10:08 23 Aprile 2021
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Oggi una nuova udienza al Cairo sulla detenzione preventiva del giovane studente dell'Università di Bologna. Ma gli avvocati sono scettici sulla scarcerazione e chiedono la sostituzione dei giudici.

È ancora lontana la scarcerazione per Patrick Zaki, lo studente 29enne dell’università di Bologna, che da oltre un anno è detenuto nel carcere di Tora, alla periferia sud del Cairo.

Il ricercatore, attivista per i diritti umani, che a Bologna seguiva un master europeo, è in prigione con l’accusa di “propaganda sovversiva e istigazione al terrorismo”.

Oggi nella capitale egiziana si è celebrata una nuova udienza sulla custodia cautelare preventiva, che però non ha dato i risultati sperati. Gli avvocati del ragazzo, che si era trasferito a Bologna nel 2019 per frequentare un master internazionale in Studi di genere, hanno chiesto il rilascio immediato del giovane, ma non credono che la richiesta venga accolta.

Il ragazzo, ha riferito la legale che lo difende, Hoda Nasrallah, si trova in un "pessimo stato psicologico". Assieme ai colleghi che si occupano del caso ha presentato un’istanza per chiedere la sostituzione del pool di giudici che dovranno pronunciarsi sulla scarcerazione. La risposta dovrebbe arrivare tra qualche giorno.

Le reazioni dei politici italiani 

Intanto sui social si moltiplicano i messaggi di solidarietà nei confronti dello studente egiziano. "La speranza nello sguardo di tutti noi, oggi al Cairo. Per una nuova udienza sulla scarcerazione di Patrick Zaki. Non molliamo", ha scritto su Twitter il segretario del Pd, Enrico Letta.

​“La vicenda di Patrick #Zaki si fa sempre più grave e preoccupante anche dopo l’ultima udienza di oggi al Cairo”, commenta anche il deputato di Italia Viva, Marco Di Maio. “L’Italia – scrive su Twitter - attivi tutte le azioni e ogni forma di pressione diplomatica per ottenere la sua liberazione”.

“Mentre attendiamo di conoscere l'esito dell'udienza per Zaki e speriamo per la sua liberazione non possiamo che dirci che l'unico vero modo per porre  il tema complessivo dei diritti umani all'Egitto è smetterla con la vendita delle armi. Tema che i governi italiani ignorano”, è la posizione di Pierfrancesco Majorino, eurodeputato Dem.

L'appello di Amnesty: "Massima mobilitazione diplomatica"

"Siamo molto preoccupati per quanto riferito dall'avvocata di Zaki sullo stato di salute psicologica di Patrick”, ha detto il portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury, citato da Repubblica. “Non vorrei apparire o sembrare blasfemo – ha aggiunto - ma questa è veramente la 'Passione' di Patrick".

L’attivista ha invocato “il massimo della mobilitazione possibile sul piano diplomatico, che coinvolga soprattutto l'Italia”.

La vicenda dello studente egiziano

Patrick Zaki è stato fermato dalla polizia egiziana il 7 febbraio del 2020, il giorno del suo arrivo da Bologna al Cairo, dove era rientrato per vedere i genitori. Da allora è ancora in attesa del processo per le accuse di sovversione relative a dei post pubblicati su un account Facebook, del quale Zaki non ha mai riconosciuto la paternità.

Il giovane è attivista dell’Iniziativa egiziana per i diritti personali (Eipr), Ong che si occupa di denunciare repressione nei confronti delle persone omosessuali e di diritti umani in generale.

Secondo i dati citati dall’Ispi gli individui detenuti in Egitto per ragioni politiche potrebbero essere fino a 100mila. Molti di loro sono giovani studenti e attivisti, proprio come Zaki.

L’ultimo ad essere fermato è un ragazzo che frequentava l’Università Ceu di Vienna, Ahmed Samir Santawy, accusato di aver diffuso “informazioni false e pericolose per lo Stato”. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano come il giovane sia stato percosso e forse anche torturato.

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