14:40 20 Luglio 2017
Roma+ 28°C
Mosca+ 21°C
    A float depicting Italian Premier Matteo Renzi is shown at the traditional Viareggio Carnival parade in Viareggio, Italy, Sunday, Feb. 1, 2015.

    L`Italia e l`arte di non pagare i propri sbagli

    © AP Photo/ Fabio Muzzi
    Opinioni
    URL abbreviato
    Marco Fontana
    0 784150

    Fra i tanti record negativi in cui primeggia da anni l'Italia, uno più degli altri risulta particolarmente odioso: l'arte di non pagare per i propri errori.

    Si tratta di un mestiere difficile, anzi impossibile da esercitare per i cittadini onesti, ma che dà i suoi frutti, e ne vediamo gli effetti nel nostro Paese quando spesso sentiamo dire che sono sempre gli stessi a pagare. E in un certo senso è proprio così, visto che le responsabilità dei soggetti che "sbagliano" vanno quasi sempre a scaricarsi sulle spalle delle persone semplici, i meno "furbi" degli altri.

    In queste ultime settimane abbiamo assistito ad alcuni esempi che testimoniano come questa subdola capacità non sia un'invenzione delle malelingue, ma costituisca la normalità. La Corte dei Conti ha lanciato un allarme inquietante: negli ultimi sei anni, a fronte di condanne per danno erariale per quasi 5 miliardi di euro, sono stati incassati solo 68 milioni, cioè l'1,4% del risarcimento dovuto. Qui non ci troviamo di fronte a banali ladruncoli, ma a pubblici ufficiali con alle spalle un concorso e un elevato livello di istruzione: il farla franca per i loro reati comporta una serie di conseguenze pesantissime, tra cui la sindrome dell'impunità. Altra conseguenza è l'inefficienza amministrativa (se non si paga per i propri errori, allora tutto è permesso!). A dimostrarlo c'è questo dato: ogni anno un'azienda privata consuma mediamente 45 giorni lavorativi e 11mila euro a causa della scarsa produttività dell'apparato pubblico. Un vero e proprio salasso che vale 31 miliardi di euro all'anno. Poi c'è il costo della corruzione: 60 miliardi di euro all'anno che secondo il Corruption Perception Index 2014 di Transparency International ci rende fanalino di coda in Europa, dietro a Grecia e Bulgaria.

    Intanto, a Roma è emerso un nuovo capitolo dell'intramontabile vicenda di Affittopoli. Ancora oggi vi sarebbero decine di locali affittati a meno di 5 euro al mese, anche se, a dire la verità, ci sono prezzi buoni per tutte le tasche, come i 26 immobili dati in locazione a meno di 2 euro al mese oppure un'area sulla Laurentina addirittura a cinque centesimi. E il bello è che il Comune di Roma continua a non intervenire, evitando scientemente di applicare il provvedimento che dovrebbe aggiornare i canoni a livelli per lo meno congruenti con quelli di mercato. È uno stop che permetterà ai soliti furbetti di vivacchiare alle spalle dei concittadini, almeno ancora per tutto il 2016. Mordi e continua a mordere finché te lo lasciano fare, un malcostume tipicamente italiano: fino a che non scatterà l'immancabile sanatoria o fino a che i cittadini onesti non si arrabbieranno per davvero.

    Vi è infine il costo della malagiustizia. Dal 1991 lo Stato ha pagato 581 milioni di euro di risarcimento per le condanne sbagliate o i processi lumaca, che hanno colpito oltre 23mila persone. Solo nel 2014 sono stati liquidati circa 35 milioni di euro per gli errori giudiziari. Questa speciale classifica, che vede l'Italia tra i Paesi europei messi peggio, porta con sé un ulteriore danno e una beffa. Il danno consiste nelle condanne e nelle conseguenti sanzioni da parte della Corte europea dei diritti dell'Uomo; la beffa sono i tempi elefantiaci per ottenere i risarcimenti. Una situazione che cozza con le reazioni scomposte dei togati all'approvazione da parte della Camera dei Deputati della legge sulla responsabilità civile dei magistrati.  Il testo è stato approvato con 265 sì, 51 no e 63 astenuti. L'Anm, che ha disinnescato solo all'ultimo uno sciopero sull'argomento, ha denunciato che gli effetti di questa riforma sono contro le garanzie dei cittadini.

    La legge Vassalli, la 117 del 1988, prevedeva e regolava tali casi. Ma questa è una norma diversa, ben diversa. L'hanno fatta passare sotto la bandiera dell'Europa. Ma, non è così. E in tal modo non si salvaguardia l'indipendenza della magistratura.

    Peccato che sull'Italia pendesse proprio a questo riguardo una procedura di infrazione. Viste le pesanti condanne sopra elencate, questo attacco sembra l'ennesimo esempio di scarica-barile. Resta poi da capire perché in molte professioni sia previsto l'obbligo di assicurarsi per i propri errori, mentre per i magistrati continua a pagare lo Stato, e cioè tutti i contribuenti.

    Ogni tanto cambiano i protagonisti, ma la voglia di sfuggire alla sanzione è sempre in agguato: tranne per quella povera banda di onesti che tira la carretta per tutti, anche per parassiti della società.  

    Tags:
    Matteo Renzi, Italia
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik