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    Europa. 2% del PIL in spesa militare. Obiettivo: creare un “mercato unico della difesa”

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    Margherita Furlan
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    Il 21 maggio 2015 è stata approvata dal Parlamento Europeo una risoluzione sull'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune che chiede agli Stati membri di spendere per la difesa almeno il 2% del PIL, per rafforzare la “base tecnologica e industriale della difesa europea” e creare un “mercato comune della difesa”.

    La risoluzione non ha valore legislativo ma è un importante atto d'indirizzo politico. Redatta e proposta da Arnaud Danjean, parlamentare francese del Partito Popolare, la risoluzione, votata a larga maggioranza bipartisan, parte dal presupposto che la guerra civile in Ucraina e i conflitti nel Nord Africa e in Medio Oriente "rappresentino sfide dirette alla sicurezza dell'Unione" e chiede l'intervento sotto l'ombrello della NATO.

    Secondo l'europarlamentare Dario Tamburrano, eletto a Bruxelles un anno fa nelle file del MoVImento 5 Stelle, intervistato da Sputnik Italia, "la creazione del mercato comune della difesa e l'aumento delle spese militari, oltre ad essere un serio pericolo per la pace, costituiscono un tentativo tossico di rialzare il PIL dei paesi membri dell'Unione Europea. La via d'uscita dall'attuale crisi economica, infatti, viene individuata nel rafforzamento dell'industria bellica che vive e macina profitti grazie alle commesse statali. Questa politica è una minaccia alla prosperità collettiva ancor più grave e più potente dei tagli ai servizi e dell'austerity".

    Insieme alla nuova strategia di difesa dell'UE, giovedì scorso, l'Europarlamento ha approvato anche le linee guida per finanziarla. La risoluzione sul finanziamento della politica di sicurezza e di difesa comune, passata anch'essa a larga maggioranza, porta le firme del parlamentare slovacco, Eduard Kukan, membro del Partito Popolare, e dell'estone Indrek Tarand, del Gruppo Verde. Nella risoluzione viene chiesta l'istituzione di un fondo per le operazioni militari, invocando il finanziamento della "base industriale e tecnologica" della difesa europea attraverso il bilancio UE e l'estensione del meccanismo Athena, che riguarda il finanziamento delle missioni militari dell'UE. La risoluzione, inoltre, si schiera a favore dell'impiego dei "gruppi tattici" nelle missioni di pace dell'Unione.

    - Dario Tamburrano, come ha votato il MoVimento 5 Stelle queste risoluzioni riguardanti la spesa militare dell'Europa?

    - Noi del M5S abbiamo ovviamente votato contro e riteniamo inaccettabile che l'Europa si allontani dai suoi valori fondanti. Destinare alla spesa militare il 2% del PIL è una minaccia per la pace e significa sottrarre altro denaro ai cittadini stremati dall'austerity. Con questo voto si aggrava il delirio dell'Europarlamento, che ora chiede addirittura il riarmo bellico. L'UE dovrebbe urgentemente realizzare che la muscolarità e le armi sono inutili e, ancor di più, dannose nella gestione dei conflitti, la cui soluzione duratura è possibile solo attraverso un approccio rigorosamente pacifico e multilaterale. L'Europa dovrebbe tornare alla vocazione pacifica che l'ha contrassegnata dopo gli orrori delle due guerre mondiali e dopo l'impegno a non ripetere gli errori del passato. Ora, l'Europa sta gettando via le lezioni che avrebbe dovuto imparare in un secolo di storia. Giusto cento anni fa — il 24 maggio 1915 — l'Italia entrava nella Prima Guerra Mondiale, che iniziata nell'estate 1914: questa operazione di macelleria ha partorito i semi del secondo, più grave conflitto scoppiato meno di un quarto di secolo più tardi. La storia è maestra, si dice: ma, una volta di più, non ha scolari.

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    Tags:
    NATO, UE, Italia
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