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    Istruttori militari USA in Ucraina

    La verità sulla guerra in Ucraina censurata perche l'Italia è schiava degli Stati Uniti

    © Sputnik. Stringer
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    Marina Tantushyan
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    In Italia e recentemente uscito il libro di Max Bonelli "Antimaidan - i motivi del genocidio del popolo dell'Est Ucraina". Il tema del volume e la cronistoria della rivolta dell'Euromaidan nell'inverno 2013-2014 a Kiev e la successiva contro-rivolta nelle regioni del sud-est del paese, che ha portato alla guerra nel Donbass.

    Vengono riportati la descrizione degli avvenimenti da parte dei principali media italiani e, in parallelo, il punto di vista di diversi attori: un italiano all'estero il cui legame sentimentale lo fa interessare alle vicende ucraine fino a coinvolgerlo completamente; la sua compagna abitante di Donetsk la cui vita viene stravolta dalla guerra civile; i cittadini russofoni del Sud-Est Ucraina vittime della repressione. Nello svolgersi del libro, con il precipitare degli eventi storici, si delineano le conseguenze morali e materiali sui singoli personaggi, inseriti nella descrizione geopolitica degli avvenimenti e delle cause che li originano.

    Il futuro di Donbass rimane ancora un’incognita. Tutti vogliono la pace.
    © Foto: Eliseo Bertolasi

    Max Bonelli che ha appena tornato da Donetsk e Lugansk, parla a Sputnik-Italia del suo libro e del suo ultimo viaggio nelle regioni del sud-est ucraino.

    — Che cosa l'ha ispirata a scrivere questo libro?

    — Ho deciso di scrivere questo libro la notte del 2 maggio nel 2014 dopo che ho visto un video che avevano postato i nazisti ucraini sulla strage che avevano fatto a Odessa. Un video compromettente che sono riuscito a salvare privatamente perché dopo un paio di giorni è stato cancellato e negato l'accesso a Youtube. Quindi, sentivo che dovevo fare qualche cosa. Le strage simili di carattere nazista le abbiamo visto tante volte nei film e documentari sulla seconda guerra mondiale. Pero adesso, negli anni 2000, questo tipo di comportamento è proprio inaccettabile e mi ha spinto a iniziare a scrivere questo libro. La motivazione è aumentata nel momento in cui vedevo tutto questo evento così inumano e grave, che senza ombra di dubbio, veniva censurato dai media italiani e da quelli europei in generale.  

    Victoria Nuland sfama i manifestanti del Maidan di Kiev nell'inverno 2014
    © AP Photo/ Andrew Kravchenko, Pool
    Victoria Nuland "sfama" i manifestanti del Maidan di Kiev nell'inverno 2014

    — Come definirebbe messaggio principale di questo volume?

    —  Volevo appunto far vedere con questo libro che quando comincia a esserci qualche censura su fatti così enormi, viene meno il concetto stesso della democrazia. Cioè se non abbiamo accesso alla verità, all'oggettività del fatto, viene a mancare la possibilità di poter decidere con esattezza quali sono le espirazioni e le pressioni alle quali sono sottoposti i nostri politici.  Praticamente al momento del voto noi non abbiamo più le informazioni su quale politica debba seguire il nostro paese. Quindi, questo libro mostra che l'Italia è adesso un paese senza sovranità perché i giornali italiani evitano di parlare di stragi come quello di 9 maggio a Mariupol, dove 20 persone sono stati uccise, oppure come quello di Odessa del 2 maggio.

    — Secondo lei perchè i media occidentali non vogliono raccontare tutta la verità su questo conflitto?

    — Perché siamo schiavizzati dagli Stati Uniti. Il nostro governo non è libero di decidere. Renzi sta sotto il diktat internazionale che lo obbliga prendere questo tipo di linea in politica estera. Lo abbiamo visto con l'introduzione delle sanzioni nei confronti della Russia a causa delle quali è stata colpita tutta l'economia italiana. Per questo l'altro messaggio molto forte di questo libro è che gli italiani hanno oggi due possibilità: di essere liberi e di continuare di essere schiavi di una dominazione straniera. Quindi, possiamo definire il mio volume come un libro sovranista.

    — Nel passato è stato nelle regioni del Sud-Est ucraino per almeno cinque volte.  È stato diverso questo viaggio da quelli precedenti? Che cosa lo ha colpito di più durante la Sua ultima missione in questa zona?

    — Sono stato sia a Donetsk che a Lugansk con una missione di solidarietà. Mi ha colpito innanzitutto come è cambiata la gente del Donbass: prima di questo golpe di Kiev loro pensavano a fare i soldi, a cercare di avere una vita serena. Durante il mio ultimo viaggio ho trovato due regioni completamente diverse — nel senso che la gente continua a lavorare ma c'è una consapevolezza politica che prima assolutamente non c'era. C'è una consapevolezza delle proprie origini perché ben parte della popolazione è di origine russa o comunque sono russofoni — ucraini che parlano russo. Un'altra cosa che io dimostro in questo libro è che non tutti gli ucraini hanno accettato il golpe di Kiev. C'è una parte consistente di ucraini, soprattutto quelli russofoni, che si sono trovati a combattere contro il regime di Kiev. Per questo ci sono tantissimi ucraini (giornalisti e avversari politici di questo regime) che spariscono, o vengono uccisi, o sono costretti a rifugiarsi in Russia.


    In questo video dall'alto Donetsk, oggi


    — Lei, come persona che ha visto questo conflitto da vicino, pensa che la risoluzione della crisi ucraina potrebbe arrivare in tempi brevi? Cosa occorrerebbe fare per raggiungere questo scopo cosi atteso dal popolo?

    —  In questo momento la situazione è stata congelata, a mio parere, per i grandi sforzi della Russia e per una certa difficoltà interna che si sta manifestando in Ucraina. Adesso l'Ucraina di Poroshenko è fortemente destabilizzata. Penso che questa guerra potrebbe concludersi con il collasso interno del governo ucraino dovuto ai conflitti fra diverse frazioni all'interno del parlamento ucraino. Oppure potrebbe avvenire uno scontro molto grande con l'obiettivo di riconquistare la terra dell'Est dell' Ucraina. Per adesso la situazione è congelata ma sono sicuro che questo conflitto non finisce qui, ci sarà una evoluzione, magari in primavera.   

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    Tags:
    Petro Poroshenko, crisi, Lugansk, Crimea, Donetsk, USA, Russia
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