19:35 22 Aprile 2021
Mondo
URL abbreviato
0 20
Seguici su

La Russia è pronta a facilitare i contatti indiretti tra Iran e Stati Uniti sul Piano d'azione globale congiunto sul nucleare iraniano (Joint Comprehensive Plan of Action, acronimo JCPOA) se sarà chiamata a farlo, ha detto a Sputnik Mikhail Ulyanov, rappresentante permanente della Russia presso le Organizzazioni Internazionali a Vienna.

Domani, martedì 6 aprile, si terrà a Vienna una riunione della commissione mista del JCPOA, meglio noto come accordo sul nucleare iraniano, con l'Unione europea che farà da coordinatrice della commissione mista. Il servizio per gli affari esteri dell'UE dovrebbe fungere da punto di contatto, ma secondo Mikhail Ulyanov, rappresentante permanente della Russia intervistato da Sputnik: "ciò non nega la possibilità e la necessità di contatti in altri formati, pur senza interferire con la rappresentanza dell'UE. Faremo il possibile per facilitare le discussioni a seconda di come gli eventi si svilupperanno e dove sarà necessario", ha detto il diplomatico.

Washington ha annunciato la scorsa settimana che invierà i propri negoziatori a Vienna durante la riunione dei restanti firmatari dell'accordo nucleare iraniano. Non ci si aspetta tuttavia che i diplomatici statunitensi siano ammessi nella stanza in cui si svolgeranno i colloqui e un diplomatico europeo ha detto ai media che verrà utilizzato un approccio di ‘diplomazia navetta’.

Anche Ulyanov ha confermato che non sono previsti contatti diretti tra la parte iraniana e quella statunitense.

Il presidente iraniano Hassan Rouhani
© AP Photo / Office of the Iranian Presidency
Il presidente iraniano Hassan Rouhani

"Non ci saranno contatti diretti tra Iran e rappresentanti degli Stati Uniti. Gli iraniani, avendo subito sanzioni, non sono pronti per la comunicazione diretta, almeno in questa fase", ha detto.

Il diplomatico ha ribadito che la Russia, in quanto parte del JCPOA, è interessata al completo ripristino dell'accordo, ed è pronta a prendere "tutte le misure necessarie che possano facilitare il raggiungimento di accordi concreti".

L'Iran esclude colloqui sia diretti che indiretti

Funzionari in Iran hanno escluso la possibilità di colloqui diretti o indiretti con rappresentanti degli Stati Uniti a Vienna, affermando che le discussioni vedranno la parte iraniana ribadire le proprie condizioni per il ritorno della Repubblica islamica all'accordo nucleare - vale a dire la richiesta a Washington di revocare le sue sanzioni illegali.

Solo dopo aver verificato che le sanzioni saranno state revocate, l'Iran sarà pronto a tornare immediatamente ai suoi impegni, dicono i funzionari.

Domenica, Abbas Arachchi, vice ministro degli esteri iraniano per gli affari politici, ha escluso qualsiasi approccio "passo dopo passo" per risolvere la disputa nucleare, affermando che per quanto riguarda l'Iran, "c'è solo un passo": la rimozione delle sanzioni statunitensi.

Il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price ha confermato venerdì che Washington invierà i negoziatori alla prossima riunione dei firmatari del JCPOA a Vienna, e ha espresso la "disponibilità" americana a colloqui diretti con Teheran sull'accordo nucleare.

Una fonte diplomatica europea ha spiegato alla Reuters che i negoziatori americani non sarebbero ammessi nella stessa stanza in cui si svolgono i colloqui e che sarebbe stato utilizzato un intermediario per trasmettere le posizioni delle due parti senza un'interazione diretta faccia a faccia.

La crisi dell’accordo sul nucleare iraniano

L'amministrazione Trump si è ritirata unilateralmente dall’accordo nel maggio 2018 dopo pesanti pressioni da parte di Israele. L'Iran ha concesso ai firmatari europei dell'accordo una finestra di un anno per trovare un meccanismo finanziario e commerciale per aggirare la repressione delle sanzioni energetiche e bancarie statunitensi.

Dopo che gli europei non hanno compiuto lo sforzo richiesto, Teheran ha iniziato gradualmente a ritirarsi dai suoi impegni volontari nell'ambito del JCPOA, aumentando i livelli di arricchimento dell'uranio oltre il 3,67% di purezza prescritto nell'accordo, arrivando a circa il 20% a gennaio di quest'anno.

L'Iran sostiene di non avere intenzione di ottenere armi atomiche e che le sue attività di arricchimento e stoccaggio sono legate al suo programma nucleare pacifico. I livelli di arricchimento del paese rimangono per altro molto al di sotto di quelli necessari per costruire una bomba nucleare (l'uranio per armi è quello con un livello di purezza dell'80-90%). Allo stesso tempo, Teheran ha esortato la comunità internazionale a rivolgere la propria attenzione sulle armi di distruzione di massa possedute piuttosto da Israele e degli Stati Uniti.

Joe Biden aveva suscitato ottimismo sulla scia della sua campagna elettorale in cui aveva promesso di riportare gli Stati Uniti nel JCPOA. Da quando è entrato in carica, tuttavia, la sua amministrazione ha legato il ritorno degli Stati Uniti all'accordo al ridimensionamento dell'Iran delle sue attività di arricchimento dell'uranio. Teheran ha respinto con veemenza la proposta, sottolineando che poiché è stata la parte statunitense a violare l'accordo in primo luogo, spetta a Washington tornare per prima agli impegni previsti dal JCPOA.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook