14:37 30 Marzo 2017
    Profughi del Donbass

    Nel Donbass è vera catastrofe umanitaria

    © Foto: Evgenij Ganeev
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    Tatiana Santi
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    Nell’est ucraino pare che la tregua regga, ma il Donbass sta vivendo una catastrofe umanitaria globale. L’aspetto umanitario della guerra in Ucraina è stato quello meno considerato fino ad oggi dalla stampa occidentale.

    Al di là della politica e delle ideologie, oggi a morire di fame, sono i civili, i bambini, gli anziani. "Non aiutare queste persone per me è inimmaginabile",  racconta a Sputnik Italia Evgenij Ganeev, imprenditore di Ekaterinburg che va regolarmente nel Donbass a spese sue a distribuire gli aiuti umanitari  e che in questi mesi di guerra ha evacuato personalmente più di 400 persone.  

    - Come aiuta i civili del Donbass e com'è la situazione umanitaria nell'Est del Paese?

    Battaglione Angel nel Donbass
    © Foto: fornita da Alexei Smirnov
    - Sono andato nel Donbass già 6 volte. La prima a maggio 2014. Io con un amico abbiamo portato due zaini pieni di insulina a Slaviansk e a Kramatorsk. A partire dal secondo viaggio abbiamo iniziato a evacuare la gente. In Russia abbiamo comprato a nostre spese un'auto blindata e un'intera scorta di prodotti alimentari che abbiamo poi consegnato ai civili della cittadina Lisichansk, nella regione di Lugansk. E poi a ritorno abbiamo evacuato 9 civili. È stato un viaggio pericoloso, perché a quell'epoca i confini erano controllati dall'esercito ucraino.

    Non siamo un'organizzazione, nessuno ci finanzia. Le volte che parto da solo, pago tutto di tasca mia, se andiamo in due, facciamo a mezzi. Durante il mio terzo viaggio alla fine dell'estate 2014 sono riuscito a evacuare 319 persone.

    Come avviene l'evacuazione? Ci racconti il processo stesso.

    - Ci sono diverse tappe. La cosa più importante è portare via la gente dalla linea del fronte. Una volta evacuati i civili, dobbiamo trovare loro una sistemazione, non possono rimanere senza un tetto. Quindi, prima ancora di evacuarli, prendiamo accordi con il Ministero delle situazioni di emergenza della Russia in merito all'alloggio dei profughi. I civili che hanno dei parenti in Russia li raggiungono, noi compriamo il biglietto del treno e loro possono raggiungere le diverse città russe. Se i profughi non hanno nessuno in Russia, allora li portiamo ai punti di alloggio temporaneo. Tutti hanno un tetto sopra la testa, si tratta di ex-alberghi per esempio dati a disposizione da degli imprenditori. Da parte dello Stato russo comunque l'alloggio e i pasti saranno garantiti.

    • Evgenij Ganeev nel Donbass
      Evgenij Ganeev nel Donbass
      © Foto: Evgenij Ganeev
    • Profughi nel Donbass autobus
      Profughi nel Donbass autobus
      © Foto: Evgenij Ganeev
    • Donbass il saluto prima della evacuazione
      Donbass il saluto prima della evacuazione
      © Foto: Evgenij Ganeev
    • Donbass risultato di una bomba
      Donbass risultato di una bomba
      © Foto: Evgenij Ganeev
    • Profughi Donbass evacuazione autobus
      Profughi Donbass evacuazione autobus
      © Foto: Evgenij Ganeev
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    © Foto: Evgenij Ganeev
    Evgenij Ganeev nel Donbass
    - Durante i suoi viaggi nel Donbass, che cosa l'ha colpita di più?

    - Le impressioni del mio ultimo viaggio sono freschissime, sono tornato da poco dalla zona di Debaltsevo, dove c'è stata la famosa sacca. Mi ha impressionato come la gente riesca a vivere in quest'inferno: i bombardamenti erano continui, di notte e di giorno. Molte persone però dopo la fatidica tregua non vogliono più lasciare la propria città, dicono che dopo 8 mesi di orribili bombardamenti magari ora tutto finirà.

    Lei avrà visto anche i bambini del Donbass. Come vivono questa guerra?

    - I bambini hanno visto attorno a sé cose orrende, ma tengono duro. Oggi hai una casa, il giorno dopo è in macerie. Alcuni bimbi che ho conosciuto si sono salvati per miracolo, sono usciti un attimo e poi una bomba ha centrata in pieno la loro casa. A differenza degli adulti ho notato che i bambini si riprendono più facilmente. Nonostante l'orrore della guerra, non vedo la tragedia nei loro occhi, loro giocano con le schegge delle munizioni, mi raccontavano con interesse delle bombe che hanno visto. Un bambino mi ha detto che "ieri volavano gli ordigni, ed è una cosa buona". Io ho chiesto chiarimenti e il bambino mi ha spiegato che quando vola un ordigno lo senti e hai quattro secondi per buttarti a terra. La cosa grave è che per i bambini la guerra è diventata la normalità.

    Secondo lei la situazione nel Donbass che sviluppi potrà avere? Vista la distruzione totale, forse i problemi stanno solo per cominciare?

    - Ho la sensazione che la parte militare di questo stupido conflitto stia finendo. Ma ora siamo entrati nella fase di una catastrofe umanitaria globale. La gente sta morendo, non ha da mangiare, niente stipendi né soldi. Per uscire da questa catastrofe ci vorranno molti anni a mio avviso.

    Che cosa l'ha spinta a compiere questa sua missione?

    Ma è impossibile non andarci! Penso solo a questo, come si può non aiutare questa gente? Io continuerò ad andarci. Il mio compito adesso è quello di portare il più possibile di aiuti umanitari e distribuirli alla gente che non ha ancora ricevuto niente. I furgoni umanitari arrivano, ma il Donbass è grande. Non aiutare queste persone per me è innimaginabile. Il problema è un altro: poca gente lo fa. Bisogna aiutare, come possiamo. Si può arrivare a Rostov sul Don, punto dove vengono imballati gli aiuti umanitari da spedire, o stando a casa inviare gli aiuti o dare una mano con l'organizzazione usando il web. Anche un piccolo aiuto sarà già importante.

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    Debaltsevo, Donbass, Russia
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