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    Renzi e Putin al Cremlino
    © Sputnik. Sergey Guneev

    Renzi da Putin per rimettersi in gioco

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    Tatiana Santi
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    L’incontro tra Renzi e Putin? Per Renzi è stato forse anche un modo per rimettersi in gioco sul piano internazionale, ribadire il ruolo fondamentale della Russia nella lotta comune al terrorismo e l’importanza dei rapporti italo-russi al di là delle sanzioni.

    Ci siamo rivolti per una riflessione su questo atteso incontro a Sergio Romano,  editorialista del "Corriere della Sera" e di "Panorama", scrittore e diplomatico, che dal 1985 al 1989 ha ricoperto il ruolo di Ambasciatore d'Italia a Mosca.

    - A suo avviso potremmo definire costruttivo l'incontro tra Putin e Renzi?

    - Io credo che l'incontro fosse motivato soprattutto dal desiderio di Renzi di ritornare in campo. Non bisogna dimenticare che la questione ucraina è stata praticamente gestita da Germania e Francia. La stessa Inghilterra è stata tirata fuori dalle trattative, l'Italia non era presente. L'Italia ha un certo interesse a manifestare la sua presenza e con la visita di Renzi questo probabilmente è accaduto. Non era una visita che si proponesse un obiettivo specifico concreto con quello che sta accadendo in Ucraina: speriamo che questa questione vada a buon punto, ma non può essere certamente influenzata dalla conversazione fra Renzi e Putin. Credo che a Renzi interessasse anche qualche altra cosa, come dimostrare a Putin che l'Italia era fra quei Paesi, i quali desideravano conservare un buon rapporto con la Russia. Ha parlato di sanzioni, ma quasi scivolando su questo problema, senza farne il punto principale della sua conversazione.  Non era un obiettivo particolarmente ambizioso: si tratta del legittimo interesse di un Paese che ha con la Russia un vecchio rapporto che non desidera guastare.

    Il Primo ministro italiano Matteo Renzi e il Presidente russo Vladimir Putin
    © AP Photo/ Daniel Dal Zennaro, POOL
    Il Primo ministro italiano Matteo Renzi e il Presidente russo Vladimir Putin
    - Renzi vorrebbe fare da mediatore tra Putin e l'Europa, ma non le sembra questa una contraddizione, visto che l'Italia stessa ha già preso una posizione firmando sanzioni contro la Russia?

    - Anzitutto non credo si possa parlare di mediazione. Non mi pare che in questo momento ci sia spazio per una mediazione. Con le sanzioni immagino l'Italia si sia trovata in una situazione molto delicata e imbarazzante. Da un lato non aveva nessuna intenzione di approvare le sanzioni, perché avrebbero danneggiato oltre che la Russia anche la stessa Italia. D'altro canto quando si hanno delle alleanze si hanno anche dei debiti di lealtà. Per l'Italia è molto difficile in quelle circostanze sottrarsi alle pressioni di altri Paesi membri dell'Unione Europea. Non ho l'impressione che la Russia in questo momento stia rimproverando nulla all'Italia. La Russia ha capito la situazione di imbarazzo dell'Italia.

    Renzi durante l'incontro al Cremlino ha proposto il modello altoatesino per l'Ucraina. Secondo lei potrebbe essere una soluzione per questo conflitto?

    - Il modello altoatesino ha certamente funzionato in Italia. Questo modello è caratterizzato dalla necessità di assicurare la convivenza fra due gruppi che sono grosso modo pari quantitativamente.  Per esempio a Bolzano la maggioranza è italiana, la minoranza tedescofona. Sull'intero Alto Adige invece è la popolazione di lingua tedesca che è più importante di quella italiana. Francamente non so quali siano i rapporti quantitativi fra ucraini e russi nelle regioni oramai resesi autonome dell'Ucraina orientale. Ogni Paese ha le sue caratteristiche e non c'è riforma che non debba tenerne conto. Poi a differenza dell'Alto Adige, in Ucraina ci sono parecchie ferite da ricucire. Sotto il profilo degli statuti perché no? Se può servire, ci diano un'occhiata.

    - I toni del colloquio Renzi-Putin sembrano essere stati molto positivi, ma non teme che Renzi possa fare come la Mogherini? Ricordiamo che a luglio 2014 l'incontro tra Mogherini e Putin fu molto positivo, ma una volta tornata in Italia disse che "la Russia non era più un partner strategico per l'Europa" e si firmarono altre sanzioni.

    - Voi che vedete le cose dalla Russia, dovete cercare di rendervi conto che la politica estera per un Paese membro dell'UE non è più esercitabile come lo era un tempo. I Paesi membri dell'Unione Europea non possono ignorare che sono all'interno di un club, bisogna cercare di adattare le proprie esigenze a quelle della maggioranza. La Mogherini aveva un problema suo anche: assicurare il proprio ruolo come vicepresidente della commissione e alto rappresentante per la politica estera. Non c'è niente da fare: se voi vi aspettate da un Paese che vi è amico, un comportamento totalmente amico, sarete sempre delusi.

    - A parte questa delusione, possiamo dire che questi colloqui hanno confermato comunque quest'amicizia storica?

    Certamente, io credo di sì. Si saranno guardati negli occhi, si saranno forse detti qualcosa a bassa voce, in modo che non tutti ascoltassero. Quello che mi è parso molto interessante francamente è la parte dedicata alla Libia. Io sono sempre stato convinto che l'Occidente non si sia reso conto di quanto il problema musulmano potesse rappresentare un grosso pericolo anche per la Russia. La popolazione musulmana in Russia si aggira se non sbaglio attorno ai 25 milioni di abitanti. Vi sono repubbliche della CSI che sono musulmane, le frontiere asiatiche della Russia sono spesso musulmane. Il rischio del contagio è particolarmente elevato. L'Europa raramente si è resa conto che non si può fare una battaglia seria e vincente contro l'islamismo radicale se non ci si mette d'accordo sulla strategia anche con la Russia. Gli interessi a questo punto sono comuni. Se hanno parlato della Libia e se un giorno fosse possibile trovare una formula in cui la Russia sarà egualmente coinvolta non mi spiacerebbe. Ci sono difficoltà da risolvere ovviamente, diverse impostazioni sulla Siria, ma ho l'impressione che dovrebbe sempre prevalere il concetto che se si tratta di Islam il rapporto e le consultazioni con la Russia sono indispensabili.

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    Tags:
    Matteo Renzi, Vladimir Putin, Libia, Ucraina, Mosca
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