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    I terroristi dello Stato Islamico

    ISIS divide sempre di più la Turchia

    © AP Photo/ Seivan Selim
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    Tural Kerimov
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    Nei giorni scorsi la Turchia si è scontrata con una nuova realtà.

    Nel corso degli anni precedenti Ankara eseguiva il compito assegnatole dall'Occidente, che consisteva nel far transitare i mercenari e i volontari per le forze antigovernative in Siria. Di conseguenza quelli che arrivavano in Siria con il "pretesto" di sostenere l'opposizione locale hanno creato la più potente organizzazione terroristica del mondo.

    Col passare del tempo alle autorità turche è diventato sempre più difficile capire chi fosse arrivato come volontario per l'opposizione e chi terrorista. Ora succede quello che gli esperti locali chiamano "pakistanizzazione", ovvero fornendo servizi di trasporto, logistici ed altro tipo di sostegno ai combattenti, il Paese di transito si è imbattuto in una situazione in cui gli stessi mercenari sono diventati una minaccia per sè. La situazione è complicata dall'incertezza nella politica interna, dal momento che da un mese e mezzo in Turchia non si è riusciti a formare un nuovo governo. Questo fatto complica notevolmente l'adozione di eventuali decisioni importanti.

    Combattenti dell'ISIS
    © REUTERS/ Stringer
    Combattenti dell'ISIS

    Le forze di sicurezza stanno cercando di attuare misure di prevenzione, tuttavia il numero di stranieri che sono arrivati nel Paese a seguito della situazione in Siria ha superato la cifra di diversi milioni di persone. Tutto questo rende difficile l'identificazione e la ricerca di potenziali terroristi.

    Dopo l'attentato terroristico a Suruc e i bombardamenti al confine, la Turchia ha perso definitivamente "l'immunità" da coloro che vedevano in lei un riparo sicuro.

    Negli ultimi mesi all'interno del Paese si levano sempre più le voci di coloro che esortano a collaborare con il governo siriano e ad intraprendere sforzi congiunti per combattere tutte le organizzazioni terroristiche che si trovano ora in Siria. E' interessante notare che la maggior parte di questi appelli partono dalle labbra di comandanti di alto rango in congedo delle forze armate turche.

    Il governo turco ha già dichiarato che adotterà tutte le misure necessarie per impedire il transito attraverso il territorio nazionale di tutti i potenziali combattenti. Ovviamente la mancanza di una politica trasparente ed univoca sulla risoluzione della crisi siriana, sia da parte della Turchia sia dai suoi alleati, che in molti casi perseguono obbiettivi diversi, renderà molto difficile prendere misure efficaci.

    Ankara ha dato il via a una serie di raid aerei contro postazioni di gruppi jihadisti in Siria.
    © AFP 2017/
    Ankara ha dato il via a una serie di raid aerei contro postazioni di gruppi jihadisti in Siria.

    Sullo sfondo dell'aggravamento della crisi in atto nel Paese vicino e del flusso incontrollato di profughi e militanti, si osserva una radicalizzazione dei diversi strati della società turca. Così la gente che nutre simpatie per ISIS e per altri gruppi radicali diventa sempre più numerosa. Questa tesi trova conferma nell'operazione di polizia su larga scala condotta in tutto il Paese la scorsa notte, in cui hanno partecipato circa 7mila uomini delle forze di sicurezza, che ha portato all'arresto di 200 cittadini turchi e 50 persone di altri Paesi.

    La comunità di esperti del Paese concorda sempre più nella tesi secondo cui la crisi siriana e la minaccia di ISIS si sono trasformati per la Turchia da problemi regionali ad  interni.

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    lotta contro il terrorismo, terrorismo, ISIS, Turchia
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