13:16 23 Marzo 2017
    Conferenza sulla guerra in Ucraina a Macerata, partecipanti

    Anche la psicologia ci aiuta a scoprire la verità nel conflitto del Donbass

    © Foto: fornita da Eliseo Bertolasi
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    Eliseo Bertolasi
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    La guerra civile dell’Ucraina Orientale rappresenta un esempio clamoroso di mistificazione a livello mediatico, in Occidente per mesi, o non se n’è parlato, o è stata mostrata solo una versione, quella di Kiev.

    Perseguire "la ricerca della verità" anche con metodologie di tipo psicologico è fondamentale per smascherare le mistificazioni che s'incrociano dietro ogni guerra.

    Ne ha parlato la psicologa Sara Reginella, il 24 febbraio 2015 al Convegno "Ucraina, la guerra in Europa" nella prestigiosa cornice dell'Università di Macerata,

    dove ho partecipato con la mia testimonianza in qualità di corrispondente dal Donbass. La dottoressa Sara Reginella ha rilasciato un'intervista a Sputnik Italia per spiegarci il suo approccio teorico.

    - Dott.sa Reginella, lei ha ideato questa teoria psicologica per affrontare i conflitti internazionali, di cosa si tratta? Come può essere applicata al conflitto del Donbass?

    - Ho applicato ai conflitti internazionali alcuni aspetti della teoria psicologica sistemico-relazionale, partendo dall'idea che alcune dinamiche che noi psicoterapeuti osserviamo nel lavoro clinico con le famiglie, sono analoghe ad alcuni processi rilevabili nei conflitti internazionali. Questi ultimi, a loro volta, possono riflettersi sia nei meccanismi relazionali tra individui che interiormente all'individuo stesso.

    In ogni conflitto relazionale, due punti di vista opposti si scontrano. Per arrivare ad una risoluzione, è necessario rappresentare entrambi i punti di vista coinvolti. In Europa, a proposito del conflitto ucraino, è stato rappresentato, perlopiù, un solo punto di vista, quello occidentale. Questo tipo di pensiero dicotomico, polarizzato in una posizione, opposto al pensiero complesso, è alla base di ogni conflitto, ed è un tipo di pensiero utilizzato durante l'infanzia. A proposito di conflittualità, ciò che è accaduto nel febbraio 2014, quando politici occidentali hanno supportato la protesta di Maidan, ricorda un processo di coalizione di una parte contro l'altra, processo osservabile in alcuni sistemi relazionali patologici. Ne è seguita una rottura con il sud-est ucraino, con lo scoppio di una guerra in cui possiamo osservare meccanismi di mistificazione, dissociazione e disconferma dell'altrui punto di vista, meccanismi propri dei processi tipicamente psicotici.

    • Conferenza sulla guerra in Ucraina presso Università di Macerata
      Conferenza sulla guerra in Ucraina presso Università di Macerata
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    • Psicologa Sara Reginella
      Psicologa Sara Reginella
      © Foto: fornita da Sara Reginella
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    Conferenza sulla guerra in Ucraina presso Università di Macerata

    - Com'è arrivata all'elaborazione di questa innovativa teoria?

    - Il conflitto nel Donbass è stato invisibile in Europa per un lungo periodo, essendo carenti mass media ed organizzazioni non governative occidentali che ne parlassero. Ogni giorno seguivo sui mass media russi e su YouTube le notizie dei bombardamenti contro i centri abitati. Non trovando quasi mai riscontri sui mass media occidentali, mi è capitato di dubitare per un attimo delle mie percezioni. Se l'esperienza personale può arrivare ad annebbiarsi in questo modo, ho pensato che probabilmente viviamo in un sistema sociale di tipo virtuale, nutrito da meccanismi di "mistificazione", gli stessi che noi terapeuti osserviamo a livello sistemico nelle relazioni di tipo psicotico. Oggi, molti dei video che avevo visionato su YouTube, sono stati oscurati, come se quei bombardamenti non fossero avvenuti.

    - Quali sono i mezzi per intervenire?

    -Tra le possibilità, cito l'importanza di sensibilizzare la popolazione europea sul fatto che entrambi i punti di vista andrebbero ascoltati. Se la seconda voce, nella fattispecie quella dei mass media russi, fosse stata ascoltata, già a maggio tutti gli Europei sarebbero venuti a conoscenza del massacro contro la popolazione russofona del Donbass. Parallelamente, è fondamentale informare sull'importanza di un lavoro di ricerca della verità. Ad esempio, se oggi parte della popolazione mondiale ritiene che quello di Kiev sia stato un colpo di stato, reputo importante che questo punto di vista sia rappresentato in Europa. Così come reputo importante rappresentare il punto di vista della popolazione ucraina che ha lottato a Maidan per degli ideali. A volte, verità opposte possono coesistere.

    - Qual è il target di soggetti che potrebbero beneficiare del suo approccio psicologico?

    - Famiglie che si sono divise a seguito delle divergenze politiche connesse allo scoppio del conflitto. Inoltre, a tutti gioverebbe un allenamento maggiore all'uso di un pensiero più complesso, circolare.

    - Quali sono le prospettive di applicazione della sua teoria?

    - Auspicherei la sperimentazione in altri contesti, così come avvenuto presso l'Università di Macerata, in cui ci si possa interrogare sulla realtà troppo spesso "virtuale" ed univoca in cui viviamo in Occidente. Spazi in cui praticare l'ascolto del secondo punto di vista, in un'ottica sistemica. Utili sarebbero anche scambi tra cittadini di diversi paesi. Tutto ciò sarebbe inoltre generalizzabile ad altri conflitti. Questo primo esperimento, condotto con il prezioso supporto delle Psicoterapeute Daniela Silvestrelli e Nicoletta Maggitti, è stato apprezzato dal pubblico. Continuando su questa strada, sarà interessante indagare maggiormente su alcuni degli isomorfismi osservati tra gli equilibri sociali tra Nazioni e le dinamiche psicologico — relazionali tra individui, sempre in un'ottica pacifista.

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