10:51 14 Aprile 2021
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Continuano le violenze nella città di Palma, nel Nord del Mozambico, presa d'assalto mercoledì scorso da un gruppo di miliziani jihadisti, forse legati allo Stato Islamico. E la Total annuncia lo stop alla ripresa delle attività nel giacimento di gas sulla costa.

Una città “distrutta”, con i cadaveri che ancora giacciono per le strade e centinaia di cittadini in fuga per sfuggire al fuoco dei miliziani. Sono questi i racconti che arrivano dalla città di Palma, città costiera di 75mila abitanti nella provincia di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico.

Un gruppo jihadista, forse legato allo Stato Islamico* della provincia dell’Africa Centrale (Iscap), ad al Shabaab, o ad Ansar al Sunna, l’ha letteralmente conquistata

“Le forze governative si sono ritirate da Palma, la città è stata occupata”, ha detto una fonte locale all’Associated Press. I combattimenti sarebbero ancora in corso. L’assalto alla città, non ancora rivendicato, è partito mercoledì, dopo che la compagnia petrolifera francese Total ha annunciato che avrebbe gradualmente ripreso le attività nell’area, sospese proprio a causa della crescente insicurezza sul territorio.

Dopo che un centinaio di miliziani hanno iniziato a sparare all’impazzata contro edifici e persone, come racconta una fonte di Human Rights Watch, 180 persone, tra cui molti lavoratori stranieri impiegati nel sito di estrazione di gas, si sono rifugiati nell’hotel Amarula.

L'evacuazione dell'hotel

Ma l’evacuazione di alcuni di loro, circa 80, è finita in tragedia, con i camion militari che trasportavano i rifugiati presi d’assalto dagli stessi jihadisti che hanno ucciso almeno sette persone, tra cui un cittadino sudafricano, a colpi d’arma da fuoco.

Gli altri, un centinaio di persone, sono riusciti a fuggire verso la costa, dove si trovano alcune caserme dell'esercito, e sono stati trasportati dai militari via mare in una località segreta. Tra loro c’è anche un cittadino spagnolo.

Non sembrano esserci italiani, invece, secondo la Farnesina che sta “monitorando attentamente la situazione” tramite l’ambasciata di Maputo.

Total sospende la ripresa delle attività nel giacimento di gas

Non si registrano vittime neppure tra i dipendenti della Total, ma la società oggi in un comunicato ha annunciato lo stop della “riattivazione” del progetto nel sito di estrazione di gas naturale liquefatto che si trova a dieci chilometri dalla città, al confine con la Tanzania, nella penisola di Afungi, sulle coste dell’Oceano indiano, e la riduzione “al minimo indispensabile” del personale.

La compagnia francese rappresenta il principale investitore dell’area con quasi 17 milioni di euro stanziati nel progetto che prevede l’esportazione di gas a partire dal 2024. Nella regione sono presenti altre sei multinazionali, compresa ExxonMobil.

La Total ha espresso fiducia nelle capacità delle forze armate del Mozambico di riprendere il controllo dell’area. Intanto, il ministro della Difesa, Omar Saranga, ha chiesto alle persone di “rimanere calme e seguire le indicazioni delle autorità”.

Le incursioni jihadiste nel nord del Paese

Secondo gli esperti l’attacco è stato pianificato “meticolosamente”. Gli attacchi jihadisti nel nord del Mozambico si susseguono dall’ottobre del 2017, causando la morte di 2,600 persone e quasi 700mila sfollati.

Uno degli attentati più sanguinari è andato in scena lo scorso anno, come ricorda la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre in un comunicato, nel distretto di Muidumbe. 

*Lo Stato Islamico è un'organizzazione terroristica vietata in Russia e molti altri paesi

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