    Dal punto di vista regionale l'eliminazione del governo di Assad fa molto comodo all'Arabia Saudita, alla Turchia e a Israele. Per ritrovare un equilibrio in quella regione occorrerà attendere alcuni decenni.

    — Che impressione hai avuto dei discorsi dei due leader, Obama e Putin all'Assemblea Onu?

    — Il discorso di Putin mi è sembrato più equilibrato, si è posto il problema di risolvere la crisi siriana con il coinvolgimento di tutti gli attori. Il presidente ha utilizzato l'immagine di una missione come ci fu ai tempi della II Guerra Mondiale contro la Germania di Hitler. Il discorso di Obama invece mi è sembrato un po'aggressivo, ha richiamato l'idea che ci possano essere delle azioni unilaterali. Sembra un messaggio o ricattatorio o un linguaggio da guerrafondaio che non ci aspettavamo da parte del presidente Obama.

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    crisi in Siria, Assemblea generale delle Nazioni Unite, ONU, Bashar al-Assad, Barack Obama, Vladimir Putin, Russia, Siria
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