18:55 17 Maggio 2021
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Coronavirus nel mondo: oltre 30 milioni contagiati (391)
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Il massimo funzionario del ministero della Salute norvegese, Bjørn-Inge Larsen, ha accusato l'Agenzia europea per il controllo delle infezioni (ECDC) di aver commesso "gravi errori" durante la pandemia. In particolare, questi ritiene, il consiglio di lasciare aperte le frontiere era sbagliato.

Quando il nuovo coronavirus ha colpito per la prima volta l'Europa all'inizio del 2020, un certo numero di paesi europei ha risposto imponendo severi controlli alle frontiere. Alcuni paesi hanno fatto di tutto per chiudere completamente i propri confini. Tuttavia, l'ECDC dalla sua sede a Solna, fuori Stoccolma, ha avvertito che la chiusura delle frontiere in Europa non avrebbe fatto che peggiorare la pandemia. L'ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) aveva dichiarato che le restrizioni ai confini sarebbero state inefficaci e controproducenti.

"Si possono dire molte cose belle sull'Agenzia europea per il controllo delle infezioni, ma hanno anche commesso gravi errori durante questa pandemia. Ci hanno costantemente consigliato di non imporre restrizioni all'ingresso mentre noi riteniamo invece che proprio le restrizioni all'ingresso siano state uno degli strumenti più efficaci che abbiamo adottato”, ha affermato Larsen, intervistato dall'emittente nazionale NRK.

Larsen ha affermato che i consigli dell’ente erano stati dettati "per paura che i paesi potessero chiudere i confini per ragioni protezionistiche non pertinenti alla questione del controllo delle infezioni”.

Secondo Larsen, questa linea di pensiero portata avanti dall’ECDC avrebbe condizionato Europa e Norvegia al mantenimento delle frontiere aperte.

"A mio parere, è stato completamente sbagliato in questa pandemia. I tre paesi che si sono davvero concentrati sui confini, che sono Islanda, Finlandia e Norvegia, sono gli unici paesi europei che sono riusciti a contenere l'infezione", ha sostenuto Larsen.

Il consigliere Bjørn-Inge Larsen è stato in precedenza il direttore della sanità norvegese ed è stato membro del consiglio dell'Organizzazione mondiale della sanità.

Le autorità di controllo delle infezioni e i governi di tutta Europa hanno ascoltato attentamente i pareri dell'ECDC, e così ha fatto l'Istituto norvegese di sanità pubblica (FHI), sconsigliando il governo contro lo screening dei viaggiatori che arrivano in Norvegia e l'ingresso in quarantena.

Tuttavia, il governo norvegese ha comunque scelto di chiudere il confine. Dopo una graduale riapertura nell'estate del 2020, la Norvegia ha assistito a un'ondata importata di infezioni nell'autunno del 2020.

"Al governo mancava un piano per affrontare le infezioni importate quando nell'autunno del 2020 si è verificata una nuova ondata di infezioni in Europa", ha infine concluso la cosiddetta "Commissione della Corona" norvegese, aprendo il campo alle polemiche.

In risposta alle tante critiche l'ECDC ha fatto marcia indietro.

"Siamo spiacenti di aver valutato la situazione in questo modo", ha affermato Agoritsa Baka, esperto senior dell'ECDC. "Non c'era alcun supporto nella ricerca per noi per sostenere la chiusura delle frontiere o rigide restrizioni di viaggio al tempo. Ma ora siamo più attenti e raccomandiamo ai paesi di testare i viaggiatori e avere una certa misura di quarantena", ha aggiunto.

La differenza tra i due approcci è probabilmente illustrata al meglio dai due paesi confinanti Norvegia e Svezia. Mentre la Norvegia, con le sue lunghe restrizioni sui viaggi all'estero, ha visto 111.915 casi di COVID-19 con 753 morti, la Svezia, che è stata in ritardo nel vietare i viaggi non essenziali, si sta lentamente avvicinando a 1 milione di casi COVID, con circa 14.000 morti.

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