14:13 06 Maggio 2021
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Una maggioranza parlamentare interpartitica ha sostenuto una serie di modifiche legislative sulla naturalizzazione dei nuovi cittadini danesi. L’accordo prevede un irrigidimento delle norme sulla cittadinanza che ha attirato critiche da sinistra perché ritenuto troppo severo, e da destra perché ritenuto al contrario non abbastanza.

Il ministero per l’immigrazione danese ha annunciato il nuovo accordo interpartitico sulle norme per la richiesta della cittadinanza danese che ha visto i socialdemocratici al potere collaborare con il blocco di centro-destra formato dal partito liberale-conservatore Venstre e i conservatori e l'Alleanza liberale.

Tra gli altri nuovi requisiti, i richiedenti la cittadinanza sono ora obbligati a svolgere un'attività lavorativa a tempo pieno o autonoma per almeno tre anni e mezzo negli ultimi quattro anni.

Inoltre, cinque domande sui "valori danesi" verranno aggiunte al test di cittadinanza esistente. I cittadini stranieri che chiedono di diventare cittadini danesi potranno anche affrontare colloqui individuali progettati per testare i loro "valori danesi".

Inoltre, le domande di cittadinanza saranno ora organizzate in base alla nazionalità dei richiedenti, il che rappresenta un sostanziale cambiamento rispetto all'attuale elenco alfabetico.

I candidati verranno suddivisi nei seguenti gruppi: "paesi nordici", "altri paesi occidentali", "MENAP (Medio Oriente, Nord Africa, Pakistan) più Turchia" e "altri paesi non occidentali".

Le nuove regole impongono anche un giro di vite sui trasgressori: sarà vietato in modo permanente concedere la cittadinanza a soggetti con condanne penali passate in giudicato, mentre coloro che hanno accumulato multe per un valore pari o superiore alle 3mila corone (450 euro circa), per violazione delle leggi sull'immigrazione o frode assistenziale saranno ora tenuti ad un periodo di sospensione di sei mesi prima di ottenere l'idoneità per la naturalizzazione.

Secondo l'accordo tra i partiti, il parlamento studierà anche la possibilità di revocare interamente la cittadinanza a chi abbia commesso reati dopo averla ottenuta.

“Dobbiamo tracciare una linea nella sabbia. Le persone che hanno subito pene detentive non avranno la cittadinanza danese”, ha detto in un comunicato stampa il ministro dell'immigrazione Mattias Tesfaye.

Il portavoce del partito Venstre, Martin Dahlin, ha definito la cittadinanza danese “un dono che deve essere guadagnato”.

Infine le parti hanno convenuto di convocarsi e considerare la necessità di ulteriori cambiamenti in caso di forte aumento del numero di richiedenti provenienti da paesi extraeuropei.

Tuttavia, l'accordo ha suscitato critiche sia da destra che da sinistra. Ovviamente per ragioni opposte.

Peder Hvelplund della Red Green Alliance ha definito l'accordo "vergognoso" dicendo:

“È semplicemente folle! Le regole già estremamente rigide per l'ottenimento della cittadinanza stanno ora passando a un livello ancora più alto! Il gruppo di cittadini con residenza permanente e legale, ma senza pieni diritti, aumenterà ulteriormente”, ha twittato.

Il Partito popolare danese nazional-conservatore e la Nuova destra, al contrario, hanno detto che non ci si è spinti abbastanza lontani e che la nuova disciplina è ancora insufficiente.

Negli ultimi dieci anni, diversi governi danesi consecutivi hanno stretto le viti sulle regole di immigrazione e cittadinanza del Paese, portando il numero di nuovi arrivati ai livelli più bassi dagli anni 2000. Secondo il ministro Mattias Tesfaye, nel 2020 meno di 5.000 persone hanno ottenuto la cittadinanza danese.

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