13:45 09 Maggio 2021
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“Con molte persone la forza è grande” disse una volta Mao Zedong. Da allora la Cina ha adottato approcci diversi alla questione: da quel “la forza è grande” ai tentativi di contenere l’aumento demografico e fino alla politica del figlio unico le cui eventuali trasgressioni venivano severamente punite.

Oggi la Cina conta 1,443 miliardi di persone, si consiglia di non avere più di 2 figli per famiglia. Tuttavia, gli economisti credono che l’approccio di Mao rimanga attuale: infatti, andrebbero presto rimosse le limitazioni alle nascite perché altrimenti il Paese non riuscirà a spuntarla sugli USA.

A discutere sul tema sono gli esperti della Banca centrale cinese. Uno di loro, Cai Fang, sostiene che a partire dal 2025 la popolazione cinese comincerà a diminuire (prima si pensava che l’inizio del calo sarebbe iniziato più tardi) e allora comincerà anche a decrementare anche la domanda in termini di consumi. E questo è da evitare a tutti i costi perché significherebbe un rallentamento della crescita economica.

Il quadro è questo: la politica del figlio unico o dei due figli per nucleo familiare ha generato una riduzione della manodopera, tendenza che ormai si registra dal 2010 senza interruzione. Contemporaneamente cresce l’età media della popolazione che oggi si attesta a 34 anni, ma in futuro non farà che crescere. Si nota altresì un tasso di fertilità medio molto basso: 1,5 figli per donna.

I figli sono il motore dell’economia, rappresentano la domanda. Mentre gli aiuti alla popolazione anziani, siano essi diretti o meno, finiscono nei risparmi o non vengono utilizzati. Quindi, non contribuiscono ad alimentare la domanda.

Cai ha esposto anche molte altre idee per accelerare la crescita economica, ma le sue stime si sono rivelate più modeste rispetto a quelle di un gruppo di suoi 4 colleghi della Banca centrale.

Questi altri esperti dipingono così la situazione: entro il 2050 la Cina perderà 32 milioni di persone, mentre gli USA ne acquisteranno 50 milioni. Questo complicherà la posizione di Pechino in termini di concorrenza strategica tra le due superpotenze. Pertanto, è necessario rimuovere tempestivamente la politica dei due figli per nucleo familiare, introdotta nel 2016, e stimolare le nascite in tutti i modi possibili.

Nel rapporto presentato da questo gruppo di esperti si legge che i traguardi economici conseguiti dalla Cina in competizione con gli USA sono stati possibili anche grazie all’afflusso nell’economia di manodopera meno cara rispetto a quella statunitense. Ma già da qualche anno in Cina si registra una carenza di manodopera, per ora limitata solo ad alcuni comparti. “Quale sarà il nostro vantaggio competitivo in futuro?”, si chiedono preoccupati gli esperti della banca. Si chiuderà lo spettro di possibilità, ci ritroveremo nella stessa situazione in cui si trovano oggi i Paesi sviluppati come il Giappone, con una popolazione mediamente sempre più vecchia.

La discussione sul tema si è aperta nella fase precedente alla pubblicazione dei risultati del censimento della popolazione cinese condotto lo scorso anno. Presto la discussione sul tema si farà anche politica. In questo senso è assai interessante che il Paese più popoloso al mondo abbia per l’ennesima volta intavolato un complesso discorso di portata globale su ciò che di fatto già aveva detto Mao anni fa: molte persone sono una forza o no?

A questo punto vale la pena ricordare che tra gli anni ’50 e ’60, perlomeno nei Paesi in via di sviluppo, era in voga l’idea che la crescita demografica andasse contenuta ad ogni costo. Indira Gandhi, ad esempio, condusse una politica di sterilizzazione quasi forzata e fu odiata dagli indiani per questo. Poi alla morte di Indira (avvenuta in esito a un violento attentato) la sua politica demografica fu abbandonata. E oggi l’India è tra i Paesi più giovani al mondo con un’età media compresa tra i 27 e i 30 anni (a seconda delle stime). Questo è considerato uno dei vantaggi economici della Cina perché le generazioni più anziani possono fare affidamento sul supporto pensionistico delle generazioni più giovani. Un’altra questione è assicurare ai giovani posti di lavoro a sufficienza, il che può essere facilitato dal fatto che buona parte della popolazione è anglofona.

Si ricordi ancora che lo scorso anno si è cominciato a parlare attivamente di una teoria del complotto secondo cui la pandemia sarebbe stata architettata da persone le quali ancora prima ritenevano che il pianeta non avrebbe retto una popolazione così numerosa. Coinvolto è chiaramente il protagonista di tutte le teorie del complotto, Bill Gates, e alcuni altri miliardari che condividono la stessa opinione. Si noti altresì la reazione standard degli esperti alla moda imposta degli LGBT, del femminismo, del culto di una vita senza figli e di altre simili stranezze della civiltà occidentale contemporanea. La reazione sembra quella di qualcuno che desidera ridurre la popolazione.

E non dimentichiamoci che una delle questioni che dividono la sinistra e i conservatori in Occidente è l’aborto. La sinistra e i democratici sostengono l’aborto, mentre i conservatori lo ripudiano e lottano perché perlomeno il governo non favorisca queste iniziative.

In conclusione, oggi la questione demografica è di grande attualità: è un tema di rilevanza morale, strategica, economica e non solo. Le conclusioni dell’attuale discussione sul tema le trarranno i nostri posteri i quali molto probabilmente si interesseranno alla questione e si chiederanno che epoca fosse quella in cui le persone si consideravano realmente giustificate nel decidere delle sorti di miliardi di individui e del numero di figli che potessero o meno avere.

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