19:17 23 Marzo 2017
    Orso bianco

    Isis sotto il naso, ma si teme minaccia russa

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    Tatiana Santi
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    Che per gli Stati Uniti la Russia sia il male numero uno da combattere come l’Ebola non è un segreto per nessuno. La Nato rafforza la difesa collettiva in relazione al conflitto ucraino, conduce un’esercitazione dietro l’altra nei Paesi Baltici e in Polonia, marcia con mezzi corazzati in lungo e in largo per l’Europa, mostrando la sua potenza.

    Finché la Nato continua la sua guerra fredda, è importante domandarsi: da chi ci si dovrebbe difendere?

    "Il tentativo di dipingere la Russia come una minaccia per la sicurezza in Europa è ridicolo", ritiene l'analista militare Gianandrea Gaiani, direttore di "Analisi Difesa". Forse è giunta l'ora di capire che non sempre gli interessi americani coincidono con quelli europei e magari sarebbe il caso di non

    Gianandrea Gaiani
    © Foto: fornita da Gianandrea Gaiani
    Gianandrea Gaiani

    perdere tempo e di unirsi alla Russia per lottare contro l'Isis, seria minaccia per l'Europa. Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Gianandrea Gaiani.

    - La Russia è molto criticata per le esercitazioni sul suo territorio vicino ai confini con l'Ucraina. La NATO può svolgere invece attività militari ai confini con la Russia. Si tratta di due pesi e due misure?

    - Siamo tornati ad un clima di guerra fredda. I russi muovevano le loro pedine ai confini con la NATO, che faceva altrettanto. Ognuno mostra i muscoli e la propria bandiera e si giustifica in base alla propria propaganda.

    Il tentativo di dipingere la Russia come una minaccia per la sicurezza in Europa è ridicolo. La Nato in questo modo sta rischiando un flop, perché mostra i muscoli, ma nessun Paese della Nato in realtà è pronto ad inviare i propri soldati all'interno della crisi ucraina. Lo abbiamo visto durante le ultime due offensive dei filorussi, in cui le forze di Kiev hanno subito sconfitte molto pesanti e la Nato non è intervenuta. Quando mostri la forza militare, ma poi non sei disposto ad usarla, diventa pericoloso, perché perdi credibilità.

    - Stoltenberg al forum a Bruxelles ha sottolineato che la NATO si appronta al "più grande rafforzamento della difesa collettiva dopo la fine della guerra fredda", anche a sostegno dell'Ucraina, della Georgia e Moldavia. Ma non sarebbe meglio occuparsi di una difesa collettiva contro l'Isis e non contro la Russia?

    - È paradossale che ci siano alcune potenze occidentali, a partire dagli Stati Uniti, che hanno favorito lo Stato Islamico fino a ieri e anche oggi non lo combattono con i mezzi dovuti per sconfiggerlo. Vediamo il tentativo di mettere gli europei di fronte al fatto che il loro nemico sarebbe la Russia di Putin. Lo trovo ridicolo ma soprattutto pericoloso per gli interessi dell'Europa, che non sono più quelli degli Stati Uniti da parecchio tempo. Le dichiarazioni di Stoltenberg sono da leggere anche in un'ottica di una pressione americana sempre più forte sugli alleati europei, affinché aumentino i bilanci della difesa. Alcuni Paesi lo stanno facendo come la Polonia e le Repubbliche baltiche. Tutti gli altri Paesi, Italia in testa, gli ultimi tempi hanno ridotto le spese militari. Gli Stati uniti vogliono che ci sia un'inversione di tendenza, mostrando questa minaccia russa, che secondo me non esiste. Non c'è nessun elemento che possa indicare la minaccia di Mosca nei confronti di un solo Paese della Nato. La Russia cerca di difendere i suoi interessi in Ucraina, come è legittimo che faccia.

    Se i bilanci della difesa europea aumentano, gli americani avranno più possibilità di venderci armi sofisticate, come gli F35. Un interesse è commerciale, il secondo è politico e strategico: ricompattare i Paesi della Nato di fronte allo spauracchio della Russia, rappresentata ancora come l'Unione Sovietica, pronta a mandare i suoi carri armati verso il Canale della Manica. È acqua passata.

    - Quando si parla di difesa collettiva in Europa si intende sempre per rapporto al conflitto ucraino, ma mai niente di concreto rispetto alla minaccia dell'Isis. Anche Juncker recentemente parlava di una possibile creazione di un esercito europeo. Che ne pensa?

    - L'Italia per prima ha sottolineato che l'Europa e la Nato guardano troppo a Est e poco a Sud. Questo secondo me perché agli americani interessa che l'Europa si confronti con la Russia, così come ha interesse a destabilizzare le aree energetiche dove l'Isis è attivo, perché queste aree agli americani non servono più, ma a noi europei sì.

    Gianandrea Gaiani: Noi chiediamo all'Unione Europea di aiutarci, ma l'UE non vuole i nostri immigrati e non vuole farsi carico di un problema che è nostro.
    © Foto: fornita da Gianandrea Gaiani
    Gianandrea Gaiani: "Noi chiediamo all'Unione Europea di aiutarci, ma l'UE non vuole i nostri immigrati e non vuole farsi carico di un problema che è nostro".

    Già quando facevo il liceo, ora ho 52 anni, si parlava dell'esercito europeo. È aria fritta: un esercito europeo non può esistere finché non c'è una politica estera europea comune. Quindi finché l'Europa non sarà una federazione di Stati e un governo unico. Ammesso che questa creatura possa esistere, sarà impossibile avere una politica estera comune, la crisi ucraina lo ha dimostrato. Senza una politica comune non si avrà un esercito, semmai uno strumento capace di inviare qualche centinaio di soldati in un paese africano per una missione di pace, ma non per un impiego serio, tantomeno in un conflitto.

    L'Unione europea sta diventando uno strumento attraverso il quale la Germania e anche la Francia cercano di imporre una loro egemonia. Non credo che sia questo il modo per creare un'Europa unita. Credo però ci siano interessi comuni a tutti i Paesi europei. Se noi riuscissimo a metterci insieme per difendere i nostri interessi comuni già sarebbe un ottimo risultato, senza seguire sogni per ora irraggiungibili.

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    Tags:
    UE, ISIS, NATO, Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, Polonia, Paesi Baltici, Italia, Ucraina, Russia
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