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    L’Ucraina nel nuovo dis(ordine) mondiale

    © Sputnik. Andrey Iglov
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    Tatiana Santi
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    L’Ucraina potrebbe giocare un ruolo determinante nell’ordine, anzi disordine mondiale. Teatro di una guerra civile su una scacchiera geopolitica ben più ampia, l’Ucraina è terra di confine nel cuore dell’Europa.

    Il conflitto ucraino, che ha provocato una catastrofe umanitaria tra i civili, di cui così poco si parla in Occidente, in realtà ha provocato una vera spaccatura nella Nato e nell'Unione Europea.

    Questo delicato argomento per gli equilibri mondiali è trattato nel libro edito da Rubettino "Conflitto russo ucraino. Geopolitica del nuovo (dis)ordine mondiale". Eugenio Di Rienzo, autore del libro e professore di storia all'università Sapienza ne ha parlato a Sputnik Italia.

    - Secondo lei il titolo rispecchia la situazione reale? A suo avviso c'è veramente un conflitto tra Russia e Ucraina?

    - Il titolo "il conflitto russo ucraino" è stata una scelta dell'editore, io avrei preferito un altro titolo, per esempio "la crisi russo-ucraina". In effetti, non c'è conflitto tra la Russia e l'Ucraina in questo momento, come molte volte vuol far pensare la propaganda sia del governo di Kiev che di Washington.

    Io cerco di far capire in questo libro che la Russia non è all'attacco dell'Europa come oggi ha detto il primo ministro ucraino in un'intervista a Repubblica. È la Russia che si sente accerchiata dalla Nato, basta guardare una cartina geografica, basta vedere come tutti i Paesi dell'Ex patto di Varsavia, sono oramai diventati Paesi Nato e ospitano basi che hanno accerchiato la Russia. Molto probabilmente l'Ucraina sarebbe entrata nell'Ue e poi nella Nato, se non fosse stato per un'azione vigorosa della Russia. I russi sanno qual è l'importanza strategica dell'Ucraina per la sicurezza russa.

    - Avere l'Ucraina in crisi economica al proprio interno sarebbe strategico per l'UE?

    Per l'Europa io non vedo l'importanza dell'Ucraina. Questa crisi forse ha portato dei gravi danni all'Europa. L'Ucraina ospita la maggior parte dei gasdotti che portano il gas siberiano all'Europa. Avere una crisi in quel settore per l'Europa significa rischiare l'approvvigionamento energetico. Avere un'Ucraina schierata ad Occidente è nell'interesse degli Stati Uniti, perché questo metterebbe in scacco la Russia. Oramai la politica americana si basa sull'agenda del politologo Brzezinski, che vorrebbe ridurre la Russia al principato di Moscovia a questo punto, non vuole più che sia neanche una potenza regionale. Sfilando l'Ucraina dal vicinato con la Russia si ottengono alcuni risultati. Intanto fortunatamente la Crimea è rientrata sotto l'influenza russa, ma immaginiamoci il porto di Sebastopoli che potenzialmente poteva diventare una base Nato. Molti in Italia non sanno che la Crimea era russa dalla fine del ‘700. È stata sempre una base militare russa importante. A rischio della sua stessa sicurezza la Russia non potrebbe mai cedere la Crimea. Mi è sembrato folle un tentativo del genere da parte dell'Occidente.

    Abitanti di Ilovaisk, cittadina distrutta
    © Sputnik. Mikhail Voskresenskiy
    Abitanti di Ilovaisk, cittadina distrutta
    - Che cosa l'ha spinta a scrivere questo libro ora, quando il conflitto in Ucraina non è ancora finito?

    - Io mi sono reso conto che sia la gran parte della classe politica sia il sistema mediatico italiani non erano in grado di affrontare questa vicenda. Io a volte leggo dei giornalisti che penso non sappiano neanche dove si trovi la Crimea e quali siano i confini dell'Ucraina. Ho pensato che un professore di storia che ha competenze sia storiche sia geopolitiche, potesse fornire all'opinione pubblica del suo Paese un libro di sole 100 pagine che si sforza di essere oggettivo, che offre gli strumenti al lettore per capire quel che sta succedendo. Naturalmente è un libro schierato perché ognuno ha le sue simpatie, in questo momento pur essendo di fede politica liberale, mi sento più vicino alla Russia.

    - Com'è affrontata la questione ucraina nell'ambito accademico italiano?

    - C'è una riflessione più importante sui giuristi del diritto internazionale. La questione ucraina pone tanti problemi: la sovranità degli Stati, l'autodeterminazione dei popoli, il rispetto dei trattati.

    Nel 1990 l'allora Unione Sovietica aveva fatto un patto con gli Stati Uniti e la Germania occidentale che mai delle basi Nato sarebbero entrate nei Paesi dell'ex patto di Varsavia. Questo patto è stato disatteso. Su questo c'è un lavoro, ma riguarda soprattutto studiosi di relazioni internazionali e diritto internazionale.

    - Qual è il ruolo dell'Ucraina nella geopolitica del nuovo disordine mondiale di cui parla nel suo libro?

    L'Ucraina destabilizzerebbe il quadro mondiale o riducendo la Russia ad una potenza regionale, cosa che la Russia non vuole e non può essere, oppure costringendo la Russia ad una reazione decisa. Il confine russo-ucraino è pianeggiante, facilmente violabile da un aggressore. C'è una parte di territorio russo che separa l'Ucraina dal Kazakistan, cioè uno dei Paesi con i maggiori giacimenti di gas al mondo. Aggiungiamoci la Crimea, l'accesso russo ai mari caldi, perché i mari baltici sono impraticabili durante l'inverno. Questi sono gli elementi per cui c'è una destabilizzazione dell'ordine mondiale, partendo dall'idea che l'Ucraina debba entrare nell'UE e nella Nato.

    - Che possibili soluzioni ci sono a suo avviso per il conflitto ucraino?

    La migliore situazione per l'Ucraina sarebbe l'esempio della Finlandia dopo la Seconda guerra mondiale: un Paese lontano dai due blocchi, che allo stesso tempo mantiene degli ottimi rapporti economici sia con l'Occidente che con l'Oriente. Se l'Ucraina avesse imboccato questa strada, non avremmo la tragedia che sta vivendo il popolo ucraino, siamo arrivati a più di 6 mila morti civili.

    La cosa triste è che di questi morti sui giornali italiani non si parla mai. Abbiamo ovviamente tutti i morti nel Levante a causa del Califfato, ma anche in Ucraina ci sono dei civili che muoiono. Non so se si possa fare ancora in tempo con l'ipotesi Finlandia, viste le esercitazioni della Nato da una parte, le contro esercitazioni della Russia dall'altra, con la presenza oramai di militari americani in Ucraina. La crisi ucraina ha portato  a una spaccatura della Nato e dell'Ue in due tronconi: ce n'è uno interventista antirusso vicino agli Stati Uniti costituito da Polonia, Paesi baltici, Svezia e Gran Bretagna; c'è poi nell'UE un filone dialogante presieduto dalla Germania con una Merkel che al di là delle dichiarazioni vuole continuare ad avere un rapporto privilegiato con la Russia. Questo filone comprende anche l'Ungheria però, l'Italia, la Francia, la Grecia legata da vincoli storici con la Russia.

    Il disordine mondiale è anche questo: portare ad un'ulteriore spaccatura dell'Ue e della Nato con un fronte antirusso e uno filorusso. Anche il governo italiano si è espresso in modo molto chiaro con le dichiarazioni del premier Renzi, che ha detto: "dobbiamo continuare a dialogare con la Russia. La Russia è il nostro miglior alleato nella lotta contro il Califfato islamico, contro l'Isis". Io penso che i 300 paracadutisti americani che ora stanno in Ucraina farebbero molto meglio ad aiutare l'esercito siriano e iracheno contro il Califfato.  

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    Tags:
    ISIS, NATO, UE, Donbass, Italia
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