20:47 02 Dicembre 2016
    Eliseo Bertolasi a Zorinsk, regione di Lugansk

    Lugansk e la pace che non c’è

    © Foto: Eliseo Bertolasi
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    Tatiana Santi
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    Di nuovo vittime tra i civili del Donbass. Nella regione di Lugansk la tregua e il famoso “cessate il fuoco” del 15 febbraio non sono proprio arrivati.

    Come ci racconta Eliseo Bertolasi, che il 16 e il 17 si trovava sulla linea del fronte, la guerra continua a distruggere le cittadine del Donbass e seminare morte tra i civili.

    Di ritorno verso l'Italia, Eliseo Bertolasi ha offerto a La Voce della Russia la sua testimonianza diretta sulla tragedia di un Donbass dilaniato dalle bombe.

    - Eliseo, sei appena tornato dalla regione di Lugansk. Raccontaci, lì c'è stata la tregua prevista dagli accordi di Minsk dopo il 15 febbraio?

    - Io il 16 febbraio mi trovavo nell'autoproclamatasi repubblica di Lugansk e la tregua, che tante aspettative aveva suscitato, in sostanza non è arrivata. Lo dico portando la mia testimonianza. Mi trovavo nella parte occidentale di Lugansk, parlo di centri abitati come Zorinsk, Chernukino, Perevalsk, Pervomaisk, Stakhanov. In queste città corre il fronte in maniera parallela che, come mi dicevano i miliziani, ha una forma di pettine. Le linee si intrecciano e si intersecano, il rischio di incontrare delle pattuglie ucraine in avanscoperta diventa una possibilità reale. Dal primo pomeriggio nella cittadina di Zorinsk si sentiva continuamente il rumore delle esplosioni, parlo di artiglierie e anche di missili Grad.

    Addirittura nella stessa mattinata del mio arrivo, verso le 10.00 un colpo a frammentazione, sottolineo, ovviamente tirato dalle linee ucraine, ha colpito a morte un signore anziano e ha ferito gravemente un'altra persona. Sulla neve si vedevano ancora a distanza di tante ore e nonostante la bufera di neve, le macchie di sangue.

    - Vedendo questa distruzione, come ti immagini lo sviluppo della situazione? Quando finirà la guerra, come vivrà la gente in queste città distrutte?

    - Il problema è proprio questo: sono mesi che questa guerra sta infuriando in tutto il Donbass, sono mesi che vengono a mio avviso volutamente colpite le infrastrutture, in modo tale che se il Paese dovesse continuare in maniera autonoma, dovrà sostenere dei costi di ricostruzione altissimi con un'economia del Donbass già aggravata da questa guerra che lo sta dilaniando da mesi.

    - Che cosa ti ha colpito di più e cosa porterai con te in Italia dopo questo viaggio nel Donbass?

    Sicuramente la sofferenza di questo popolo. Ho visto il punto dove è stato colpito a morte questo signore. Sua moglie mi ha riconosciuto come giornalista e mi ha portato in casa e mi ha fatto vedere il marito nella bara. È stata sicuramente una scena molto toccante, drammatica. Singhiozzando mi mostrava le schegge che hanno ucciso il marito. Sono convinto che quando si arriva a questo livello di sofferenza, è ben difficile poter ipotizzare un ritorno ad una situazione paragonabile al periodo precedente Maidan.

    - I mass media italiani hanno cambiato rotta ed hanno iniziato a parlare di più di questo conflitto dopo mesi si silenzio. Finalmente hanno aperto anche loro gli occhi sul dramma del Donbass?

    - Sì, sono convinto di sì. Gradualmente in Italia un po' le cose stanno cambiando, basti pensare al contributo che sta dando a questa causa Il Fatto Quotidiano, lo stesso Vauro Senesi è stato con me a Lugansk un paio di mesi fa.

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    Tags:
    Lugansk, Donbass
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