12:59 09 Maggio 2021
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Il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato che le relazioni con la Russia richiedono un approccio basato non solo sulle sanzioni ma anche sul dialogo.

"Penso che le sanzioni non siano sufficienti di per sé, di per sé, ma le sanzioni fanno parte del pacchetto. Preferisco un dialogo costruttivo, ma per avere un dialogo costruttivo ed efficiente, ci vuole credibilità".

Ad affermarlo, in un'intervista rilasciata all'emittente americana CBS, è il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron.

Il capo di stato transalpino ha sottolineato che, pur condividendo "pienamente" il desiderio del presidente americano Joe Biden di un dialogo aperto con la Russia, ritiene necessario "definire linee chiare con la Russia" per essere credibile. Macron ha detto che "un approccio basato su due pilastri" è necessario nei rapporti con Mosca.

"Se vogliamo stabilizzare molte delle crisi esistenti nel mondo, oggi, abbiamo bisogno di un dialogo aperto e franco con la Russia", ha detto Macron, aggiungendo che le sanzioni sono comunque necessarie "dopo un comportamento inaccettabile" e "quando non siamo allineati".

Le nuove sanzioni antirusse

Giovedì, gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni a 32 enti e individui russi per la loro presunta interferenza nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2020 e per il presunto hacking delle reti della catena di approvvigionamento del software degli Stati Uniti.

In base alle sanzioni, agli istituti finanziari statunitensi è vietato acquistare titoli di stato russi durante i collocamenti primari dopo il 14 giugno. Tuttavia, potranno ancora acquistare e vendere titoli di stato russi sul mercato secondario. Inoltre, gli Stati Uniti hanno espulso 10 diplomatici russi dal paese.

La reazione di Mosca

Il ministero degli Esteri russo ha condannato le nuove sanzioni statunitensi in quanto contrarie agli interessi delle due nazioni.

In risposta alle sanzioni statunitensi contro la Russia, Mosca ha vietato l'ingresso nel paese a otto cittadini statunitensi, tra cui il procuratore generale degli Stati Uniti Merrick Garland, il segretario americano per la sicurezza interna Alejandro Mayorkas, il direttore dell'intelligence nazionale Avril Haines e il direttore dell'FBI Christopher Wray.

 

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