14:37 30 Marzo 2017
    economia globale

    Il centro economico mondiale si sposta in Cina?

    Jakub Krechowicz
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    Tatiana Santi
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    Gli equilibri dell’economia mondiale? Si stanno ridimensionando sotto i nostri occhi e tendono sempre più a Oriente. L’Asian Infrastructure Investement Bank a guida cinese (Aiib), dove entrerà anche l’Italia, ne è la dimostrazione.

    Diversi giornali, fra cui il Financial Times parlano di una vera e propria sfida, se non di una guerra agli Stati Uniti, che vedono minacciato così il loro potere economico mondiale. Che cosa significa per l'Italia partecipare a questo progetto economico? Come si potrà ridefinire il panorama finanziario mondiale nel breve e lungo periodo? Ne ha parlato a Sputnik Italia Tiberio Graziani, presidente dell'IsAG (Istituto di Alti studi in geopolitica e Scienze Ausiliarie), direttore della rivista "Geopolitica".

    - L'Italia insieme a Germania e Francia seguiranno la Gran Bretagna e parteciperanno alla banca internazionale per lo sviluppo guidata dalla Cina (Aiib). Secondo lei si tratta di una vera sfida agli Stati Uniti da parte dei Paesi europei come riporta il Financial Times?

    - Non si tratta di una sfida diretta agli Stati Uniti. La Cina persegue a livello globale una sua strategia di espansione economica e finanziaria. Questo nuovo dispositivo, la "Banca mondiale cinese", come è stata definita, rappresenta per la Cina una prassi per mettere in sicurezza la propria finanza a livello mondiale da eventuali perturbazioni economiche future.

    Da un certo punto di vista è ovvio che l'apertura a partner membri dell'Unione Europea la mette in competizione con gli Stati Uniti, che come sappiamo, stanno cercando di portare avanti il Trattato da una parte transatlantico e dell'altra transpacifico. Gli Stati Uniti cercano di avere un'egemonia in campo finanziario verso i Paesi membri dell'Unione europea, di contenere d'altra parte la Cina determinando così le dinamiche economiche di tutto l'Oriente.

    - Con la creazione di questa banca possiamo dire che gli equilibri economici mondiali si stanno spostando in Oriente?

    - Certamente. Tra l'altro questo tipo di banca che la Cina vuole mettere in campo dà la possibilità a Pechino di posizionarsi al meglio all'interno del club dei Paesi BRICS, che in passato hanno più volte parlato della costituzione di una propria banca di sviluppo. Ebbene, con questa iniziativa la Cina posiziona nell'ambito dei BRICS la propria presenza e mostra la capacità di futuro leader globale in campo finanziario.

    - Cosa significa per l'Italia partecipare a questo progetto?

    - È una grandissima opportunità. L'Italia per interessi nazionali ma anche a livello europeo, deve trovare il più possibile partner grandi come la Cina, Paese in piena industrializzazione. L'Italia ha un know how industriale di primissima qualità ad alta tecnologia. Aderire quindi a banche di questo tipo offre all'Italia un posizionamento a livello globale. Se l'Italia riuscisse a diventare un partner rispettabile e considerato dalla Cina, gli stessi problemi economici di oggi potrebbero essere risolti. È evidente che per l'Italia non si tratta solamente di avere un partenariato speciale con la Cina, ma anche con altri Paesi BRICS, con il Brasile, con la Russia in particolar modo e con l'India. 

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    Tags:
    BRICS, Italia, Cina, Russia
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