20:47 18 Aprile 2021
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La GERD (Grand Ethiopian Renaissance Dam) è pronta per il riempimento parziale programmato per luglio. Una grande opportunità per l’Etiopia, che prevede con essa di rifornire di energia elettrica l’intero Paese, ma anche una seria preoccupazione per Egitto e Sudan, che temono interruzioni dei flussi del Nilo.

La Grande Diga del Millennio, come la chiamavano alla presentazione del primo progetto, oggi si chiama GERD, acronimo di Grand Ethiopian Renaissance Dam, la Grande Diga del Rinascimento dell’Etiopia. In effetti Addis Abeba si aspetta proprio un rinascimento dalla realizzazione di questa imponente opera di ingegneristica i cui costi sono stimati oltre i 4 miliardi di euro senza contare il costo delle linee di trasmissione elettrica.

Per altro si tratta un’opera che vede protagonista anche l’Italia, dato che l’impresa costruttrice è la Webuild, il nuovo nome della Salini Impregilo per le grandi opere.

La GERD, quando completata definitivamente, sarà la più grande diga d’Africa, la settima al mondo in assoluto – lunga 1800m, alta 170, un volume di 10 milioni di m3 d’acqua e due centrali elettriche installate con 16 turbine e una produzione prevista di 15mila Gwh/anno.

Costruzione della Grande Diga del Millennio (Grand Ethiopian Renaissance Dam) in Etiopia
© AP Photo / Elias Asmare
Costruzione della Grande Diga del Millennio (Grand Ethiopian Renaissance Dam) in Etiopia

Qual è il problema?

Il problema è che, se l’Etiopia potrà avere solo che vantaggi dalla messa in opera di questa diga, le nazioni a valle del Nilo, Sudan ed Egitto, non necessariamente.

L’Etiopia avrà una importantissima quantità di energia pulita a disposizione e un bacino di acqua enorme da riempire un po’ alla volta, si calcola in 15 anni, tale da creare si prevede introiti aggiuntivi con pesca e turismo. Sudan ed Egitto al contrario temono riduzioni dei flussi del Nilo nonché problemi di coordinamento con le loro stesse dighe.

Dalla parte etiope si sostiene che al contrario tale diga sarà utilissima anche proprio per mitigare le conseguenze delle siccità stagionali e le aleatorietà cicliche, dato che per regolare un flusso constante del fiume basterà ‘regolare i rubinetti’ a monte.

Le nazioni a valle al contrario osservano che buona parte della propria agricoltura è proprio storicamente legata alle inondazioni cicliche e la fertilizzazione naturale del limo del Nilo.

La parte etiope sostiene che il bacino di contenimento a monte produrrà molta meno evaporazione di quelli delle dighe più a valle, in territori ben più aridi, Sudan ed Egitto temono invece che la nuova diga andrà ad interferire sui flussi delle dighe proprie, con relativo calo di produzione energetica.

La diga Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) è una speranza per l'Etiopia e una minaccia per l'Egitto
© Sputnik
La diga Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) è una speranza per l'Etiopia e una minaccia per l'Egitto

Possibili soluzioni?

La soluzione più verosimile sarebbe quella di una stretta collaborazione tra i tre stati per scambiarsi dati e regolare congiuntamente i flussi del fiume, di modo che la portata non finisca bruscamente interrotta troppo a lungo per il riempimento del bacino etiope e le altre dighe possano coordinarsi. Più facile a dirsi che a farsi dato che gli interessi in gioco sono molteplici.

Per tale motivo erano state coinvolte anche entità sovranazionali – Sudan ed Egitto avevano invitato ad occuparsi del caso Unione Europea, Stati Uniti e ONU, l’Etiopia aveva chiamato in causa piuttosto l’Unione Africana.

Risultato è che, stando alle recenti notizie, la situazione non sembra molto promettente.

Posizione di Egitto e Sudan

Recentemente l’incontro tra le parti, avvenuto a Kinshasa, nella Repubblica democratica del Congo, che è presidente di turno dell'Unione africana (Ua), si è concluso per l’ennesima volta in maniera infruttuosa.

Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha commentato a riguardo: "In questa fase, c'è pieno coordinamento e unità di posizione con il Sudan. Inizieremo quindi a rivolgerci alle organizzazioni internazionali per informarle degli sviluppi e chiedere loro di assumersi le proprie responsabilità”.

Il tono delle riflessioni del ministro è stato piuttosto greve con riferimenti al fatto che la situazione potrebbe deteriorarsi e portare a tensioni e destabilizzazioni più generalizzate.

"Tutto ciò non pregiudica solo Egitto e Sudan, ma anche la pace e la sicurezza internazionale", ha detto Shoukry, lasciando intendere che la questione potrebbe veramente degenerare in maniera incontrollata.

Addis Abeba, la capitale dell'Etiopia
© REUTERS / Tiksa Negeri
Addis Abeba, la capitale dell'Etiopia
Posizione dell’Etiopia

Riguardo la richiesta di Khartoum e il Cairo di arrivare a un accordo prima del prossimo riempimento del bacino della diga, previsto a luglio, Addis Abeba ha affermato di non aver alcuna intenzione di “stipulare un accordo che precluda i suoi legittimi diritti, attuali e futuri, sull'utilizzo del Nilo" e che il riempimento avverrà come da programma.

Tuttavia l’Etiopia ha espresso disponibilità a facilitare lo scambio dei dati sul riempimento della diga al fine di facilitare la coordinazione con gli altri paesi e le altre dighe.

Per quanto riguarda la questione dell’intervento in materia delle organizzazioni internazionali, il ministro degli Esteri etiope, Demeke Mekonnen, a Kinshasa era stato chiaro:

"Egitto e Sudan hanno seguito un approccio che cerca di minare il processo guidato dall'Unione Africana e di portare la questione fuori dalla cornice africana".
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