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    Alexis Tsipras alla riunione Eurorguppo

    A Bruxelles cadono le maschere

    © AP Photo/ Geert Vanden Wijngaert
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    Giuseppe Masala
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    Il negoziato svoltosi a Bruxelles questa notte può essere definito, a buon diritto, come il più difficile e il più drammatico della storia europea.

    La Germania e i suoi alleati nordici (Olanda, Slovacchia, Paesi baltici e Finlandia) hanno imposto delle condizioni talmente forti per riaprire le trattative per un terzo bail-out della Grecia che gli osservatori non hanno esitato a definirle così umilianti da poter essere definite provocatorie e con il fine ultimo di costringere la Grecia ad abbandonare le trattative e in definitiva abbandonare l'area euro. Tra le condizioni peggiori, possono essere ricordate il ritorno dell'odiatissima Trojka ad Atene per controllare l'attività governativa, la richiesta di approvare entro mercoledì una riforma fiscale con inasprimento dell'IVA, una riforma previdenziale con innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni e perfino l'approvazione di un nuovo codice di procedura civile. Inoltre — umiliazione delle umiliazioni — viene istituito un fondo dove lo stato greco sarà obbligato a conferire 50 miliardi di assets pubblici a garanzia dei nuovi prestiti. Dopo infinite trattative, su questo ultimo punto, la Grecia ha evitato che il fondo avesse residenza in Lussemburgo, riuscendo a ottenere che rimanesse sotto giurisdizione ellenica.

    Un uomo, un pensionato greco, piange disperato seduto per terra fuori da una banca di Salonicco.
    Un uomo, un pensionato greco, piange disperato seduto per terra fuori da una banca di Salonicco.

    La prima cosa che viene in mente guardando a questo compromesso è che in Europa è stato sancito un principio fondamentale: la parola del creditore vale infinitamente di più del voto degli elettori. In altri termini, il referendum greco di appena una settimana fa non ha contato nulla rispetto alla volontà dei creditori, con buona pace dei tanto sbandierati principi di democrazia che dovrebbero permeare tutte le istituzioni europee.

    Pericolo scampato? Direi di no. Le condizioni ultimative approvate questa notte devono essere soddisfatte dal Parlamento greco entro mercoledì. E' tutto da verificare, a tale proposito, se Tsipras riuscirà ad avere una maggioranza che approvi queste misure. Sicuramente Syriza è spaccata e molti parlamentari non voteranno a favore di questo compromesso. Allo stesso tempo è da verificare che il soccorso che senz'altro arriverà dall'opposizione di centro destra sia sufficiente. Sicuramente una crisi di governo è dietro l'angolo.

    Inoltre rimane del tutto aperto il problema del sistema bancario. Questo pomeriggio la BCE ha lasciato invariato il tetto delle linee emergenziali di credito (ELA) a 89 miliardi. Sfortunatamente questa cifra è già praticamente raggiunta. Dunque, il sistema bancario rimarrà chiuso ancora per qualche giorno, nella migliore delle ipotesi. Questo vuol dire che l'attività economica della nazione rimarrà congelata con ulteriori danni ai "fondamentali" quali il Prodotto Interno Lordo e l'occupazione.

    In definitiva il problema Grecia ci accompagnerà ancora a lungo e non sono da escludere minimamente colpi di scena. 

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    Tags:
    BCE, Unione Europea, sistema bancario, Economia, Accordo sulla Grecia, Eurogruppo, Grecia
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