20:48 02 Dicembre 2016
    Matteo Salvini in Piazza Rossa, ottobre 2014

    Salvini torna a Mosca per dire "no"alle sanzioni. Parte 2

    © Foto: Stefano Cavicchi/Corriere della Sera
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    Tatiana Santi
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    No alle sanzioni, ma anche critiche al governo Renzi: "passacarte delle decisioni di qualcun'altro, non difende gli interessi italiani". Molto diretto il messaggio di Matteo Salvini, tornato a Mosca per ribadire la sua posizione sulle sanzioni antirusse, che colpiscono duramente gli imprenditori italiani legati al mercato russo.

    Il leader della Lega, prima di tornare nel Belpaese, ha rilasciato in esclusiva un'intervista a "Rossiya segodnya".

    - Lei ha detto che il destino dell'Ucraina non interessa all'Europa e la crisi ucraina è stata solo un pretesto per esprimere le sue posizioni antirusse. Visto che l'Ucraina è stata solo un pretesto, lei crede in un miglioramento nei rapporti tra la Russia e l'Unione Europea?

    - Difficile, ma doveroso.Noi siamo sostenitori della libera scelta dei popoli, come in Crimea. Se l'Europa facesse gli interessi degli europei, non avrebbe neanche cominciato a litigare con la Russia. Evidentemente in Europa c'è qualcuno che è al servizio di qualcun'altro. Ritengo possibile il superamento del problema, anche perché l'atteggiamento della Russia è assolutamente responsabile da questo punto di vista.

    - Quando i leader occidentali parlano di un possibile annullamento delle sanzioni antirusse in caso di miglioramento nella crisi ucraina, fanno solo della retorica? Lei personalmente come si immagina l'annullamento delle sanzioni?

    - Quella è solo retorica, perché nessuno, neanche mio figlio di undici anni, pensa che le sanzioni dipendano da quello che è successo in Ucraina. Le sanzioni sono una scelta economica, politica, commerciale e strategica dettata da qualcun'altro. Penso che solo la pressione dei governi nazionali possa far cambiare idea a Bruxelles.

    Matteo Salvini in Piazza Rossa
    © Foto: Stefano Cavicchi/Corriere della Sera
    - Secondo lei l'Italia può condurre una politica autonoma verso la Russia o un ostaggio totale delle posizioni antirusse dell'Occidente?

    - Ad oggi è ostaggio. La speranza è che lo sia sempre meno. Sicuramente il governo Renzi è il passacarte delle decisioni di qualcun'altro.

    - Recentemente il ministro degli Esteri italiano ha detto che le sanzioni dell'UE contro la Russia devono essere proporzionali e reversibili. Come interpreta queste parole?

    - Non sono interpretabili, perché ha cambiato idea 18 volte! Il governo italiano ha detto di tutto e il contrario di tutto a proposito della Russia. La priorità è cambiare il governo italiano.

    - Sempre il ministro degli Esteri ha definito le sanzioni come "un male necessario". All'Italia conviene trascurare i rapporti con la Russia?

    - Evidentemente no, perché ci siamo smenando 5 miliardi di euro in tutti i campi, dall'agricoltura al turismo, dal commercio agli appalti pubblici. Guardiamo anche il progetto South Stream… Un ministro non si deve adeguare al "male necessario". Se crede sbagliata una cosa, non la fa. Se è autonomo, altrimenti dipende da qualcun'altro.

    - I Paesi europei, compresa l'Italia, accusano la Russia di aver infranto gli accordi di Minsk. Allo stesso tempo chiudono gli occhi sui crimini del governo ucraino. Non le sembra che l'Europa usi i doppi standard?

    - Assolutamente sì. L'Europa ha riconosciuto il Kosovo con un'operazione militare sbagliata, e non riconosce la Crimea, figlia di un referendum popolare. In Europa purtroppo non contano i cittadini e il buon senso in questo momento.

    - Criticano la Russia per essere uscita dal "South Stream", anche se è stata la stessa Europa ad aver fatto di tutto pur di rendere impossibile il progetto. E' ragionevole chiedere alla Russia dei chiarimenti ora e aspettarsi delle compensazioni?

    - "South Stream" è un progetto fondamentale non solo per l'Italia, ma per l'Europa. Renzi ha detto che non è più prioritario e strategico. Quindi è evidente che difenda altri interessi e non quelli italiani. Più che chiedere spiegazioni alla Russia bisogna chiudere con le sanzioni e partire con il gasdotto.

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