20:30 08 Dicembre 2019
Una donna musulmana

Oltre il terrorismo, c’è ancora un Islam laico

© REUTERS / Jim Bourg
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La maggioranza degli Stati arabi considera l’Islam religione di stato e punisce, a volte anche con pene severe, chi, in modo manifesto, viola i precetti religiosi o critica la dottrina ufficiale.

Ciò nonostante, in un Paese notoriamente integralista come l'Arabia Saudita, un sondaggio di Gallup International, svolto con la garanzia dell'anonimato agli intervistati, ha accertato che il 5% dei ventinove milioni che abitano il Regno, si dichiara "ateo convinto" e ben il 19% si ritiene "non religioso". In Italia la stessa indagine ha ottenuto un'identica risposta solo nel 15% della popolazione.

Margot Wallström
© AP Photo / TT News Agency/Henrik Montgomery

Noi, europei e occidentali in genere, siamo abituati a pensare che gli arabi e i musulmani siano nel loro complesso così diffusamente e profondamente religiosi da albergare tra loro un numero crescente di fanatici, magari potenziali terroristi. Chi viaggia nel mondo arabo costata invece le grandi diversità tra un Paese e l'altro e vede come siano variegate e contraddittorie anche le loro società.

Fino a pochi anni orsono, in tutti i Paesi musulmani era in atto una strisciante laicizzazione della società, molto simile, anche se meno sviluppata, di quella in corso da noi. In molti di queste realtà si produce e si vende vino, anche se il suo consumo è ufficialmente "haram" (proibito). In Marocco, fino a poco tempo fa l'alcool era venduto nella catena di supermercati di proprietà di re Mohammed VI che pure tra i suoi titoli vanta quello di Comandante dei credenti. La rivista americana "The New Republic" (da cui ricavo questi dati) cita un recente intervento di un parlamentare kuwaitiano che critica il divieto in vigore dal 1964 di consumare bevande alcoliche perché ciò spingerebbe i giovani a bere bevande distillate clandestinamente e quindi più pericolose.  Anche in Stati ritenuti integralisti, come l'Iran e l'Arabia Saudita, chi li frequenta sa che, in privato e nei circoli alti e medio — alti della società, l'alcool ha un suo mercato nero e viene comunemente consumato. In Iran le contraddizioni sono ancora maggiori: essendo formalmente proibita la prostituzione ma non la poligamia, esiste la possibilità giuridica del "matrimonio a tempo". Ci si sposa davanti ad un Imam con una donna frutto di un incontro più o meno occasionale, purché essa non sia già sposata e, davanti allo stesso Imam, si divorzia dopo aver consumato l'atto. L'importante in quasi tutti i Paesi Arabi è il salvare le apparenze. E' la stessa cosa che succede da noi: che si sia profondamente credenti, che si abbiano dubbi o che ci si ritenga agnostici, è uso che quasi tutti facciano battezzare i figli e si rechino alla messa almeno qualche volta l'anno. Poi, nel privato, si fa ciò che si vuole.

Un matrimonio in Kazakistan
© Foto : Wikipedia
Un matrimonio in Kazakistan

Un'altra cosa in comune sta nel disorientamento dei valori una volta comuni. In un mondo povero di certezze sono molti quelli che le cercano, per la loro tranquillità spirituale, nelle tradizioni e nelle abitudini consolidate dando quindi nuovo fiato, anche se superficiale, a una religione che sempre di più aveva perduto la sua ragion d'essere sociale. Non è per azzardo che siano nati i cosiddetti "atei devoti" alla Giuliano Ferrara o alla Marcello Pera. Costoro sono indubitabilmente atei, ma pensano che la religione sia un fattore identitario indispensabile a una società (Leo Strauss lo insegnava).

Nei Paesi Arabi è stato proprio la laicizzazione inesorabile della società e il conseguente indebolirsi dei valori tradizionali a spingere delle minoranze (che tali comunque sono e resteranno) a reagire, anche con metodi violenti, contro le trasformazioni in atto. Inoltre, in alcuni posti, come l'Arabia Saudita, il potere politico, attraverso un patto implicito con i clericali, si è sempre fortemente identificato con la religione islamica nella sua versione Salafita /wahabita e la laicizzazione mette a rischio la tenuta stessa del potere politico poiché i due, Stato e religione, si reggono l'uno sull'altro. Abbandonare le pratiche religiose o mostrarvi disinteresse diventa un atto politico rivoluzionario e pericoloso per lo status-quo. Da qui i finanziamenti alle scuole coraniche anche fuori dalla penisola. Non è un caso che, chi tra gli studenti ci crede davvero, possa poi diventare un militante dei terroristi. D'altra parte, molti dei nostri brigatisti rossi non avevano forse compiuto i loro studi in scuole cattoliche? Nella quantità c'e' sempre qualche potenziale fanatico che diventa più realista del re.

Ragazze di Grozny
© Sputnik . Ramil Sitdikov
Ragazze di Grozny

Durante il dissolvimento di vecchi valori e la creazione di nuovi, l'identità collettiva e quella individuale sono scombussolate e la ricerca di una sicura identità può richiedere molto tempo e passare attraverso confusione, insicurezza e trambusti sociali. Purtroppo, o per fortuna, la nuova consapevolezza di sé si realizza in un rapporto dialettico tra come noi stessi ci percepiamo e come gli altri percepiscono noi. Quest'ultimo aspetto è particolarmente importante perché quando ci accorgiamo di essere percepiti in un certo modo, tendiamo anche noi, in maniera inconscia, a vederci come gli altri ci definiscono.

 E' proprio questo meccanismo che bisogna tenere ben presente. Se noi definiamo le società islamiche come monolitiche e integraliste, spingiamo inconsapevolmente tutte le loro componenti a considerare questo aspetto come facente parte della loro identità. In altre parole se noi li definiamo "fanatici", spingiamo almeno alcuni di loro a percepire se stessi proprio in quel modo.

E questo è l'errore più grande che potremmo fare: negare o misconoscere i movimenti interni alle società arabe. Non considerare in chiave storica ed evoluzionistica il loro cammino verso la laicità, oltre ad essere un errore di analisi, diventa un grave errore politico, gravido di conseguenze negative per la convivenza e, ahimè!, per la nostra stessa sicurezza.

Intellettuali occidentali alla Oriana Fallaci (e più recentemente perfino Vittorio Feltri) predicano una visione dell'Islam assolutamente lontana dalla realtà e considerano gli arabi non come cittadini di una qualche nazione ma soltanto come seguaci dell'islam.  Fanno allora di ogni erba un fascio, mischiando fanatici con moderati, con agnostici e con indifferenti e, in questo modo, contribuiscono a rallentare il cammino delle società arabe verso una visione laica.

Anche l'enfasi messa sull'avere noi, radici e identità "cristiane", oltre a misconoscere tutte le nostre altre influenze storico-culturali (greche, romane, illuministe ecc.), costringe anche gli appartenenti ad altre religioni a percepirsi sempre più in base al loro credo originario. Senza contare che una guerra tra diverse religioni è proprio l'obiettivo dei terroristi e la base del loro richiamo identitario.

Ciò che l'occidente, al contrario, dovrebbe fare, è proprio enfatizzare il processo storico che ci ha portati a considerare stato e religione come due entità distinte e indipendenti l'una dall'altra. E' solo questo il messaggio vincente che può aiutare le società dei Paesi arabi a uscire dalla trappola del confessionalismo, troppo spesso, per alcuni, propedeutico all'integralismo e, quindi, al fanatismo.

Comunque sia, il cammino delle società arabe verso la netta distinzione tra Chiesa e Stato è una tendenza storica ineluttabile e alcuni stati l'hanno gia' formalmente intrapresa. Tocca a noi non assumere atteggiamenti che finiscano col rallentarla, ritardandola magari di decenni.

Evgeny Primakov
© Sputnik . Aleksey Nikolskyi
Evgeny Primakov

P.S. Uno straordinario uomo politico scomparso pochi giorni fa, che ebbi l'onore di incontrare, Evgenij Primakov, conosceva molto bene il mondo arabo (e islamico in generale) e mai avrebbe fatto l'errore di criminalizzare l'islam come fosse una massa indistinta e senza fermenti interni. Ed è proprio valorizzando quei fermenti che costruì i suoi intensi rapporti politici e personali. Sono certo che queste riflessioni sarebbero state da lui condivise.    

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
religione, Società, islam
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