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    Russofobia? Nella storia non bisogna fare i tifosi

    © Sputnik. Igor Zarembo
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    Tatiana Santi
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    Attraverso i mass media si possono lanciare messaggi forti e immediati, spesso carichi di violenza. Un esempio eclatante sono le dichiarazioni del generale americano Scales che recentemente al canale Fox news ha richiamato a “spargere sangue russo” per risolvere il conflitto ucraino.

    Oltre ai mass media però, un veicolo molto importante in grado di plasmare l'immagine di un Paese sono i libri di storia. Che aria tira nell'ambito accademico italiano quando si parla della Russia? Possiamo parlare di tendenze russofobe? Ne ha parlato a Sputnik Italia Aldo Ferrari, professore all'Università Ca' Foscari di Venezia e direttore delle ricerche su Russia, Caucaso e Asia Centrale all'ISPI di Milano.

    - Come potrebbe commentare le dichiarazioni al canale Fox News di Robert Scales, ex maggiore generale americano?

    Bisogna ricordare che per quanto importante sia questa figura, non rappresenta le posizioni ufficiali né dell'esercito statunitense, né della Casa Bianca, né della NATO. Si tratta di una persona importante che dice chiaramente delle cose, che altre persone probabilmente pensano nel suo Paese e in generale nella NATO. Sono parole anche pericolose e compromettenti, vanno prese con molto interesse e preoccupazione, ma non vanno sopravvalutate, perché rimangono parole di un privato.

    - Quali sono i meccanismi attraverso i quali viene plasmata la storia nei testi di studio in una direzione piuttosto che in un'altra, per esempio nel caso italiano?

    - Credo che il caso italiano sia un po' particolare: l'Italia ha avuto con la Russia intensi rapporti culturali da secoli, ma non ha mai avuto delle complicazioni politiche paragonabili a quelle che hanno avuto Paesi come la Polonia o la Gran Bretagna. Non si è mai sviluppata a mio giudizio almeno sino agli ultimi anni in Italia una linea russofoba. Non c'è stata neanche a livello di pubblicazioni un'accentuata direzione, piuttosto c'è da segnalare che soprattutto in epoca sovietica, in Italia come in altri Paesi si è fatta molta confusione tra Russia e Unione Sovietica. Possono essere considerati antirussi delle persone che in realtà erano anticomuniste e antisovietiche. Si faceva confusione tra URSS e Russia spesso dimenticando che la Russia è stata la prima vittima del comunismo. Se c'è stata una sorta di russofobia, in realtà era diretta contro l'ideologia comunista piuttosto che contro il popolo in generale. D'altra parte in Italia c'era il partito comunista più forte dell'Europa occidentale, c'era un atteggiamento di simpatia che non era rivolto tanto alla Russia in quanto tale, ma come Paese simbolo del comunismo. Tutto questo appartiene ad un'altra epoca.

    Diego Fusaro
    © Foto: fornita da Diego Fusaro
    Oserei dire che in Italia anche oggi purtroppo si fa molta confusione tra Unione Sovietica e Russia…

    - Sì, direi di sì.  A livello di lapsus è ancora abbastanza frequente quando si vuole parlare male della Russia si dice "i sovietici sono fatti così", "la Russia è ancora l'Unione Sovietica". A mio giudizio però negli ultimi anni anche in Italia sta nascendo qualcosa che può essere definita una linea esplicitamente russofoba. Ci sono delle persone che sempre più chiaramente non accettano il nuovo corso della politica russa sia al suo interno che soprattutto nell'ambito della politica estera. Comincia a formarsi una tradizione russofoba non a livello maggioritario, ma in alcuni ambienti accade.

    - Ma intende anche in ambienti accademici?

    Anche in ambienti accademici. La maggior parte degli studiosi, che in Italia si occupano di Ucraina, ha assunto delle posizioni nettamente antirusse, per ragioni anche comprensibili appoggiando loro le rivendicazioni ucraine. Forse questo discorso si è approfondito già all'epoca della guerra in Georgia dell'agosto 2008. In queste occasioni si è creato un movimento che ha assunto posizioni antirusse o antiputiniane, se vogliamo identificare con il presidente la linea politica della Russia.

    Ci sono effettivamente in Italia degli ambienti se non russofobi, ma fortemente critici nei confronti della Russia. Negli ultimi due anni lo si è visto in maniera netta. Sicuramente la maggior parte dell'informazione in Italia ha un orientamento molto molto critico nei confronti della Russia.

    - Ci può spiegare il lato pratico: che libri scegliere, quali autori insegnare, c'è una commissione che gestisce questo processo all'università?

    - C'è una grande varietà di posizioni e di temi. Si dibatte molto e negli ultimi anni, si parla molto di Russia con fervore e veemenza. Ci si sta radicalizzando nei giudizi positivo o negativo sulla Russia soprattutto in rapporto all'Ucraina. Questo dibattito spesso prende degli accenti polemici. Valutare la situazione ucraina, organizzare una conferenza molto spesso porta ad un vero e proprio scontro di posizioni, è difficile rimanere equilibrati. Per usare un termine calcistico si tende a tifare o per la Russia o per l'Ucraina e glielo dico dal punto di vista storico oltre che politologico, questo è un atteggiamento sbagliato. La questione andrebbe affrontata con equilibrio, non con posizioni intransigenti o unilaterali.

    Noto che in Italia si fa fatica, si tende a schierarsi da un lato o dall'altro, laddove noi che siamo osservatori esterni dovremmo mantenere una posizione equilibrata.

    - Alle università italiane vengono studiati anche storici russi o si usano testi americani per la maggior parte?

    - C'è un certo equilibrio da questo punto di vista, ma tenga presente che i testi russi tradotti in italiano sono piuttosto pochi. Noi italiani siamo molto colonizzati dalla pubblicistica e anche dai testi storici anglosassoni. È un problema di tendenza culturale. Per quanto riguarda la Russia direi che c'è una notevole libertà.

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    ISPI, Italia, Ucraina, Russia
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