23:44 07 Maggio 2021
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Il presunto aguzzino dei migranti, capo della milizia di Zawiya, Abd al-Rahman Milad, detto al-Bija, è stato scarcerato dalla procura di Tripoli per mancanza di prove. Contro di lui il Consiglio di Sicurezza dell'Onu aveva spiccato sanzioni per "crimini contro l'umanità".

“Picchiavo i migranti per la loro sicurezza, per evitare che si sedessero in modo scorretto e facessero rovesciare il barcone”. Si giustificava così al telefono con l’agenzia di stampa Reuters, nel giugno del 2019 Abd al-Rahman Milad, capo della milizia della città costiera di Zawiya, non lontana da Tripoli, meglio conosciuto come al-Bija.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite lo aveva accusato, assieme alla sua unità, di coordinare il traffico di migranti in partenza dalle coste libiche e di essere stato protagonista di azioni violente contro i profughi, come “l'affondamento di barconi con l’uso armi da fuoco".

Con le stesse accuse era finito in carcere sei mesi fa, ma nei giorni scorsi la procura di Tripoli lo ha rilasciato per mancanza di prove.

Milad ha sempre rivendicato di non essere un trafficante ma un “ufficiale della marina”. Ad ottobre, come riferisce Repubblica, era stato arrestato da una milizia governativa.

A far accendere i riflettori su di lui erano state una serie di inchieste giornalistiche. Proprio da Zawiya, le sue vedette avrebbero diretto, d’accordo con i trafficanti, le partenze di migliaia di disperati.

Nel 2017, come ricorda il Fatto Quotidiano, prese parte come “rappresentante della Guardia Costiera libica” anche ad una riunione organizzata dall’Oim al Cara di Mineo, in provincia di Catania. Nel 2018 era stato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu a disporre contro di lui sanzioni internazionali per “crimini contro l’umanità”.

Al-Bija, come riporta ancora Repubblica, non guadagnava soltanto dai traffici legati all’immigrazione, ma anche dalla protezione che assicurava con i suoi miliziani al porto e alla raffineria di Zawiya, di proprietà della Compagnia petrolifera di Stato libica.

Il cugino di Milad, Mohammed Kachlaf, sanzionato assieme a lui dalle Nazioni Unite, era a capo dell’unità di guardia della struttura. È stato accusato dal Consiglio di Sicurezza di contrabbando di carburante appartenente alla compagnia petrolifera nazionale e di fornire copertura a Milad per suoi traffici.

Oggi, però, il capo della milizia di Zawiya è tornato a piede libero.

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milizia, Migranti, Libia
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