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    Ripresa economica: doccia fredda sul governo Renzi

    © AP Photo/ Ivan Sekretarev
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    Giuseppe Masala
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    Da qualche settimana sia i ministri del governo Renzi sia i commentatori economici si sbilanciavano con dichiarazioni e articoli sulla stampa in merito ad una certa ripresa dell’economia italiana.

    Secondo i commentatori e i politici questa ripartenza dell'economia era da attribuire alle misure di politica economica del governo, alle misure di politica monetaria della BCE di Mario Draghi e ad un ambiente economico più favorevole grazie al ribasso del petrolio e alla svalutazione dell'Euro rispetto al Dollaro.

    Sfortunatamente l'Istat — l'Istituto italiano di statistica — ha smentito l'ottimismo dei rappresentanti del governo. Infatti nel giro di pochi giorni sono stati resi pubblici i dati sulla produzione industriale e quelli sulla disoccupazione che attestano come la situazione economica italiana sia tutt'altro che rosea. La produzione industriale a Gennaio è diminuita dello 0,7% sul mese precedente e su base annua (cioè su Gennaio del 2014) ha subito un vero e proprio crollo: — 2,2%.

    Come se non bastasse anche i dati sulla disoccupazione sono molto negativi: a Febbraio 2015 sul mese precedente il tasso è cresciuto dello 0,1% e su base annua dello 0,2% raggiungendo un picco del 12,7%.

    Appare evidente che nonostante l'attivismo governativo non si vedono miglioramenti reali per l'economia italiana. Con una disoccupazione a percentuali altissime e anche con una produzione industriale che continua a diminuire è ben difficile attendersi un netto miglioramento del Prodotto Interno Lordo in questo primo trimestre dell'anno.

    Sicuramente una delle cause di dati così negativi è quella di consumi interni che non ripartono ai quali va aggiunto il notevole danno che è arrivato dalle sanzioni alla Russia imposte dall'UE. Infatti secondo la Direzione Studi e Ricerche della Banca Intesa Sanpaolo, nel 2014 le esportazioni italiane sono diminuite di 1,2 miliardi di euro e addirittura nei primi due mesi del 2015 le cose sembrano notevolmente peggiorare con una diminuzione delle esportazioni a gennaio del 36,7%, e a febbraio del —28,5%.

    Insomma, non basta l'attivismo riformista del governo se poi alle imprese italiane viene preclusa la possibilità di esportare verso mercati che hanno dato in passato ottime soddisfazioni.

    Secondo i commentatori e i politici questa ripartenza dell'economia era da attribuire alle misure di politica economica del governo, alle misure di politica monetaria della BCE di Mario Draghi e ad un ambiente economico più favorevole grazie al ribasso del petrolio e alla svalutazione dell'Euro rispetto al Dollaro.

    Sfortunatamente l'Istat — l'Istituto italiano di statistica — ha smentito l'ottimismo dei rappresentanti del governo. Infatti nel giro di pochi giorni sono stati resi pubblici i dati sulla produzione industriale e quelli sulla disoccupazione che attestano come la situazione economica italiana sia tutt'altro che rosea. La produzione industriale a Gennaio è diminuita dello 0,7% sul mese precedente e su base annua (cioè su Gennaio del 2014) ha subito un vero e proprio crollo: — 2,2%.

    Come se non bastasse anche i dati sulla disoccupazione sono molto negativi: a Febbraio 2015 sul mese precedente il tasso è cresciuto dello 0,1% e su base annua dello 0,2% raggiungendo un picco del 12,7%.

    Appare evidente che nonostante l'attivismo governativo non si vedono miglioramenti reali per l'economia italiana. Con una disoccupazione a percentuali altissime e anche con una produzione industriale che continua a diminuire è ben difficile attendersi un netto miglioramento del Prodotto Interno Lordo in questo primo trimestre dell'anno.

    Sicuramente una delle cause di dati così negativi è quella di consumi interni che non ripartono ai quali va aggiunto il notevole danno che è arrivato dalle sanzioni alla Russia imposte dall'UE. Infatti secondo la Direzione Studi e Ricerche della Banca Intesa Sanpaolo, nel 2014 le esportazioni italiane sono diminuite di 1,2 miliardi di euro e addirittura nei primi due mesi del 2015 le cose sembrano notevolmente peggiorare con una diminuzione delle esportazioni a gennaio del 36,7%, e a febbraio del —28,5%.

    Insomma, non basta l'attivismo riformista del governo se poi alle imprese italiane viene preclusa la possibilità di esportare verso mercati che hanno dato in passato ottime soddisfazioni.

    Secondo i commentatori e i politici questa ripartenza dell'economia era da attribuire alle misure di politica economica del governo, alle misure di politica monetaria della BCE di Mario Draghi e ad un ambiente economico più favorevole grazie al ribasso del petrolio e alla svalutazione dell'Euro rispetto al Dollaro.

    Sfortunatamente l'Istat — l'Istituto italiano di statistica — ha smentito l'ottimismo dei rappresentanti del governo. Infatti nel giro di pochi giorni sono stati resi pubblici i dati sulla produzione industriale e quelli sulla disoccupazione che attestano come la situazione economica italiana sia tutt'altro che rosea. La produzione industriale a Gennaio è diminuita dello 0,7% sul mese precedente e su base annua (cioè su Gennaio del 2014) ha subito un vero e proprio crollo: — 2,2%.

    Come se non bastasse anche i dati sulla disoccupazione sono molto negativi: a Febbraio 2015 sul mese precedente il tasso è cresciuto dello 0,1% e su base annua dello 0,2% raggiungendo un picco del 12,7%.

    Appare evidente che nonostante l'attivismo governativo non si vedono miglioramenti reali per l'economia italiana. Con una disoccupazione a percentuali altissime e anche con una produzione industriale che continua a diminuire è ben difficile attendersi un netto miglioramento del Prodotto Interno Lordo in questo primo trimestre dell'anno.

    Sicuramente una delle cause di dati così negativi è quella di consumi interni che non ripartono ai quali va aggiunto il notevole danno che è arrivato dalle sanzioni alla Russia imposte dall'UE. Infatti secondo la Direzione Studi e Ricerche della Banca Intesa Sanpaolo, nel 2014 le esportazioni italiane sono diminuite di 1,2 miliardi di euro e addirittura nei primi due mesi del 2015 le cose sembrano notevolmente peggiorare con una diminuzione delle esportazioni a gennaio del 36,7%, e a febbraio del —28,5%.

    Insomma, non basta l'attivismo riformista del governo se poi alle imprese italiane viene preclusa la possibilità di esportare verso mercati che hanno dato in passato ottime soddisfazioni.

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    Tags:
    BCE, Mario Draghi, Matteo Renzi, Italia
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