15:15 06 Maggio 2021
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L'ultimo rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre sulla libertà religiosa nel mondo fotografa un aumento delle violenze e della persecuzione. In un Paese su tre i diritti delle minoranze vengono sistematicamente calpestati. I cristiani restano le vittime principali delle discriminazioni.

In un Paese su tre i diritti delle minoranze religiose vengono sistematicamente calpestati, con la libertà di professare il proprio credo che viene violata in 62 Stati, nei quali vivono complessivamente 5,2 miliardi di persone.

Sono numeri in crescita quelli contenuti nel quindicesimo rapporto sulla libertà religiosa di Aiuto alla Chiesa che Soffre. Nel novembre del 2018 gli Stati dove si registravano questo tipo di violazioni erano 38. Oggi sono quasi il doppio. 

Nella mappa che mostra la diffusione di intolleranza e fondamentalismo 26 Stati sono colorati di rosso. Sono quelli dove vengono compiute le persecuzioni più gravi. Negli altri 36, invece, quelli arancioni, si parla di discriminazioni.

“Nove Paesi per la prima volta si sono aggiunti alla lista”, fa sapere il direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre Italia, Alessandro Monteduro. Due di questi si trovano in Asia, Malesia e Sri Lanka e ben sette in Africa. Si tratta di Burkina Faso, Camerun, Ciad, Comore, Repubblica Democratica del Congo, Mali e Mozambico.

L'espansione dei gruppi jihadisti in Africa

L’esplosione di violenza e persecuzione nel continente africano è dovuta all’aumento della presenza dei gruppi jihadisti, che ha causato una progressiva radicalizzazione, soprattutto nell’Africa sub-sahariana e orientale.

Un fenomeno che si traduce nei massacri della popolazione civile, decapitazioni, stupri, nella distruzione di case, chiese, scuole. I più colpiti sono i cristiani, ma anche i musulmani che non si adeguano all’Islam radicale vengono presi di mira, con violazioni che nel biennio 2018-2020 si sono verificate nel 42 per cento delle nazioni africane.

Burkina Faso e Mozambico rappresentano due casi eclatanti. Ma il network islamista si spinge anche oltre. “Il Rapporto – precisa Monteduro - descrive il consolidamento di un network islamista transnazionale che si estende dal Mali al Mozambico, dalle Comore nell’Oceano Indiano alle Filippine nel Mar Cinese Meridionale, il cui scopo è creare un sedicente califfato transcontinentale”.

La persecuzione diventa digitale

Un orrore che corre sempre di più anche sulla rete con il “cyber-califfato” globale che, secondo quanto si legge nel report, è divenuto ormai uno strumento consolidato per il reclutamento e la radicalizzazione online in Occidente”.

Ma quello della tecnologia al servizio della persecuzione religiosa non è un fenomeno che riguarda soltanto i gruppi jihadisti. Anche i governi autoritari, come quello cinese, secondo quanto denuncia il dossier della fondazione pontificia, utilizzano la “sorveglianza di massa basata sull’intelligenza artificiale e sulla tecnologia del riconoscimento facciale per assicurare un maggiore controllo con finalità discriminatorie”.

Per controllare e reprimere le minoranze religiose il partito comunista cinese si serve di 626 milioni di telecamere di sorveglianza con tecnologia AI e sensori degli smartphone, installate in tutto il Paese.

Stupri e rapimenti di ragazze cristiane e indù in Pakistan

Non solo. Anche il fenomeno della violenza sessuale come strumento di persecuzione delle minoranze è in crescita. Succede in Pakistan dove le associazioni locali parlano di almeno mille ragazze cristiane e indù che ogni anno vengono rapite e costrette a convertirsi all’Islam. Il 30 novembre 2020, Sonia Bibi, una giovane cristiana di 24 anni è stata uccisa con un colpo di pistola alla testa dopo aver rifiutato le avances di un uomo musulmano. Un altro caso eclatante è quello di Maira Shahbaz, una ragazzina di 14 anni rapita e costretta a sposare un uomo molto più grande di lei.

Casi come questo sono sempre più frequenti. “Il numero dilagante di queste violazioni, spesso commesse nella più completa impunità, - si legge ancora nel rapporto - alimenta le preoccupazioni circa una possibile strategia fondamentalista a lungo termine volta ad accelerare la scomparsa di alcuni gruppi religiosi”.

È in aumento anche la persecuzione da parte dei nazionalismi etnico-religiosi. Accade in India, Pakistan, Nepal, Sri Lanka e Myanmar, dove dietro la spinta dei gruppi fondamentalisti la persecuzione religiosa si è amplificata.

L'impatto della pandemia sulle discriminazioni

Anche il Covid ha avuto un impatto non trascurabile, con le minoranze religiose che in molti Paesi sono state colpite sia con “limitazioni sproporzionate al culto religioso”, sia con il mancato accesso agli aiuti umanitari e sanitari, come è successo in India, Pakistan, Cina, Niger, Turchia ed Egitto.

In qualche caso proprio i gruppi religiosi minoritari sono stati presi come capro espiatorio e accusati di aver “diffuso o addirittura causato la pandemia”.

E infine c’è quella “persecuzione educata” denunciata da Papa Francesco. Si tratta del “conflitto fra le nuove tendenze culturali e i diritti individuali alla libertà di coscienza, a causa del quale la religione viene relegata nel ristretto perimetro dei luoghi di culto”.

Una tendenza pericolosa che rischia di farci guardare con sempre più indifferenza ad un fenomeno che riguarda sempre più persone in tutto il mondo.

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