20:50 02 Dicembre 2016
    euro nel barattolo

    Euro o non euro, questo (non) è il problema

    © Sputnik. Vladimir Trefilov
    Opinioni
    URL abbreviato
    Tatiana Santi
    0 240111

    Euro sì, euro no, euro forse, chi lo sa. In Italia la campagna contro la moneta unica europea si fa sempre più sentire. Il Movimento 5 stelle ha lanciato una raccolta firme per indire un referendum a riguardo, la Lega Nord vede proprio nell’euro il nemico numero uno.

    Quali rischi potrebbe correre però il Paese se uscisse dall'eurozona?

    È proprio uscendo dall'euro che si risolverebbe la crisi in Italia? In effetti, non si tratta di uscire di casa o da lavoro, parliamo di un processo ben più complesso. Ci siamo rivolti per un'analisi a Franco Bruni, professore ordinario di teoria e politica monetaria internazionale all'Università Bocconi e vice presidente dell'ISPI, che ha gentilmente rilasciato un'intervista a La Voce della Russia.

    - Molti economisti, tra i quali anche lei professor Bruni, mettono in guardia dagli effetti negativi di un'eventuale uscita dall'euro. Di che pericoli si tratta?

    - Innanzitutto bisogna vedere uscire dall'euro da parte di chi. Da parte di uno o più Paesi dell'eurozona in difficoltà e in crisi col debito pubblico fino a due anni fa, il pericolo è che fuori dall'euro, la valuta venga strapazzata dai mercati internazionali con movimenti speculativi molto forti e subisca una grande svalutazione. Questo con una continua instabilità qualunque cosa succeda: un rivolgimento politico, una difficoltà interna o un guaio internazionale. Una moneta, come potrebbe essere un domani la moneta greca, spagnola o italiana saranno come foglie al vento, porterebbero instabilità. In momenti di pericolo questa moneta sarà subito attaccata e svalutata. Si arriverebbe a una forte inflazione. I costi delle importazione e delle materie prime salirebbero. Inoltre i mercati internazionali non investirebbero più, perché avrebbero paura del valore dei loro investimenti. Il Paese finirebbe per essere isolato sia dal commercio che dalla finanza e il sistema bancario. Una volta già era difficile, negli anni '70 — '80 abbiamo avuto cambi flessibili in Europa che sono stati molto dannosi. Allora c'era una minore integrazione finanziaria, i movimenti di capitali erano più ristretti. Oggi è come mandare una piccola barca al vento, sarebbe totalmente impossibile sopravvivere per i nostri Paesi nel mercato senza avere l'aggancio ad una moneta di area forte come la nostra.

    Banconote euro
    © Sputnik. Vladimir Trefilov
    - Un'eventuale uscita dall'euro per l'Italia a suo avviso potrebbe comportare un isolamento economico ma anche politico?

    - Sì, non solo! Credo che non abbia proprio nessun senso l'ipotesi di uscire dall'euro per l'Italia. Nessuno se lo immaginerà mai, altro che alcuni strani personaggi che cercano con questo di avere qualche spazio politico nel Paese. Nessuno se lo sognerebbe e nessuno ce lo permetterebbe: ci sono dei grandi investimenti internazionali fatti in Italia che non permettono al Paese di fare una cosa del genere. Abbiamo un debito pubblico molto grosso detenuto all'estero e denominato in euro. Come sarebbe possibile cambiare la moneta? Inoltre partecipiamo in modo importante agli organi europei, siamo nella Banca Centrale, nella vigilanza europea. Oltre a tutto, per uscire dall'euro bisognerebbe uscire dall'Unione europea, perché il trattato non permette altrimenti. Significherebbe veramente finire in Africa!

    - Però diversi partiti italiani si battono per uscire dall'euro: il Movimento 5 stelle raccoglie le firme per indire un referendum, la Lega Nord vede nell'euro il nemico principale. Se l'euro non c'entra, a suo parere, quali misure andrebbero adottate allora per uscire dalla crisi economica?

    - Intanto direi che chi prende quei provvedimenti non sta cercando di uscire dall'euro, perché sa benissimo che non può farlo. Sta solamente cercando di raccogliere un po' di voti con dei discorsi che, a un certo gruppo di persone un po' incapaci di ragionare, possono colpire. Sono proposte che, come loro stessi sanno benissimo, non possono avere successo. Che cosa fare per il nostro Paese? Quello che stiamo facendo: riforme, riforme, riforme. Dobbiamo cambiare il mercato del lavoro, la pubblica amministrazione, rendere efficiente il Paese, chiudere le imprese che non funzionano e dare più credito e mercato a quelle funzionanti. Le nostre esportazioni stanno anche andando bene. Un'altra delle ragioni per cui non vedo perché dovremmo abbondonare l'euro. C'è bisogno di grandi progetti di investimenti europei, che si stanno preparando con il nuovo presidente della Commissione. L'importante è che i nostri Paesi siano efficienti, il problema non è solo l'Italia. Nel complesso l'Italia è in condizioni migliori della Francia, un Paese ancor più indebitato con un disavanzo che supera largamente la commissione. È un Paese più rigido e conservatore del nostro. È chiaro che dobbiamo fare riforme tutti e due, anzi e tre, perché poi c'è la Spagna, il Portogallo ecc. In fondo c'è anche la Germania, un Paese dove i negozi chiudono ancora troppo presto, dove non è permesso fare concorrenza alle imprese tedesche in settori di mercato chiusi. È un Paese che punta troppo sull'esportazione e troppo poco sulla domanda interna, dove le banche sono molto fragili. Dobbiamo tutti curare i nostri guai, migliorando la situazione di ciascuno, miglioriamo anche quella degli altri.

    - Per concludere in breve i motivi per i quali conviene restare nell'eurozona.

    - Perché è l'unico modo per rimanere nell'Unione Europea, per avere un mercato unico, per contare qualcosa nel mondo. Il mondo è grande e ciascuno dei nostri Paesi è troppo piccolo per star da solo. Dobbiamo avere insieme delle politiche economiche e un grande mercato unico, dove le nostre imprese possano rafforzarsi. Aggiungiamo che dovremmo avere anche altre cose in comune, per esempio la politica estera, magari anche nei confronti della Russia, sarebbe un grosso passo avanti.

    Correlati:

    La Germania tende una mano ad Atene
    Foreign Policy: la moneta unica era una pessima idea sin dall’inizio
    Dollaro contro euro, siamo alla resa dei conti
    Tags:
    Europa, Italia
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik

    Top stories

    • Vladimir Putin parla all'Assemblea Federale

      Vladimir Putin ha firmato una nuova dottrina di politica estera della Russia secondo la quale Mosca è pronta a dare a qualsiasi atto aggressivo da parte di Washington una risposta speculare o asimmetrica.

      41069
    • Rome, Italy

      Si avvicina il 4 dicembre e finalmente i cittadini italiani voteranno al referendum costituzionale. Negli ultimi mesi si sono alternati slogan altisonanti, previsioni apocalittiche, trasformando così il dibattito sulla Carta Costituzionale in un voto politico. Perché votare sì e perché votare no?

      4424
    • Vladimir Putin

      di Paul Craig Roberts.

      71014
    • Sergio Zanotti

      Si infittisce il mistero sulla scomparsa dell'imprenditore italiano Sergio Zanotti, 56 anni, sequestrato in Siria da un gruppo di sedicenti (o reali?) terroristi e del quale si sa ancora poco.

      1613
    • Il premier italiano Matteo Renzi al summit UE.

      Negli ultimi giorni di convulsa campagna referendaria abbiamo assistito a funamboliche capriole elettorali da parte degli esponenti del governo Renzi, ma l'uscita più ardita rimane quella del premier, che ha tentato di sdoganarsi quale nemico dell'establishment che comanda in Europa.

      121513
    • Vladimir Putin parla all'Assemblea Federale

      La Russia non cerca nemici, ma vuole essere artefice del proprio destino senza suggerimenti altrui non richiesti. Questa è la posizione in politica estera espressa dal presidente Putin davanti all’Assemblea Federale. Pronti a collaborare con Trump, perché dai rapporti bilaterali fra Stati Uniti e Russia dipende la sicurezza mondiale.

      0 631