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    Alexis Tsipras parla ad un comizio ad Atene

    Tsipras resiste e contrattacca

    © REUTERS/ Marko Djurica
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    Giulietto Chiesa
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    A quanto pare i greci non stanno abbandonando Aleksis Tsipras, primo ministro a capo della coalizione di Siryza. I sondaggi di opinione lo vedono ancora in salita nonostante le divisioni interne al suo partito e nonostante i siluri che provengo dall'Europa un giorno sì e l'altro anche.

    Dunque la sua decisione di prudenza, cioè non minacciare l'uscita della Grecia dall'Europa e dall'euro, ma rimanere agganciato alla difficilissima trattativa con Bruxelles, viene considerata positivamente dall'a sua opinione pubblica.

    Naturalmente tutto è aperto ai colpi di scena, anche a quelli drammatici. Se la Trojka non concederà nulla — come appare al momento — è chiederà alla Grecia di "rispettare i patti", firmati da un governo che non esiste più e che è stato sconfitto dal voto popolare drammatici, Tsypras potrebbe indurire le proprie posizioni. Egli è legato a impegni precisi di riduzione della macelleria sociale che l'Europa continua a pretendere. E ci sono voci attendibili che una squadra di suoi esperti sta studiando anche la variante di una dichiarazione di default e di uscita dall'euro (e dall'Europa).

    Ma è una variante segreta, da tirare fuori all'ultimo momento, in extremis, per  "spaventare" Bruxelles. E, in effetti, l'Europa teme questa variante perché sarebbe in questo momento un colpo d'immagine molto negativo, che potrebbe in prospettiva produrre un "effetto domino", una sorta di esempio che coinvolgerebbe non solo altri paesi del sud Europa,  ma anche, per esempio, l'Ungheria di Orban.

    Tsypras è stretto in angolo, ma reagisce sistematicamente rilanciando. Per esempio presentando in parlamento un progetto di legge per affrontare la "crisi umanitaria". Cosa che ha fatto infuriare il ministro tedesco Schauble, insofferente al fatto che il governo greco proponga al proprio parlamento di legiferare indipendentemente dalle decisioni centrali europee.

    E c'è di più. Il parlamento greco ha aperto un dibattito sulla costituzione di una commissione d'inchiesta per la restituzione dei danni di guerra da parte della Germania. Iniziativa che non può essere partita senza l'assenso di Tsypras, che così ha restituito lo schiaffo subito da Schauble. L'iniziativa greca riapre diverse questioni simultaneamente: quella della restituzione dei beni archeologici che i nazisti portarono via depredando i musei greci e il patrimonio archeologico del paese. E c'è in ballo la restituzione del prestito forzoso che la Grecia occupata fu costretta  a erogare.

    Questa decisione riaprirà anche il caso  del massacro nazista di Distomo, nella Beozia, dove i tedeschi, nel 1944, uccisero  228 persone, tra cui 53 bambini. Un tribunale greco si espresse nel 2000, condannando il governo tedesco a indennizzare gli eredi delle vittime. Ma la sua decisione non è stata mai eseguita perché nessun ministro greco della giustizia aveva mai adempiuto alla condizione, imposta dalla legge, di firmare un apposito decreto per sequestrare i beni di un paese straniero.

    I diversi governi greci che si sono succeduti ad Atena, sia di sinistra che di destra, avevano chiuso entrambi gli occhi. Adesso il ministro Paraskovopulos ha dichiarato la sua disponibilità a farlo.  Schauble è servito.

    Primo ministro greco Alexis Tsipras/ gennaio 2015
    © AFP 2017/ LOUISA GOULIAMAKI

    Intanto il "quantitative easing" della Banca Centrale Europea di Mario Draghi ha cominciato a distribuire gli oltre 1200 miliardi di euro, in base al criterio solo in parte ragionevole  che ai più ricchi e più grandi si darà di più che ai più piccoli. L'occasione per dare respiro ad Atene, attraverso qualche marchingegno, avrebbe potuto essere trovata. Invece a Francoforte pare che nessuno ci abbia pensato. La solidarietà europea — se mai c'è stata — è un lontano ricordo. Il che vuol dire che questa Europa sta affondando.

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