20:48 02 Dicembre 2016
    Autunno in Altay

    Evviva il Made in Italy! Evviva il tiramisù made in Altay

    © Sputnik. Alexandr Kryazhev
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    Riccardo Pessarossi
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    Vi piace il tiramisù? Lo mangereste se vi dicessero che l’ingrediente “clou”, il mascarpone, non è made in Italy, ma “made in Altay”, una regione russa situata a 7000 km dalla bassa lombarda, terra d’origine del mascarpone?

    De gustibus non disputandum est dicevano i latini, perciò anche se avete risposto "si" alla seconda domanda, non vi succederà nulla. Eppure, a tre mesi dall’inizio dell’EXPO di Milano, dove visto il tema “Nutrire il pianeta, Energia della Vita” le eccellenze enogastronomiche italiane (e non solo) dovrebbero essere protagoniste, dalla Russia arriva una notizia che getta qualche dubbio sulla capacità del Sistema Italia di promuovere e proteggere i suoi prodotti più apprezzati.

    Autunno in Altay
    © Sputnik. Alexandr Kryazhev
    Un paesaggio dell'Altay, dov'è stata inventata una nuova varietà di mascarpone.

    Uno dei maggiori consorzi caseari della regione dell’Altay (Siberia Meridionale), “Plavych”, ha deciso di ampliare la propria linea produttiva e dopo aver lanciato il formaggio “Fetacini” (simile alla feta greca,), dallo scorso 20 gennaio ha avviato la produzione in proprio del formaggio cremoso mascarpone.
    Il mascarpone è un ingrediente alla base della preparazione di molti dolci, uno su tutti il tiramisù, una specialità che i golosi di tutto il mondo invidiano al Belpaese. Prima però di dare contro ai produttori dell’Altay è degna d’elogio la, forse inconsapevole, italianità che pure la loro decisione tradisce. Come dice il detto: “Fatta la legge, trovato l’inganno”?

    In regime di sanzioni e controsanzioni dallo scorso autunno in Russia è vietata l’importazione di prodotti alimentari dall’Europa, Italia compresa (e più di altri colpita da questa situazione), pertanto gli allevatori dell’Altay, rinomato per le sue alte montagne e la bellezza mozzafiato del paesaggio, hanno deciso di fare da sè e produrre il “loro” mascarpone.
    Come informa l’ufficio stampa dell’azienda, per i consumatori locali il prodotto sarà altrettanto appetibile rispetto all’originale europeo, non solo nel gusto, ma anche nel prezzo:

    Il nostro mascarpone verrà prodotto sia per il consumatore ordinario, in un recipiente da 400 grammi, sia per il segmento della ristorazione, in una confezione del formato di 3,3 kg. Il nuovo prodotto si propone come una degna alternativa ai formaggi stranieri nella preparazione di classici piatti tipici europei ed asiatici: cheese-cake, tiramisù, roll di sushi e salse per i piatti di pesce e carne.

    Il nuovo mascarpone è già in vendità sugli scaffali dei supermercati della regione dell’Altay e chissà forse qualche ipotetica casalinga di Gorno Altaisk –unica città della regione- lo ha già usato per il suo tiramisù. Ma come hanno reagito alla notizia da Lodi, culla della produzione del mascarpone italiano? Lo spiega in esclusiva a La Voce della Russia, Fabio Bonaccorso – portavoce di Coldiretti Lombardia.

    Quello che sta succedendo è figlio della contrapposizione politica tra l’Europa e la Russia e dell’embargo. La produzione di prodotti che portano nomi italiani, ma che vengono prodotti in Russia, è un fenomeno che la Coldiretti, ha già denunciato e che avviene quando manca un prodotto apprezzato dai consumatori in un certo mercato. In Russia, dove di recente si era apprezzata la capacità dell’Italia di produrre qualità nell’agroalimentare, ora che certi prodotti vengono a mancare si creano dei surrogati che non hanno la stessa qualità. Noi il mascarpone lo facciamo da secoli e secoli, chi lo fa da un giorno non può avere lo stesso risultato.

    Purtroppo tutto questo accade proprio alla vigilia dell’EXPO di Milano, di recente protagonista di una campagna promozionale in Russia, che però si scontra con la realtà attuale dove l’eccellenza viene sopraffatta dalla contraffazione, con delle conseguenze negative, come illustra Bonaccorso:

    Certamente il cibo rappresenta il racconto della storia di un popolo. Per l’Italia pensiamo al parmigiano o al pecorino romano, al camambert per la Francia, mentrea me viene in mente anche se non sono un esperto la vodka per la Russia. Noi pensiamo che il cibo sia il paradigma della storia della tradizione e della cultura di un popolo e di una nazione. Noi come Coldiretti ed anche il governo, sappiamo benissimo quali sono le conseguenze di questa situazione. Il blocco delle esportazioni immette sul mercato dei surrogati dei prodotti vietati, che si prendono le quote di mercato lasciate libere. Purtroppo in queste questioni ci sono dinamiche internazionali molto più complesse su cui i singoli settori economici non possono agire.

    L’EXPO di Milano “Nutrire il pianeta, energie per la vita” inizierà il 1° maggio. A marzo è invece attesa la riunione dell’Unione Europea in merito alle sanzioni contro la Russia.


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    Tutti i commenti

    • nikita
      Vi brucia soltanto ora?
      Coldiretti, Confindustria, Confartigianato....che cosa avete fatto di concreto contro il sistema di sanzioni accettato a piene mani da Renzi e Mogherini contro la Russia?
      Avere manifastato a Roma massicciamente?
      Avete fatto sentire non più pacatamente il vostro disappunto?
      La perdita di sovranità nazionale conduce inevitabilmente a conseguenze nefaste!
      Non mi direte che non lo sapevate?
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