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06:25 24 Luglio 2019
Primo ministro di Repubblica Italiana Matteo Renzi , Dicembre  2014.

Riforme di Renzi: criticate a destra e a sinistra

© REUTERS / Alessandro Bianchi
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Tatiana Santi
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Sono alle porte le elezioni regionali. Il 31 maggio si andrà al voto in 7 regioni italiane: Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Puglia e Umbria. Non si tratta di un voto nazionale, ma la partita in gioco è di un’importanza rilevante.

Le regionali sono anche un'occasione, se vogliamo, per ripensare a che cosa siano la sinistra e la destra, soprattutto oggi quando in politica tutto si è mischiato. Attendendo le elezioni, fermiamoci un attimo sulle riforme di Renzi, criticate a destra e a sinistra. Sputnik Italia ha raggiunto l'Onorevole Arturo Scotto, capogruppo di Sel alla Camera, per una riflessione sulle riforme renziane e le sanzioni antirusse.

- Onorevole Scotto, che cosa non torna nelle così contestate riforme di Renzi? Per esempio qual è la vostra posizione sulla "Buona scuola"?

- Sulla "buona scuola" Renzi ha scelto di utilizzare il registro della destra, mettendo in campo una riforma in continuità con l'impianto della Gelmini e della Moratti, che verticalizza il potere nelle mani dei presidi. I presidi avranno il potere di scegliere, selezionare, promuovere e rimuovere gli insegnanti, mettendo in discussione il principio sacro santo dell'articolo 33 sulla libertà di insegnamento: "l'arte, la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento", così recita la nostra Costituzione. Allo stesso tempo c'è una politica che va ad avvantaggiare le scuole paritarie attraverso una sostanziosa detrazione fiscale per chi decide di optare per la scuola privata, anziché per quella pubblica.

- Il vostro partito che cosa propone per la scuola?

- Noi siamo convinti che l'Italia debba andare verso l'Europa e investire di più in scuola, ricerca e università. Noi siamo intorno alla media del 3% del PIL. Mentre invece la Francia, la Germania spendono oltre il 6% del PIL. Un Paese diventa innovativo e anche competitivo sulla scena globale se investe sul futuro dei propri giovani. Noi siamo di fronte ad un ripiegamento, alla riduzione della scuola pubblica in un'azienda. Bisogna rilanciare la scuola pubblica e le materie decisive per la formazione dei giovani, mettere in campo un processo realmente democratico.

Per #Renzi sport quotidiano e' attaccare la #sinistra che lo fa perdere. Confermo: #Sel combatte da sempre politiche di destra. Cioè le sue.

Posted by Arturo Scotto on Lunedì 25 maggio 2015

Passiamo dalla scuola al lavoro. Il livello della disoccupazione giovanile in Italia è allarmante. Secondo lei come si possono formare nuovi posti di lavoro?

Intanto noi siamo un Paese che ha abbandonato qualsiasi idea di politica industriale. Abbiamo appaltato pezzi di industria all'estero, abbiamo visto lo scandalo della Whirlpool, dove il presidente del Consiglio aveva detto non più tardi di 6 mesi fa che l'accordo con gli americani era un modello pilota per tutte le aziende italiane: non conta di chi sia l'azienda, l'importante sono i piani industriali. Abbiamo scoperto poi che c'erano 2400 esuberi. In una fabbrica come Carinaro nella provincia di Caserta, veniva chiusa l'ex Indesit con il rischio che molti lavoratori si trovino davanti all'alternativa: o non lavorare, o il reclutamento nella criminalità organizzata, cioè l'unica forza in grado di dare lavoro in quel territorio.

Ci troviamo di fronte ad una politica miope, dove non si capisce qual è la missione produttiva del nostro Paese con un 43,1% della disoccupazione giovanile e l'età pensionabile più alta d'Europa. È tutto sballato. Occorrerebbe una politica del lavoro realmente espansiva.

- Un passo avanti sarebbe quindi tornare a produrre di più?

Intanto riprendere a fare una politica industriale, capire qual è la missione produttiva del Paese. Bisogna invertire la tendenza a tagliare le spese per ricerca e innovazione, che sono decisive per il rilancio di un Paese. Bisogna evitare che i gioielli italiani vadano all'estero, o siano venduti o privatizzati in nome di politiche di austerità che non servono più.

- A proposito di economia e posti di lavoro, qual è la posizione del partito sulle sanzioni antirusse, che hanno portato danni rilevanti all'Italia?

Io credo che sia stata una scelta miope sa parte dell'Europa immaginare che si risolvesse il problema molto serio, che è il rapporto tra Russia e Ucraina, attraverso una politica delle sanzioni, la quale va superata rapidamente. Questa politica si è mostrata da un lato inefficace sul piano della deterrenza e dall'altro, ingiusta per il popolo russo, cioè quello che soffre di più.

- Il popolo italiano ne soffre di più forse. L'Italia ha subito un colpo molto duro per queste sanzioni. 

- Certo, anche perché noi andiamo a perdere moltissime risorse sul piano economico, ma il punto è la politica estera dell'Europa, che purtroppo non esiste e quando esiste non funziona. Avremmo dovuto mettere in campo un'altra operazione: promuovere un processo di neutralità dell'Ucraina nello scacchiere eurasiatico, evitare che l'Ucraina potesse apparire alla leadership russa pronta a essere sussunta nella NATO. Bisognava promuovere un processo di pacificazione reale, che rendesse questo Paese il punto di congiunzione tra Est ed Ovest.

Abbiamo scelto invece una nuova politica di guerra fredda, che rischia di non determinare nessun risultato e di allontanare sempre di più la Russia dall'Europa e produrre una stagione di deterrenza, una corsa al riarmo e la ripresa del potere degli eserciti che non fa bene a nessuno.

- SEL è quindi per l'annullamento delle sanzioni?

Renzi e Putin al Cremlino
© Sputnik . Sergey Guneev
- Noi siamo per il superamento della politica delle sanzioni, vogliamo che si avvii veramente un processo di pace, dove la responsabilità è innanzitutto della Russia, che deve in qualche modo operare in questa direzione. Ovviamente dobbiamo riuscire come Europa a svolgere una funzione positiva. Non serve a nessuno l'isolamento e l'allontanamento.

Mi auguro che la ragione ritorni in campo. Il premier Renzi è stato in Russia ed è un fatto positivo recuperare una relazione, così come è utile che Putin faccia dei passi positivi verso l'Europa. Solo con il dialogo si riparte, non con la reciproca diffidenza. 

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Tags:
Scuola, Lavoro, Riforme, Matteo Renzi, Italia
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