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    Sanzioni di Kiev colpiscono cittadini italiani. L’Italia risponde?

    © REUTERS/ Andrew Kravchenko/Pool
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    Tatiana Santi
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    L’Ucraina bandisce per tre anni Silvio Berlusconi, reo di essersi recato in Crimea. Non è tutto, Kiev, così tanto appoggiata dall’Europa, non si ferma qui e sorprende con le sue nuove sanzioni.

    Nella nuova blacklist composta di 400 persone sono presenti non solo cittadini russi, ovviamente, ma anche esponenti politici, intellettuali e giornalisti europei. Insomma, l'Ucraina dà al mondo intero una bella lezione di democrazia. La BBC ha reagito immediatamente condannando la presenza di alcuni suoi giornalisti nella lista nera definendo questo un attacco alla libertà d'espressione.

    Alessandro Bertoldi e Silvio Berlusconi
    © Foto: fornita da Alessandro Bertoldi
    Alessandro Bertoldi e Silvio Berlusconi
    Tra le persone sanzionate ci sono anche degli italiani, anche se la stampa italiana non ne dà notizia. Quale sarà la reazione dell'Italia alle sanzioni imposte ai propri cittadini? Uno di loro è Alessandro Bertoldi, opinionista per Il Giornale e altri quotidiani, osservatore in Crimea e alle elezioni nel Donbass, membro del Consiglio Nazionale di Forza Italia. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito direttamente Alessandro Bertoldi.

    — Alessandro, sei di nuovo in una lista nera di Kiev, questa volta nella categoria "marionette politiche del Cremlino in Europa". Che ne pensi di questa tua nuova nomination?

    — Fa un po' sorridere doversi occupare di queste questioni, ma siccome se ne occupano gli organi di uno stato riconosciuto, dobbiamo occuparcene tutti. Ho già fatto il callo e l'abitudine a questo tipo di liste, poco chiare e mal organizzate. Le definizioni cambiano, ma la sostanza no: è una sorta di delegittimazione di quello che noi abbiamo detto e fatto. Tutto ciò dimostra la poca fiducia che si ha nella democrazia e nella libertà di espressione, anche dell'Occidente. Molti di questa lista sono rappresentanti di aree politiche, media, enti e aziende occidentali e dell'Unione Europea, quindi anche della Nato se vogliamo.

    Quindi vediamo quest'approccio doppiopesista: quando l'Europa e la Nato prendono delle posizioni di sostegno al governo di Kiev, c'è la gioia degli esponenti del governo ucraino, quando parti della dirigenza politica di alcuni Paesi prendono posizioni diverse, ci sono allora i più grandi sentimenti di scherno e offesa. Penso che nessuno di questi intellettuali e politici, miei colleghi sia considerabile come una marionetta o qualcosa di simile.

    — Questa volta sei stato definito una "marionetta", ma precedentemente eri già stato inserito in una blacklist di Kiev. Il motivo è che rappresenteresti una minaccia per la sicurezza dell'Ucraina. Perché secondo te sei ritenuto così pericoloso?

    — Io credo che anche le parole siano delle armi, come la storia ci insegna. Credo che questa sia la paura dovuta dalle mie azioni. Io non mi immagino a bordo di un carro armato con Gerard Depardieu, Silvio Berlusconi e Vauro! L'immagine è abbastanza folcloristica e ridicola secondo me. Io penso che chi abbia un minimo di intelligenza nel mondo non possa credere che queste persone siano veramente pericolose o filo terroriste.

    — Vediamo questa volta un attacco da parte di Kiev contro media e politici stranieri. Addirittura nella lista nera c'è anche Berlusconi messo al bando per tre anni reo di aver visitato la Crimea. Secondo te l'Europa reagirà a questi attacchi?

    Silvio Berlusconi in Crimea insieme a Vladimir Putin
    © Sputnik. Алексей Дружинин

    — Credo che non lo farà nell'immediato, ma l'Europa e il mondo cosiddetto Occidentale cambieranno le loro posizioni nei confronti della Russia e quindi anche della crisi ucraina. L'estremizzazione di alcuni concetti in questo periodo è inaccettabile per chi voglia mantenere una pace e un equilibrio nel mondo. Con il tempo, non so quanto, le posizioni della politica cambieranno verso una pacifica convivenza, alla Russia verrà riconosciuto di essersi comportata correttamente in conformità delle leggi internazionali.

    — La BBC ha reagito immediatamente alla presenza di alcuni suoi giornalisti nella blacklist di Kiev. Quando si trattava di raccontare la guerra nell'est ucraino però non erano così reattivi. Come spiegheresti questo paradosso?

    — La BBC come le testate più importanti in generale dovrebbero fare una seria riflessione, perché danno una grande importanza a conflitti che sulla scena mondiale sono poco rilevanti in termini di violenza e di morti, come quello tra Israele e Palestina. Mentre danno una pochissima rilevanza a conflitti dove ci sono 2 milioni di rifugiati, migliaia di morti, una situazione umanitaria precaria di cui si sta prendendo cura solo la Russia. Loro dovrebbero, come chiunque faccia giornalismo, raccontare la verità sempre a prescindere da quel che sono gli interessi nazionali particolari.

    Capisco il loro nervosismo, forse è un po' ritardo però. Spero che la prossima volta saranno più lungimiranti quando un Paese arriva a essere poco meno di una dittatura come il caso dell'Ucraina, dove c'è un governo che non è stato eletto, ci sono dinamiche militari incontrollate e estremismi e filo nazismi come il battaglione Azov. Forse bisognerebbe essere più attenti a 360 gradi e non schierarsi politicamente da una o dall'altra parte.

    — Al di là della politica infatti, in un'Europa così attenta ai diritti, dovrebbe far pensare l'attacco di Kiev nei confronti dei giornalisti e la libertà d'espressione, non credi?

    — Questo è gravissimo, è l'anticamera della fine della democrazia. Credo sia il passaggio fondamentale quando l'Unione Europea, ma anche gli Stati Uniti, che si sentono paladini della democrazia e della morale, devono fare un cambio di passo sulle loro politiche nei confronti della crisi ucraina. Il giornalismo non è soltanto una professione, è la garanzia che su qualsiasi territorio venga raccontata la verità o comunque ci sia la diffusione di notizie su quello che succede.

    Che l'Ucraina non voglia giornalisti stranieri è abbastanza sintomatico, significa che può controllare i giornalisti ucraini e che non vuole voci fuori dal coro. L'Ucraina vuole creare una realtà a proprio piacimento.

    — In queste liste stilate da Kiev ci sono parecchi cittadini italiani, tra i quali anche te. Secondo te l'Italia, il Ministero degli Esteri prenderanno una posizione in merito?

    — Questo non lo so. Quello che mi aspetto dalla Farnesina in particolare e da Gentiloni, che conosco come un ministro di grande qualità, è che prendano una posizione in difesa in primis dei cittadini italiani, poi anche delle figure istituzionali, politiche e del mondo del giornalismo. Sono figure che non possono essere minacciate o messe in una lista di proscrizione fatta da un Paese che dovrebbe anche essere un partner.

    Mi aspetto tutto ciò perché un Paese che non difende i propri cittadini lascia alquanto desiderare. Credo non sia accettabile che il Ministero degli Esteri si limiti ad inviare a noi che siamo in queste liste dei messaggi riservati e delle lettere, come è stato fatto nei miei confronti e dei miei colleghi. In queste lettere si consiglia di non entrare nel territorio ucraino. Quando l'Italia mi dice di fare attenzione al governo di un altro Paese, che dovrebbe essere vicino e alleato almeno sulla carta, allora c'è qualcosa che non va nelle posizioni dell'Italia. Queste posizioni vanno chiarite anche per la libertà degli italiani. 

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    Tags:
    blacklist, Lista nera, Sanzioni, Alessandro Bertoldi, Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri, Silvio Berlusconi, Donbass, Italia
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