04:10 22 Aprile 2019
Aula della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo

Unioni omosessuali: sentenza Corte di Strasburgo viola la sovranità dei singoli stati

© Foto: Wikipedia
Opinioni
URL abbreviato
Marina Tantushyan
285

La Corte Europea dei diritti umani (Cedu) di Strasburgo ha condannato l’Italia per la violazione dell’Articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Il verdetto è arrivato dopo il ricorso di tre coppie omossessuali che da anni vivono insieme in una relazione stabile e che avevano inutilmente richiesto ai loro comuni le autorizzazioni per potersi sposare.

Massimo Introvigne, noto sociologo torinese presidente nazionale del Comitato" Sì alla famiglia" ha espresso a Sputnik-Italia la sua posizione sulla decisione dei giudici di Strasburgo.

 La Corte Europea dei diritti umani è impegnata da anni nella tutela dei  diritti fondamentali dei conviventi dello stesso sesso. In Italia, dove la famiglia tradizionale ha ancora un valore importante, esiste, a Suo avviso, un altro, meno doloroso modo per riconoscere le unioni gay?

— Per riconoscere questi diritti ci sono diverse formule. Non è assolutamente necessaria la formula espressa nella proposta legge della senatrice Cirinnà sulle unioni civili. Ci sono delle soluzioni molto più semplici che però riconoscono i diritti fondamentali — il diritto alla visita in carcere, il diritto alla visita in ospedale. Sono inclusi nella proposta alterativa che è stata presentata dal senatore Sacconi e dal deputato Pagano fatta sulla base di uno studio realizzato dal comitato "Si alla famiglia", di cui sono Presidente. Quindi, anzitutto la prima cosa da valutare è la portata della sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo che impone di riconoscere diritti e doveri fondamentali che derivano dalle convivenze, ma non impone delle formule (come è stato fatto nella proposta Cirinnà) simili al matrimonio, come quella di unioni civili, e non impone le adozioni dei bambini.

 Secondo i giudici della corte europea, la maggioranza degli italiani è d'accordo con il riconoscimento legale delle coppie omosessuali. Sembra una stima poco affidabile per un paese dov' è ancora la forte presenza della Chiesa cattolica. Cosa ne pensa Lei? 

— Indubbiamente la sentenza della corte europea è discutibile da molti punti di vista. Tra l'altro, la sentenza della corte di Strasburgo è aberrante perché' invade quelle che, a mio avviso, sono le competenze dei singoli stati e dei singoli parlamenti.  Per quanto riguardano i dati di fatto sono state fatte esclusivamente informazioni che vengono dalle associazioni LGBT. Un esempio, forse anche un po' ridicolo, nell'osservazione di una di queste associazioni, secondo cui nella sola Italia centrale esistono un milione di omosessuali.

Da sociologo posso dire che contare le persone omosessuali è uno degli esercizi più difficili che esista. Sono affermazioni che andrebbero sempre fatte con molte sfumature e cautele. Lo stesso vale per i sondaggi. Sono state fate diecine di sondaggi in Italia. Uno, per esempio, è stato realizzato dal giornale "Il Mattino" di Napoli. Gli italiani sono in maggioranza contrari al matrimonio omosessuale, sono contrarissimi (85%) alle adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali e sono invece favorevoli al riconoscimento di diritti delle coppie gay.  Però bisogna non fermarsi qui e porre poi la domanda: quali diritti gli italiani vorrebbero vedere riconosciuti alle coppie omosessuali? Qui si vede che c'è una grande maggioranza a favore del diritto di assistenza nell'ospedale e del diritto di visita in carcere, c'è invece una debole maggioranza per i diritti che riguardano le abitazioni. E per quanto riguarda la questione della riversibilità della pensione, la maggioranza degli italiani è contraria, cosi come in modo molto netto è contraria alle adozioni.

Quindi se si chiede agli italiani se vogliono un riconoscimento delle coppie omosessuali, rispondono di si. Però questa domanda non è sufficiente — dobbiamo chiederci quali contenuti dovrebbe avere questo riconoscimento.

— La Corte sottolinea, che tra i Paesi membri del Consiglio d'Europa c'è la tendenza a riconoscere i matrimoni omosessuali, con 24 su 47 stati ad aver già detto sì. Per adesso in Italia non c'è una legge che riconosca le unioni dello stesso sesso. Quali conseguenze potrebbe avere in pratica questa decisione  sulla attuale legislazione italiana?

— L'Italia non è costretta a nulla perché le decisioni della corte europea dei diritti dell'uomo non sono direttamente applicabili e l'Italia semplicemente rischia una multa, nel caso non si conformi a questa decisione.  Ricordo anche che si tratta comunque di una decisione di primo grado e ancora suscettibile di appello. Nel passato abbiamo già visto molto sentenze della corte di Strasburgo rovesciate dall'appello.  Per il momento la decisione non è definitiva e, quindi, non è vincolante.

Detto questo, l'Italia è tenuta ad adottare una normativa che tuteli in modo chiaro i diritti e doveri che derivano dal fatto della convivenza omosessuale. La stessa corte costituzionale italiana ha già detto qualcosa di simile. Però è una mistificazione, un inganno e una manovra politica dire che l'Italia è obbligata ad adottare la legge Cirinnà. Perché esistono altre alternative. A mio avviso, se l'Italia intende conformarsi a questa sentenza, che non è definitiva, la proposta Sacconi-Pagano sui diritti di convivenza è sufficiente perché introduce una semplice disciplina delle convivenze anche per gli omosessuali. E' vero che circa metà degli stati europei riconosce le convivenze omosessuali ma anche vero che l'atra metà non le riconosce. 

Tags:
diritti, unioni omosessuali, Corte Europea dei diritti umani, Massimo Introvigne, Strasburgo
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik