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    Sabrina Impacciatore all'Ambasciata d'Italia

    Hollywood? No, W il nuovo cinema italiano!

    © Foto: fornita da Tatiana Santi
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    Tatiana Santi
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    Ci sono cose come la cultura che vanno al di là delle sanzioni e della politica. Il cinema, come sottolineato all’Ambasciata d’Italia dal ministro consigliere Michele Tommasi, “è un dialogo tra Italia e Russia”.

    Dall'8 al 13 aprile a Mosca, poi San Pietroburgo,  si terrà il festival cinematografico NICE con opere di ogni genere: dalla commedia al thriller, dall'animazione al documentario.

    Secondo lo storico di cinema russo Naum Kleiman nel sistema della distribuzione tutto quello che non è hollywoodiano viene letteralmente schiacciato. Un sistema da cambiare, visti i numerosi talenti di oggi che non trovano spazio.  

    Quali sono le particolarità del 18-imo festival NICE in Russia? Ne ha parlato a Sputnik Italia la sua direttrice Viviana Del Bianco.

    - Durante la conferenza stampa ha detto che questa 18-sima rassegna in Russia è totalmente diversa dagli anni precedenti. Perché?

    Oltre Mosca e San Pietroburgo, siamo arrivati a Ekaterinburg, Piatigorsk, Vladivostok, Vologda, Novyj Urengoi, Petrozavodsk.

    Ovviamente il nostro scopo è mostrare la realtà italiana, ma l'importante era quello che il pubblico russo mi ha insegnato in tutti questi anni. Questa volta abbiamo portato quattro commedie tutte diverse: la "Piccola impresa meridionale" di Rocco Papaleo, "Sei mai stata sulla luna?" e "Tutta colpa di Freud" di Paolo Genovese, "Ti ricordi di me?" di Rolando Ravello. Abbiamo avuto il coraggio di dire "basta". Non abbiamo saltato nulla, portiamo anche il thriller, l'animazione. Da quest'anno soprattutto siamo tornati ai nostri registi giovani, che non hanno trovato una strada. Per me è importante specificare che non siamo un tappeto rosso.

    - Com'è il pubblico russo?

    - Il cinema italiano come lo amano i russi, non trovi nessun'atro. Il pubblico russo è anche competente. Quello americano un po' meno. Per me venire in Russia è come tornare a casa. Va detto che oggi del cinema d'autore non importa a nessuno. Di solito scegliendo film particolari da promuovere non trovi sponsor, quest'anno invece Banca Intesa e Alitalia ci hanno sostenuto.

    Nonostante le sanzioni e il clima politico teso, i nostri rapporti culturali continuano alla grande?

    - La nostra amicizia continua, vorrei ringraziare in modo particolare la stampa, voi giornalisti ci avete sempre aiutato, se non fosse per voi sarebbe tutto impossibile.

    La madrina del Festival di quest'anno e protagonista del film "Sei mai stata sulla luna?" Sabrina Impacciatore ha raccontato a Sputnik Italia del ruolo che interpreta nel lavoro di Paolo Genovese e delle sue prime impressioni su Mosca.

    - In conferenza hai detto che il tuo sogno era venire in Russia. Perché?

    - Da ragazza ho letto Dostoevskij e ho completamente perso la testa naturalmente per la letteratura russa. Di Tolstoj l'opera che preferisco è la "Morte di Ivan Il'ich", una gemma letteraria. La Russia l'ho sempre percepita come un mondo pieno di fascino e con una poetica che ho riscontrato anche questi giorni. Quando sento esprimersi dei russi mi accorgo che ancora oggi hanno un modo molto connesso con la poesia, in Italia questo è andato perduto. Sembra che voi siate abituati culturalmente a connettervi con il cuore e usando una forma romantica d'espressione.

    Vista sulla Piazza Rossa
    © Sputnik. Andrei Rudakov
    Vista sulla Piazza Rossa
    - Quli sono le tue impressioni di Mosca?

    Avvicinandomi all'arco sulla Piazza Rossa, quando ho visto apparire la chiesa in fondo, mi è successo qualcosa che non saprei spiegare, mi sono proprio emozionata, mi è mancato il respiro. Mi sono venute le lacrime agli occhi. C'è qualcosa di fiabesco nella vostra architettura e siccome io sono molto infantile ancora, quando vedo un'architettura così mi sembra di stare in luogo di sogno.

    Quando sono andata all'estero sempre con il NICE, a Singapore per esempio ho notato che il pubblico reagiva in modo completamente diverso che in Italia: rideva in momenti inaspettati, dove un italiano non avrebbe mai riso e al contrario non rideva dove noi avremmo riso! Sono un po' preoccupata perché in questo film ho degli effetti comici anche sul linguaggio, questo ovviamente nella traduzione si perde. Parlo in un dialetto molto buffo, quello pugliese. L'ho proprio studiato con un insegnante perché mi ha dovuto suggerire tutti gli accenti, le vocali aperte e quelle chiuse. È interessante, perché quando imparo un dialetto, mi viene fuori anche una gestualità e un modo di pensare diversi.

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    NICE, Paolo Genovese, Sabrina Impacciatore, Mosca
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