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06:34 23 Agosto 2019
Durante la visita  a Washington Matteo Renzi ha espresso una grandeur che non abbiamo

Il compito di Renzi non è fare riforme giuste

© AP Photo / Ivan Sekretarev
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Tatiana Santi
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Un premier tuttofare che a colpi di tweet cambia l’Italia. Molti si chiedono però se tra tutte queste riforme Renzi ne faccia almeno una giusta. All’ordine del giorno la questione delle pensioni, ma anche il Jobs Act e la “buona scuola” sono al centro di accesi dibattiti. A quali interessi risponde Matteo Renzi?

 "Il compito di Renzi non è fare riforme giuste, Renzi ha il compito di raschiare il fondo del barile italiano per placare i suoi mandanti, che non sono stati gli italiani". Sono le parole di Alberto Bagnai, professore associato di politica economica dell'Università d'Annunzio di Pescara, che ha gentilmente rilasciato un'intervista a Sputnik Italia.

- Renzi vorrebbe rateizzare i soldi da ridare ai pensionati. Non c'è il rischio che la prima tranche sia anche l'ultima?

Matteo Renzi
© Sputnik . Sergey Guneev
Matteo Renzi
- Il rischio c'è. Esiste anche l'effetto "annuncio elettorale". Tutto questo fa parte dell'infinita serie di aneddoti. Quando guardiamo l'economia, che è un albero, non dovremmo attaccarci le foglie sugli occhi. Dovremmo capire quello che sta realmente succedendo. Partirei da un presupposto: qualsiasi sistema pensionistico è sostenibile se c'è la crescita.

Il governo, il quale ci ha imposto la riforma delle pensioni dicendo di voler risparmiare, in realtà è lo stesso governo, quello di Monti, che con le sue politiche di austerità ha distrutto la crescita. Questa è una contraddizione fondamentale: il governo, il quale dice che il sistema pensionistico è insostenibile, pone le basi perché sia ancora meno sostenibile. È un governo di pazzi? Secondo me no. Una logica in questo tipo di scelta c'è, ma non va negli interessi dei pensionati né negli interessi del Paese. I governi Monti, Letta, Renzi avevano un preciso obiettivo: aiutare i grandi creditori del nord a risolvere i propri problemi. I pensionati subiscono un enorme danno, ma hanno il diritto di sapere il perché e il dovere di informarsi.

Una delle tante riforme contestate di Renzi è il Jobs Act. Secondo lei è una riforma che sta portando risultati, ovvero sia i giovani potranno trovare lavoro più facilmente?

- Il problema dei governi Monti, Letta e Renzi è quello di sferrare un attacco definitivo al modello molto imperfetto socialdemocratico sul quale si era articolata l'economia italiana per adeguare la nostra costituzione economica al modello statunitense. È un modello dove fondamentalmente vengono ridotti tutti i diritti e le garanzie, perché tutta la componente previdenziale e la gestione del risparmio viene affidata al settore privato. La flessibilità del lavoro è un pezzo di questo discorso e serve ad attribuire ai datori di lavoro un potere di ricatto, che consente di comprimere le retribuzioni. Il reddito viene distorto a danno del lavoro dipendente e si amplia la necessità di ricorrere al sistema del credito. Il capitalismo funziona se uno compra, come si fa a comprare se non si hanno i soldi? Si fanno i debiti. Sull'industria dei debiti prospera la finanza in un modo sbilanciato.

- In sostanza capiamo che con il Jobs Act di lavoro in più non ce n'è.

- Il governo Renzi ha fatto tanta propaganda mostrando dei dati, quando in realtà si trattava di una trasformazione di contratti atipici in nuovi contratti a tempo indeterminato, dove la facilità di licenziamento è tale, che il "tempo indeterminato" è una finzione.

Questa riforma non è fatta per creare lavoro. Tutte le riforme da Monti in poi sono fatte per creare disoccupazione, perché favorisce il processo di svalutazione interna: compressione dei salari, compressione dei prezzi. Lo squilibrio che ha originato la crisi non è di finanza pubblica, ma di conti esteri. Il problema non sono i debiti che lo Stato ha con i suoi cittadini, ma i debiti che imprese e famiglie hanno verso il resto del mondo. Siamo in un'immensa crisi di debito privato.

- Secondo lei le iniziative della Lega e i 5 Stelle, parliamo della Flat tax e il reddito di cittadinanza,  sono realizzabili?

La Lega non so più se stia parlando di Flat tax perché ultimamente parla solo di barconi e immigrati, perché Matteo Salvini ha dai suoi consiglieri ricevuto evidentemente l'input che con il tema immigrazione e la "caccia al diverso" si può raccogliere consenso. La Lega non sta più parlando di economia. Si è sollevato più volte il tema della Flat Tax, ma sinceramene non ne vedo l'interesse e l'utilità.

Il tema del reddito di cittadinanza è estremamente demagogico. La trasformazione della società italiana in una di tipo americano passa per l'abolizione della costituzione. La nostra costituzione attribuisce il diritto al lavoro, non al reddito; stabilisce che il lavoro deve essere remunerato in modo da garantire un'esistenza libera e dignitosa. Le mance le davano gli imperatori romani per tenere buono il popolo. Il reddito di cittadinanza non si può neanche definire fascista, fascista forse solo nel senso della magistratura dell'impero romano, intendo i littori con il fascio. Significa tornare indietro di 2000 anni come modello sociale. Un'operazione demagogica e squallida dal punto di vista politico. I 5 stelle hanno con una mossa di marketing molto abile acquisito quella che un economista aziendale chiamerebbe la brand leadership nella critica all'Europa. In realtà non fanno altro che fare proposte politiche demagogiche.

Sarebbe ora di tornare a riflettere sulle costituzioni che sono nate dopo la Seconda guerra mondiale e tornare a metterle in pratica. Un'economia, in altre parole, fondata sui debiti come quella di orientamento statunitense ultraliberista non può funzionare. Bisogna tornare a delle economie di orientamento social democratico, dove la forza trainante del sistema è data dalla domanda interna e dai salari.

Per concludere in bellezza, torniamo a Renzi. A suo avviso tra tutte queste riforme ne fa almeno una giusta?

- Il compito di Renzi non è fare riforme giuste, Renzi ha il compito di raschiare il fondo del barile italiano per placare i suoi mandanti, che non sono stati gli italiani. Renzi in questo momento appoggia il suo consenso politico su dei fattori meramente estetici, sul fatto di essere giovane e di avere un'immagine vincente, per chi vuole vederla così. È marketing politico anche sul fatto di avere avuto un 40% del tutto fittizio alle elezioni europee, che ora molto verosimilmente si sbriciolerà alle elezioni regionali. Quali siano gli interessi che Renzi difende lo si vede da altre riforme.  Per esempio nel sistema bancario: Renzi ha reso tutta una serie di istituti bancari italiani acquistabili da grandi banche internazionali. Lo vediamo dal suo atteggiamento con il quale ha favorito aziende multinazionali come la Whirlpool, venute in Italia in teoria a risolvere i nostri problemi, adesso invece licenziano le persone a migliaia.

Renzi non risponde agli interessi nazionali, questo purtroppo all'Italia non può che fare danno.

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Tags:
pensioni, Scuola, Riforme, Matteo Renzi, Italia
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