14:31 15 Maggio 2021
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Per la sesta settimana di fila il Portogallo è il Paese con il minor numero di nuovi casi di COVID-19 su 100.000 abitanti nell’Unione europea. Da giorni non si registrano decessi dovuti al coronavirus, l’ultimo fu segnalato ad agosto. I medici hanno spiegato a Sputnik quali tra le misure adottate hanno permesso di conseguire questo risultato.

Secondo i dati dell’ultimo rapporto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), negli ultimi 14 giorni il Portogallo ha registrato 75 nuovi casi di positività al virus SARS-CoV-2 su 100.000 abitanti. Al secondo posto troviamo la Finlandia con 82 casi su 100.000 abitanti e al terzo l’Irlanda con 108 nuovi casi. A seguire vi sono Malta (145) e Danimarca (164).

Dall’analisi dei dati emerge che l’incidenza del COVID-19 in Portogallo negli ultimi 14 giorni è stata maggiore nella fascia d’età 25-49: 93 casi su 100.000 persone. Le altre fasce d’età, invece, hanno registrato i seguenti casi: 86 contagiati tra i 15 e i 24 anni, 83 nei bambini con meno di 15 anni, 62 casi tra i 50 e i 64 anni, 33 tra i 65 e i 79 e infine 32 casi tra gli ultraottantenni.

Nel mese di febbraio il Portogallo ha registrato 1.190 casi su 100.000 abitanti nell’arco di 14 giorni, ossia il maggior numero di contagi in Europa, persino peggio di Cipro con i suoi 962 nuovi casi che oggi si trova in fondo alla classifica. Ma cos’è cambiato in due mesi a parte il lockdown imposto alla popolazione in fretta e furia.

Marcelo Teixera Matos, medico di Rio de Janeiro che lavora in due strutture ospedaliere dell’area metropolitana di Lisbona, ha rilasciato un’intervista a Sputnik in cui ha enumerato una serie di fattori determinante a partire dalla rimozione graduale delle serrate che attualmente si trova alla sua terza fase nella maggior parte dei 278 comuni portoghesi.

“Monitoro con grande attenzione questi numeri. Ho compreso che il piano del governo è stato organizzato nel modo migliore, ossia a tappe graduali. La popolazione è invogliata a badare a sé perché nessun comune vuole un incremento del numero di casi e quindi ritornare alla fase precedente di serrata con la conseguente chiusura delle attività. Questo sistema ha sicuramente inciso”, sostiene Matos.

Un altro fattore rilevante è la qualità del vaccino Pfizer, il più diffuso in Portogallo con oltre 1,45 milioni di dosi. A seguire per grado di diffusione troviamo AstraZeneca (417.000 dosi) e Moderna (157.000 dosi). Matos sottolinea che il farmaco della casa Pfizer ha garantito una buona immunità, come si evince della contrazione dei contagi, mentre il vaccino AstraZeneca è stato messo in discussione dall’Agenzia europea del farmaco per via dei presunti casi di trombosi.

“Il vaccino Pfizer è già stato oggetto di elogi da parte dei miei colleghi. Perlomeno qui in Portogallo non ho visto casi di una seconda infezione dopo la vaccinazione. E anche nei reparti COVID-19 ci sono pochi contagi”, spiega Matos.

Stando ai dati della Direzione generale per la Sanità del Portogallo, nella settimana tra il 15 e il 21 marzo, ad esempio, i reparti COVID-19 delle strutture ospedaliere contavano 848 persone, 194 delle quali necessitavano di un respiratore. Nella settimana tra il 19 e il 25 aprile si è registrato un dimezzamento di questi numeri: 400 gli ospedalizzati, 106 i soggetti attaccati al respiratore.

La vaccinazione della popolazione anziana garantisce una riduzione della moralità delle case di riposo

Matos aggiunge che la vaccinazione interessa le fasce più anziane e vulnerabili della popolazione. Oltre 3 milioni di dosi sono già state inoculate in Portogallo. Il 21,75% della popolazione ha ricevuto almeno la prima dose e l’8,10% entrambe. Il 91,37% degli ultraottantenni portoghesi ha ricevuto almeno la prima dose e il 58,32% anche la seconda.

Questo ha garantito un calo dei contagi in questa fascia d’età. Ad esempio, nel 2020 per COVID-19 sono morti 4.476 ultraottantenni. Tuttavia, nei primi due mesi di quest’anno questo numero è cresciuto a 6.138. A marzo si è registrato un brusco calo (298) e tra il primo e il 22 aprile sono morte soltanto 48 persone in questa fascia d’età. Nelle case di riposo il numero è passato da 2.435 a gennaio-febbraio a 166 a marzo e nei primi 22 giorni di aprile sono stati registrati soltanto 5 decessi.

Il segno indica il centro di vaccinazione contro COVID-19 a Lisbona
© Sputnik . Lauro Neto
Il segno indica il centro di vaccinazione contro COVID-19 a Lisbona

In Unione europea il Portogallo è il secondo Paese con il minor numero di decessi (5,92) per milione di abitanti negli ultimi 14 giorni, dietro alla Danimarca (con 4,98), secondo i dati dell’ECDC. Al terzo posto troviamo la Norvegia (6,15) e a seguire la Finlandia (8,14) e la Svezia (12,39).

“Non abbiamo avuto casi gravi e nella maggior parte dei casi hanno riguardato la popolazione giovane, perché gli anziani sono vaccinati. La campagna di prevenzione sta andando così bene che nelle case di riposo il numero di decessi è praticamente nullo dopo la vaccinazione. Il governo, a mio avviso, ha giustamente dato priorità agli ultraottantenni, il gruppo più vulnerabile, in cui la mortalità era molto elevata”, conclude Matos.

Nair Amaral, dottoressa che lavora nei reparti COVID-19 in Portogallo, ha indicato anche altri fattori che hanno garantito il successo del Paese in questo ambito. Oltre al miglioramento delle condizioni climatiche con temperature intorno ai 20° già da fine febbraio, la dottoressa sottolinea che il Paese è stato il primo ad aver introdotto le serrate quest’anno proprio perché in Portogallo si era registrato a livello mondiale il maggior numero di casi e decessi per milione di abitanti all’inizio del 2021.

“Le fasi di picco non si registrano in maniera contemporanea in tutti i Paesi. Quando in un Paese si verifica un’ondata, negli altri questo può non accadere. E questo fenomeno può essere osservato anche in Paesi vicini come il Portogallo e la Spagna che hanno abitudini diverse. Da noi è comparsa prima la variante inglese, nel mezzo dell’ondata, causando grandi difficoltà. Sopravvissuto a molti decenni, isolamenti, distanziamento e a un rigido lockdown, il Portogallo ha già fatto la sua parte. Ora si merita un po’ di tranquillità”, sostiene la dottoressa.

Lo studio dimostra che il 15,5% della popolazione ha gli anticorpi

Inoltre, la dottoressa ha indicato anche l’acquisizione dell’immunità tra i fattori che hanno contribuito al successo sanitario del Portogallo. L’immunità sarebbe stata acquisita sia in esito alla vaccinazione sia dopo la contrazione della malattia. Stando ai dati preliminari della seconda tappa dello Studio sierologico nazionale dell’Istituto statale portoghese di Sanità intitolato a Ricardo Jorge, il 15,5% della popolazione residente in Portogallo di età compresa tra 1 e 80 anni possiede già anticorpi contro il nuovo coronavirus, il 13,5% dei quali è stata causata dall’infezione.

Tra i vaccinati la quota di soggetti con anticorpi è il 74,9%. Questa percentuale si eleva al 98,5% se si considera soltanto il numero di soggetti che hanno ricevuto entrambe le dosi almeno una settimana fa. Nella prima fase dello studio, condotta tra maggio e luglio 2020 quando ancora non c’erano i vaccini, gli anticorpi erano presenti soltanto nel 2,9%.

“Sono molto fiduciosa nell’immunità acquisita mediante la vaccinazione o in maniera naturale. Questo consente di ridurre la diffusione del virus. Anche il clima gioca la sua parte: più secco e meno caldo sarà, meglio è. Il Portogallo ha buone possibilità di rimanere aperto d’estate, ossia nel momento migliore per uscire di casa”, spiega la dottoressa.

Tuttavia, la dottoressa ha delle riserve sulla riduzione dei casi poiché il Portogallo è uno dei Paesi che fa meno tamponi di positività al SARS-CoV-2. Tra i Paesi dell’UE il Portogallo è al 19° posto con soli 2,32 tamponi al giorno su 100.000 abitanti, secondo i dati ECDC. Cipro, invece, che è in testa alla classifica per numero di nuovi contagi negli ultimi 14 giorni, è il Paese che effettua il maggior numero di tamponi. In media testa 57 soggetti su 100.000 abitanti ogni giorno.

“Abbiamo molti più contagi di quanti possiamo immaginare. Se qualcuno si aspetta che i casi rallentino o si fermino, è solo un’illusione. Continueranno a crescere finché tutta la popolazione non entrerà in contatto con il virus. Ma io sono ottimista. Anche se ci saranno altre ondate, non saranno così forti come l’ultima. Ora la cosa più importante è vaccinare rapidamente”, condivide la dottoressa.

A partire da maggio il governo portoghese intende vaccinare circa 100.000 persone al giorno nell’arco di 4 mesi. Si prevede che entro la fine del prossimo mese tutti gli ultrasessantenni saranno vaccinati. In questa fascia d’età si concentra il 96% delle morti per COVID-19.

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