19:34 14 Aprile 2021
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Al Museo statale di Storia di Mosca è stata inaugurata una esposizione dedicata ad Albrecht Dürer. La collezione proveniente dall’Italia è stata completata da 7 incisioni originali della collezione del Museo stesso che vengono esposte per la prima volta. In tutto sono esposte circa 150 opere.

In questa rassegna Sputnik vi parla dell’artista Dürer che nel Rinascimento creò il suo personal brand, entrò in contatto con i “pirati” e amava alla follia i selfie.

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Più di 120 stampe d’autore sono arrivate al Museo di Storia di Mosca dalla pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia che ospita una delle migliori collezioni delle grafiche di Albrecht Dürer, l’artista tedesco del Rinascimento nordico.

Mostra Albrecht Dürer. Capolavori dell'incisione
© Sputnik . Vladimir Vyatkin
Mostra "Albrecht Dürer. Capolavori dell'incisione"

Poiché le opere in bianco e nero della dimensione di una piccola pagina, sebbene realizzate con incredibile maestria, potrebbero essere di difficile lettura per il fruitore contemporaneo, in questa esposizione le incisioni sono state inserite in un contesto più ampio.

Oltre alle grafiche in questa mostra si possono ammirare rari volumi, tra cui la Bibbia di Piscator, monete, crocifissi, mobili e armature cavalleresche della collezione del Museo di Storia di Mosca che contribuiscono a ricreare l’atmosfera della Norimberga rinascimentale dove operò il grande maestro.

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Dürer godette di grande fama già in vita. Veniva pagato in fiorini, ossia in oro. Dunque, non è affatto questo il caso dell’“artista povero”: Dürer, infatti, poteva permettersi lauti pasti con gamberi e vino. Alcune sezioni dell’esposizione sono dedicate ai ricavi del maestro.

Dürer aveva una bella presa sui clienti. Riusciva a stimare rapidamente il potenziale di un’incisione. E mentre prima questa forma d’arte era considerata poco seria, a dir poco volgare, Dürer la rese una vera e propria forma di espressione artistica.

Peccato originale, un'incisione di Albrecht Dürer, firmata e datata 1504
© Foto : Public domain
Peccato originale, un'incisione di Albrecht Dürer, firmata e datata 1504

Fu circa la stessa cosa che fece 4 secoli e mezzo dopo Andy Warhol con la serigrafia. Tra l’altro, questi due artisti presentano diverse somiglianze: hanno entrambi trasformato il loro nome in un marchio commerciale, non hanno avuto paura che le loro opere diventassero oggetto del consumo di massa e hanno capito l’importanza che rivestono la rapidità e la portata nella diffusione delle opere visive.

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Di fatto Dürer creò un personal brand anche se al tempo non era pratica accettata: un artista che al tempo era considerato ancora come un artigiano doveva, infatti, rimanere nell’ombra.

Autoritratto di Albrecht Dürer
© Foto : Public domain
Autoritratto di Albrecht Dürer

Dürer, tra i primi nella tradizione tedesca ed europea, esplorò il genere dell’autoritratto, una sorta di prima manifestazione dei selfie contemporanei. Nel suo celeberrimo Autoritratto con pelliccia (1500), una copia digitale del quale è esposta al Museo di Mosca, l’artista si è raffigurato senza modestia nelle vesti di Gesù Cristo facendo prova di grande ardire.

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Sebbene una delle opere più celebri del maestro, Mani preganti, non sia giunta a Mosca, vale la pena di parlarne. Si narra che quelle siano le mani del fratello di Dürer il quale divenne un minatore per pagare l’istruzione del fratello artista. Tuttavia, è improbabile che un minatore abbia delle mani così perfette e sottili. Probabilmente, sono invece le mani dell’artista stesso dipinte sfruttando il riflesso di uno specchio.

L’originale è molto fragile, quindi viene raramente esposto al pubblico. L’ultima volta fu in occasione di una mostra su Dürer all’Albertina di Vienna. Il curatore di quella mostra, Christof Metzger, ipotizzò che non si trattasse di uno studio per la parte centrale dell’opera Altare Heller (come si credeva in passato), ma di una pubblicità.

Mani preganti, secondo Metzger, fu appositamente appesa dal maestro nella sua bottega perché i visitatori e i potenziali committenti, una volta entrati, potessero apprezzare l’abilità dell’artista.

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Albrecht Dürer, Salvataggio miracoloso, 1490
© Foto : Public domain
Albrecht Dürer, "Salvataggio miracoloso", 1490

L’incredibile attenzione ai dettagli e l’espressività delle incisioni sono particolarmente evidenti nelle opere su rame, anche se l’artista era in grado anche di incidere sul legno. Era Dürer stesso, figlio di un gioielliere, a incidere direttamente sul metallo. Non delegava ai suoi aiutanti.

Un esempio di questo è il trittico composto da Il cavaliere, la morte e il diavolo; San Girolamo nella cella; Melancholia I.

Quest’ultima opera è di certo la più misteriosa dell’artista. Il professor Robert Langdon, protagonista del Codice da Vinci di Dan Brown, si occupava della decodifica dei misteri di questo capolavoro.

Ad esempio, nell’angolo superiore destro si vede il quadrato magico. Prima di Dürer non si erano mai viste simili raffigurazioni nell’arte europea. La somma delle cifre di ciascuna riga, colonna, diagonale dà sempre 34 (al momento della composizione di quest’opera il maestro aveva 43 anni). Le due caselle centrali della riga inferiore indicano l’anno 1514, mentre le altre due caselle della riga inferiore corrispondono alle iniziali del maestro.

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Possedere opere con il monogramma AD (Albrecht Dürer) era un simbolo di un certo stato sociale e di buon gusto. Pertanto le sue incisioni sono state costantemente oggetto di falsificazione senza tante cerimonie. Gli autori delle copie, infatti, mettevano in bella vista le iniziali dell’originale come, del resto, avviene anche oggi con molti oggetti di lusso.

Alla mostra del Museo di Mosca sono esposti anche dei falsi con l’intento di compararli con gli originali.

Particolarmente sfrontato nel copiare Dürer fu l’italiano Marcantonio Raimondi: questo incisore, infatti, ha copiato integralmente la serie Vita della Vergine. Dürer citò in giudizio questi “pirati” per uso improprio della sua proprietà intellettuale, ma ottenne solamente un divieto all’utilizzo del suo monogramma.
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L’artista continuò ad essere copiato: nella collezione del Museo di Mosca è presente un’opera “piratata” in cui il monogramma è stato raffigurato di riflesso così da aggirare il divieto. Nel Museo vi sono 7 originali dei lavori del maestro tra cui anche Melancholia I. Alcune incisioni provengono dal Museo della Rivoluzione dell’URSS, altre dalla collezione del fratello del noto mecenate Sergey Schukin.

“Questa mostra finalmente le ha esposte al pubblico: non esponiamo spesso opere provenienti dall’Europa occidentale”, ha affermato la curatrice dell’esposizione Natalya Ugleva.

“Il Museo di Storia di Mosca espone per la prima volta degli originali del maestro del Rinascimento nordico”, osserva il direttore del Museo di Storia Aleksey Levykin.

In tutto nel museo vi sono più di 5.000 esemplari di incisioni dell’Europa occidentale, purtroppo non ancora studiati a fondo.

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Dürer stesso talvolta ha intenzionalmente semplificato le sue opere per il “popolo”. Questo si evince, ad esempio, dal ciclo Piccola passione. I disegni xilografati (ossia, incisi su legno) furono raccolti in un apposito libretto con l’intento di diffonderli al grande pubblico.

“In sostanza questi fumetti medioevali mettono insieme immagini e scritte”, sostiene Andrey Bliznyukov.

Da credente qual era, Dürer faceva ampio uso dei soggetti biblici, ma li dipingeva con un tratto proprio. Ad esempio, la sua Maria è una donna terrena che non si discosta affatto dalle donne contemporanee all’artista.

La Festa del Rosario (Rosenkranzfest) di Albrecht Dürer, datato 1506
© Foto : Public domain
La Festa del Rosario (Rosenkranzfest) di Albrecht Dürer, datato 1506
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L’architetta dell’esposizione Agniya Sterligova è riuscita a creare un’installazione instagrammabile che non distoglie però l’attenzione del pubblico dalle protagoniste della mostra, le incisioni. Sul soffitto della sala dov’è esposta Melancholia I si vede delineata la superficie di un pianeta oscuro. È probabilmente Saturno che al tempo di Dürer era considerato il protettore dei malinconici. Oppure può essere un’allusione all’omonimo film di Lars von Trier, Melancholia.

“Per me è fondamentale che l’ambiente da noi creato sia il più possibile coerente con la fruizione dei capolavori di Dürer. Lasciamo al visitatore il diritto di indovinare in autonomia il significato di ogni “scena”. Non ci sono regole e non c’è il rischio di sbagliare”, sottolinea Sterligova.

Nella sala dov’è esposta la serie Apocalisse che Dürer preparò come opera divulgativa in un periodo in cui imperava l’isteria per la fine del mondo sono appese delle pietre che ricordano dei meteoriti.

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Andrey Bliznyukov, docente di Storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia, spiega perché Dürer rimarrà a Mosca per poco: “Le incisioni non possono essere esposte per più di 3 mesi. Si tratta di materiali molto fragili. Dopo l’esposizione devono essere lasciate al buio”.

Natalya Ugleva ritiene che in questo lasso di tempo il pubblico riuscirà a fruire dell’esposizione. “Dürer non è così lontano come pensiamo. Ad esempio, una delle sue composizioni è stata riprodotta su un affresco nella Chiesa del Profeta Elia a Yaroslavl. Probabilmente i più anziani conoscono quest’opera”, spiega. Tuttavia, l’intento è anzitutto quello di attirare alla mostra i più giovani.

Dopotutto, se Dürer fosse vivo oggi, sarebbe probabilmente un noto blogger. Infatti, i meccanismi di funzionamento dei social media furono compresi e applicati da Dürer già 5 secoli prima della loro comparsa.

Mostra Albrecht Dürer. Capolavori dell'incisione
© Sputnik . Vladimir Vyatkin
Mostra "Albrecht Dürer. Capolavori dell'incisione"

Museo statale di Storia di Mosca, “Albrecht Dürer. Opere e incisioni della collezione della pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia”, dal 30 marzo al 28 giugno 2021.

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