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06:57 23 Agosto 2019
Migranti in Austria

Chiudere le porte, così si risolve l'emergenza migranti in UE

© REUTERS / Peter Bader
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Mario Sommossa
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La Costituzione italiana, articolo 10, comma 3, recita: "Lo straniero, a cui sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici".

Appellandosi a quel "…secondo le condizioni stabilite dalla legge." Alcuni "buonissimi" parlamentari cercarono, tre legislature fa, di far approvare una legge ordinaria che obbligava gli esaminatori delle Commissioni preposte a valutare i criteri di concessione dell'asilo a concederlo a chiunque si trovasse nelle condizioni di cui all'inizio del comma.  Dimenticando il vero spirito di quell'articolo costituzionale e il momento storico in cui fu redatto, se quella legge fosse stata approvata miliardi di asiatici e africani avrebbero, automaticamente, potuto godere del diritto di permanenza in Italia. Non passò solo per la testardaggine di un parlamentare "saggio" che si oppose con determinazione, facendo rinsavire i proponenti e mandando su un binario morto la proposta che era già arrivata in Aula.

Lo stesso buonismo è oggi vanto di chi continua a parlare di accoglienza "doverosa" verso tutti i profughi che, via Mediterraneo o via Balcani, mirano a stabilirsi nella nostra Europa. E' normale che i nostri sentimenti di solidarietà siano toccati dalle sofferenze di questi disgraziati che le televisioni ci propongono continuamente, ma un politico degno di questo nome deve saper guardare alle conseguenze a medio e lungo termine che questi arrivi possono significare. Chi ha responsabilità politiche non può limitarsi a seguire il proprio semplice istinto umanitario.

Solo nell'ultimo anno, coloro che hanno già varcato le nostre frontiere sono quasi 200.000 e anche se questa, oggettivamente, non è una cifra che può fare spavento, si sa che, davanti all'esodo fortunato di chi li ha preceduti, quelli che stanno accingendosi a seguirli sono altri milioni.

Non si tratta solo di siriani, già di per sé sufficientemente numerosi, occorre calcolare quanti saranno gli iracheni, gli afgani, i palestinesi, gli arabi in generale e, soprattutto, i provenienti dall'Africa sub-sahariana.  Proprio la maggior parte in arrivo da questi ultimi Paesi, è quella che riempie i vari natanti che solcano il Mediterraneo verso Spagna e Italia.  Anche loro, in moltissimi casi fuggono da conflitti locali o da piccole guerre civili meno strombazzate di quelle in Siria, Iraq e Libia (queste ultime innescate proprio da alcuni Paesi europei e dagli Stati Uniti). E' evidente che le loro motivazioni sono soprattutto di (pur legittimo) carattere economico, anche se nei loro Paesi non si può affermare che esistano tutte le condizioni di libertà, democrazia, rispetto delle minoranze, diritti civili e sessuali che vanta l'Europa.

Chi lancia alti lai contro la mancanza d solidarietà, dovrebbe spiegare non solo quanti profughi si è disposti ad accogliere in Europa, ma anche cosa si intenda farne.  Siamo davvero così "buoni" e ricchi da accoglierli tutti?  Qualcuno si è chiesto non solo quanto costi mantenerli nei campi profughi, ma anche come assicurare loro, qualora la loro domanda di asilo fosse accolta, il nostro welfare? Si crede veramente che ciascuno di loro troverà il lavoro "per pagare le nostre pensioni"?  Ci si è chiesti quale sarà l'impatto socio-culturale per le nostre società e la nostra cultura?  Numeri ridotti, tempi diluiti e non concentrazione spaziale potrebbero consentire con le popolazioni autoctone l'integrazione e un reciproco arricchimento, ma basta che manchi una di queste tre condizioni e ogni società ne sarebbe sconvolta, con i conseguenti violenti conflitti sociali.

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© Sputnik . Vitaly Podvitsky
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I tedeschi han deciso che accoglieranno solo i siriani perché "scappano dalla guerra". Di là dai possibili motivi utilitaristici, legati al tasso medio di scolarità e di reddito che fa la differenza tra siriani e, ad esempio afgani o eritrei, la giustificazione che trattasi di persone che scappano dal conflitto è puramente di comodo. Chi scappa da una guerra per mettere al sicuro la propria vita e quella dei propri familiari si rifugia solitamente nel più sicuro tra i Paesi vicini in attesa che, finito il conflitto, ci siano le condizioni per rientrare sulla propria terra. Così, infatti, fu per coloro che han trovato scampo in Giordania, Libano, Turchia o in Pakistan o Iran. Chi vuole invece venire in Europa e pretenderebbe addirittura di scegliere in quale dei Paesi stabilirsi è un ben altro tipo di migrante: il migrante economico. E ciò qualunque sia la sua provenienza.

Suona particolarmente stonato sentire il governo di Berlino accusare i Paesi dell'est europeo di non rispettare la collegialità perché si rifiutano di ospitare una quota obbligatoria di migranti.  Forse che la signora Merkel e soci hanno concordato con le altre capitali, o almeno con Bruxelles, la loro scelta di accogliere solo dei siriani?

Chi

critica Budapest per il suo tentativo di fermare l'esodo ai confini e per aver trattenuto nella stazione qualche migliaio di profughi dimentica che l'Ungheria, assieme all'Italia e alla Spagna, rappresenta una frontiera esterna all'Europa che e' presa d'assalto da estranei e che, oltretutto, rifiutano, nella maggior parte, di farsi identificare.  In realtà, il Primo ministro Orban sta solo proteggendo il suo popolo e applicando la Convenzione di Dublino. Questa, firmata da tutti i Paesi europei, impone che un extracomunitario, qualunque sia la sua nazionalità, sia identificato e registrato nel Paese di primo arrivo e che ivi debba presentare l'eventuale richiesta di asilo.  L'analisi di queste domande richiede spesso tempi lunghi durante i quali il richiedente, fornito di vitto, alloggio e, frequentemente, di un piccolo argent de poche, mantiene la possibilità di movimento all'interno di quel Paese, ma senza aver diritto a una regolare occupazione.  Suona anche ipocrita la dichiarazione, sempre in arrivo dalla Germania, che tutti i non siriani sarebbero rimpatriati. Per quelli che arrivano senza documenti o con documenti falsi, l'accertamento della nazionalità è così complicato da richiedere anni, durante i quali i soggetti interessati, non potendo essere carcerati, faranno perdere le loro tracce entrando in clandestinità. Anche quando si dovesse identificare il Paese di origine, con moltissimi di loro non esiste alcun accordo e, quindi,  il rimpatrio diventa in sostanza impossibile.

Che fare dunque?

Innanzitutto cercare in tutti i modi di fermare le guerre vicine. Poi, con fermezza, diffondere in tutti i Paesi potenzialmente coinvolti, l'informazione che l'Europa non accoglierà più nessuno, salvo rare eccezioni valutate da appositi uffici al di fuori dei nostri confini. Contemporaneamente, occorre decidere, a livello ONU, di creare in tutti i Paesi confinanti con zone di guerra o di forte crisi alcuni uffici internazionali con esperti giuristi di varie nazionalità. Costoro dovrebbero anche raccogliere le disponibilità all'accoglienza (e le caratteristiche richieste) dei vari Stati membri. Infine, è necessario che, sempre a livello ONU, si stanzino fondi e strutture adeguate nei Paesi confinanti, affinché i profughi possano rimanervi in piena dignità anche per lungo tempo, garantendo loro tutte le primarie esigenze alimentari, sanitarie e scolastiche per i loro bambini.  Se così non si farà, si inventino pure altre soluzioni, ma le migrazioni incontrollabili vanno fermate, altrimenti gli attuali governanti europei diventeranno i responsabili, di fronte alla storia, del collasso del nostro Continente.

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Tags:
Immigrazione clandestina, Austria, Germania, Italia
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