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    Partecipanti alla parata militare a Donetsk

    La pace “apparente” a Donetsk

    © Foto: Eliseo Bertolasi
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    Tatiana Santi
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    Eliseo Bertolasi, corrispondente per Sputnik-Italia dal Donbass, ci aggiorna su come sta evolvendo la situazione a Donetsk. La tregua sulla linea del fronte sembra continuare, ma la tensione e l’allerta è sempre molto forte.

    — Anche se sembra che regga la tregua, in realtà si combatte ancora. Sei stato in prima linea, raccontaci, cosa hai visto sul fronte? 

    Eliseo Bertolasi a Donetsk
    © Foto: fornita da Eliseo Bertolasi
    Eliseo Bertolasi a Donetsk

    — Sono stato sulla linea del fronte a Marinka. La cittadina, è un sobborgo minerario non distante da Donetsk. I combattenti in prima linea mi hanno riferito che la situazione, rispetto solo a qualche settimana fa ora è più calma, solo qualche tiro sporadico di armi leggere. In effetti dalla parte di Donetsk, nella posizione dove mi trovavo non ho notato, né carri armati, né blindati per il trasporto truppe. Sulle postazioni e nelle trincee ho visto solo armi leggere: fucili d'assalto AK-74, mitragliatrici, oltre che ai lanciarazzi RPG-7. Sembra si stia applicando la tregua prevista dagli accordi di Minsk. Tutti i soldati, con cui ho parlato, certamente sperano che possa durare il più a lungo possibile. Con i militari percorrendo trincee e camminamenti mimetizzati sotto la vegetazione siamo arrivati quasi in prossimità delle linee ucraine ben riconoscibili dalla bandiera ucraina. Intorno a noi c'erano mine, crateri, granate inesplose… non ho sentito nessuno sparo. La contrapposizione militare dei due schieramenti sul fronte rimane però molto forte. La tensione e l'allerta è molto forte, la mia sensazione è che ci sia un equilibrio ancora molto precario.

    — La guerra continua e continuano anche gli aiuti umanitari alla popolazione del Donbass. Hai visto alcuni camion di aiuti arrivare dalla Russia. Che cosa c'era all'interno dei camion?

    — Sono riuscito ad ottenere la dovuta autorizzazione per entrare direttamente nel grande deposito a Makeevka una città attaccata a Donestk, verso est, dove arrivano i convogli umanitari dalla Russia. Sono i grandi camion Kamaz che recano la scritta "aiuto umanitario dalla Federazione Russa" appositamente approntati dal Ministero delle Situazioni d'Emergenza russo. Il giorno 17 settembre, ne sono arrivati 40, con un carico complessivo di 1200 tonnellate. Ho seguito le fasi di apertura e scarico dei camion. Trasportavano bancali di derrate alimentari e soprattutto bancali di libri, tantissimi libri. Sono i nuovi testi in lingua russa da impiegare in tutte nelle scuole. Il primo settembre, come da tradizione, in Russia, nel Donbass, come in molti altri Paesi dell'area ex Unione Sovietica, sono iniziati i corsi scolastici. Ora, nel Donbass, la lingua ufficiale è il russo, prima, nonostante il russo fosse la lingua correntemente usata, i corsi in tutti gli istituti scolastici erano in ucraino. Ora la Russia sta inviando i testi nuovi, di tutte le materie, sui vari gradi d'istruzione, per concretizzare questo cambiamento linguistico.

    Aiuti umanitari dalla Federazione Russa
    © Foto: Eliseo Bertolasi
    "Aiuti umanitari dalla Federazione Russa"

    — Un tema molto attuale oggi sulla stampa italiana sono i profughi e l'emergenza immigrati. Non si parla però delle migliaia, se non milioni di profughi del Donbass che hanno trovato riparo in Russia. Perché i giornali italiani non ne parlano secondo te?

    — Nelle ultime settimane i media italiani ed europei in modo uniforme parlano in prevalenza d'immigrati, i cosiddetti "profughi", che stanno non solo premendo sulle frontiere europee, ma ormai anche dilagando all'interno dell'Europa.

    Alcuni di loro, come i siriani, saranno sicuramente "profughi" provenienti da paesi sconquassati dalle guerre civili "umanitarie", ma molti altri, soprattutto i sub sahariani sono semplicemente degli immigrati economici in cerca di una Terra Promessa a bassi sacrifici. Ci basti pensare ai privilegi sociali che in Italia vengono a loro riservati, ma non concessi, ad esempio, ai cittadini italiani meno abbienti.

    La Russia già dall'anno scorso con l'inizio della guerra civile nell'Ucraina orientale ha accolto sul suo territorio centinaia di migliaia di veri profughi provenienti dalle regioni di Lugansk e di Donetsk. Soprattutto anziani, donne, bambini che hanno trovato rifugio e salvezza sulla terra russa. I russi hanno sempre considerato gli ucraini un popolo fraterno. Nell'aprile di quest'anno ho visitato uno di questi campi profughi nella città di Taganrog nella regione di Rostov sul Don.

    Ecco! I nostri media non hanno mai dato enfasi a questa lodevole, straorinaria, fraterna opera d'accoglienza della Russia, al contrario, gli stessi media ora glorificano i leader europei che si stanno prodigando nell'accoglienza come dei grandi benefattori, dei grandi filantropi.

    Sarebbe opportuno indagare a fondo da dove arriva la regia e quali sono gli interessi, di certo non umanitari, che stanno dietro a questo doppio standard di tipo manicheo, dove l'occidente appare sempre buono, la Russia sempre cattiva!

    • Spettatori parlano con i partecipanti alla parata e guardano i veicoli militari
      Spettatori parlano con i partecipanti alla parata e guardano i veicoli militari
      © Foto: Eliseo Bertolasi
    • Un militare a Donetsk
      Un militare a Donetsk
      © Foto: Eliseo Bertolasi
    • La parata militare
      La parata militare
      © Foto: Eliseo Bertolasi
    • Un soldato in pieno equipaggiamento
      Un soldato in pieno equipaggiamento
      © Foto: Eliseo Bertolasi
    • Scaricamento degli aiuti umanitari dalla Russia
      Scaricamento degli aiuti umanitari dalla Russia
      © Foto: Eliseo Bertolasi
    • Una mitragliatrice delle forze militari di Donetsk
      Una mitragliatrice delle forze militari di Donetsk
      © Foto: Eliseo Bertolasi
    • Militari a Donetsk
      Militari a Donetsk
      © Foto: Eliseo Bertolasi
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    © Foto: Eliseo Bertolasi
    Spettatori parlano con i partecipanti alla parata e guardano i veicoli militari

    — Sei stato numerose volte nel Donbass, sul fronte, hai parlato con i miliziani e i civili. Com'è cambiata la situazione nel Donbass?

    — Più il tempo passa e più le due autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk stanno assumendo la fisionomia di entità politico-territoriali autonome dotate di propri governi, ministeri, strutture amministrative. Il giorno 18 settembre nella piazza centrale di Donetsk davanti al grande monumento di Lenin è stata consegnata la bandiera di combattimento a una nuova unità militare. Ormai, come mi è stato fatto notare, nei riguardi dei combattenti di Donetsk, non si può più parlare di miliziani, come prima venivano chiamati, ma di ufficiali e soldati, ora regolarmente inquadrati in precise unità, che costituiscono le forze armate della Repubblica Popolare di Donetsk.

    Mi ha commosso la grande partecipazione popolare alla cerimonia: banda musicale, veterani, famiglie, donne, bambini. Ragazze che abbracciavano i loro fidanzati o mariti in divisa, bambini che chiedevano di provare a salire a bordo dei carri armati e dei blindati schierati. Ho visto veramente un grande entusiasmo! Di certo, dopo aver assistito a questa manifestazione, la versione di Kiev che descrive la popolazione del Donbass, come una popolazione sotto l'occupazione di "terroristi" pare poco credibile.

    — La gente che cosa si aspetta?

    — Certamente si aspetta la pace, ma anche, particolarmente, l'indipendenza da Kiev, nessuno ipotizza un ritorno nello stato ucraino. Ho provato a ricordare che, nonostante tutto, Kiev continui tuttora a ritenere le regioni di Donetsk e Lugansk come parte integrante dei propri confini territoriali. Mi hanno risposto che "ritenere" non è sufficiente, bisogna prima "riconquistare". Sono consapevoli che la guerra non è finita, tutte le opzioni, anche quella di aspettarsi un nuovo attacco su vasta scala da parte dell'esercito ucraino, sono ancora aperte.

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    Tags:
    Crisi in Ucraina, tregua, Parata militare, Donbass, Russia
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