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    Matteo Renzi e Vladimir Putin al Cremlino alla conferenza stampa congiunta/ Il 5 marzo 2015

    Renzi al Cremlino: che cosa e` rimasto dietro le quinte?

    © Sputnik. Michael Klimentyev
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    Mario Sommossa
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    Anche dopo la conferenza stampa congiunta di Putin e Renzi a Mosca non potremo mai sapere tutto quello che i due leader si siano detti.

    Solitamente, negli annunci ufficiali si fa riferimento a qualcuno dei punti discussi ma raramente tutto viene reso pubblico. In particolare, quando ci sono punti di vista diversi ci si limita a dire che quei temi sono stati affrontati ma rimangono "tuttavia, alcune divergenze" o, piuttosto "alcuni aspetti da chiarire che andranno approfonditi nei successivi incontri".

    A volte, al contrario, possono verificarsi totali convergenze ma, per non turbare i rapporti con Paesi terzi o per questioni puramente tattiche non vengono evidenziate o sono addirittura taciute.

    I colloqui che Renzi ha avuto a Mosca con Putin e Medvedev potrebbero appartenere a quest'ultima categoria.

    Di certo, come lasciato trapelare sin dall'inizio, si e' parlato del nostro desiderio per l'aiuto diplomatico di Mosca presso l'ONU sulla questione libica. L'instabilita' di quel Paese e' particolarmente pericolosa per Italia, sia per la questione dei migranti sia per le relazioni economiche ed energetiche che ci legano a quel territorio d'oltremare cosi' vicino. E' anche per questi motivi che noi guardiamo con particolare disponibilita' e simpatia alle azioni militari egiziane verso la Libia. E certo non ci disturba che la Russia fornisca Il Cairo di armi che gli americani non sono piu' disponibili a cedere come nel passato.

    Non puo' non essere stato toccato anche l'argomento piu' strettamente economico che coinvolge la nostra Saipem. Questa societa' a partecipazione pubblica, visto il suo importante coinvolgimento nella stesura dei tubi e le grandi cifre coinvolte, ha subito uno shock enorme dalla decisione unilaterale russa di annullare il gasdotto South Stream. Renzi avra' chiesto rassicurazioni sull'annunciato gasdotto alternativo Turkish Stream, sempre che le difficolta' economiche e finanziarie russe attuali consentano di procedere con quel progetto.

    Infine, si sara', naturalmente, parlato della questione ucraina.

    Il giorno prima, il Presidente del Consiglio era stato a Kiev, ove aveva incontrato il Presidente Poroshenko e aveva ribadito il nostro appoggio all'integrita' territoriale ucraina. Evidentemente alludeva alla necessità di mantenere il Paese unito tra est  e ovest e, a quanto mi risulta, non ha fatto alcun cenno alla Crimea, oramai, definitivamente, territorio russo. Il passaggio da Kiev era indispensabile per due motivi. Il primo: era necessario rimediare, da parte dell'Italia, al ruolo da protagonisti che Francia e Germania avevano esercitato a Minsk tagliandoci fuori completamente. Il secondo: un viaggio solamente a Mosca avrebbe, nel linguaggio diplomatico, dimostrato una presa di posizione troppo filorussa e antiucraina, cosa che  avrebbe creato all`Italia sicuri problemi con Bruxelles e con quei partner europei che, piu' di altri, spingono per mantenere (o accrescere) le sanzioni contro il Cremlino a causa del conflitto in corso e non ancora  definitivamente superato.

    E' questo pero' il punto sul quale, anche se qualcosa di piu' di quanto reso pubblico potrebbe essere stato discusso, una certa discrezione e' assolutamente necessaria. Non e' un mistero che l'Italia abbia aderito alle sanzioni controvoglia e che, da Maidan in poi, la nostra lettura dei fatti sia spesso diversa da quella che certa propaganda continua a sventolare sulla stampa e nei telegiornali occidentali. Ed e' altrettanto certo che, a differenza della Germania e della Polonia, l'Italia non ha alcuna mira egemonica o di espansione su Paesi geograficamente confinanti o giudicati strategici dai russi e non esiste quindi alcuna rivalita'. Cio' detto, e'per Italia tuttavia inaccettabile immaginare di rompere formalmente la solidarieta' europea, nonostante i nostri rapporti commerciali con Mosca facciano di quest'ultima il nostro ottavo mercato di esportazione al mondo.

    Cosa avra' dunque detto il nostro Renzi ai due alti interlocutori a proposito della questione ucraina senza potersi troppo differenziare dalla posizione ufficiale della UE? La sola cosa che possiamo immaginare e' che abbia ribadito il sostegno che potremmo dare alla posizione russa durante gli incontri europei. In cambio avra' chiesto al Cremlino di aiutarci nella nostra azione rafforzando tutti quegli atti che confermino una soluzione diplomatica e non piu' bellica al confronto nell'est del Paese.

    Il problema che pero' resta aperto e' che, per arrivare a superare definitivamente il contenzioso in atto, non basta la volonta' di Mosca. Servirebbe anche che chi ha innescato la miccia si renda conto che la stessa, bruciando, potrebbe causare un'esplosione ben piu' pericolosa di quanto inizialmente previsto. E per essere certi che questa consapevolezza prenda piede, occorre guardare non solo a est, ma anche in altre direzioni.

    Bene ha fatto, dunque Renzi ad effettuare questa trasferta ma ora anche la nostra azione diplomatica verso altri tavoli dovra' incrementarsi. Magari con un po' piu' di coraggio e determinazione di quanto mostrato finora.

     

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    visita, governo, Matteo Renzi, Cremlino, Italia, Russia
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