18:49 22 Aprile 2021
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A fine dicembre 2020 l'Iran ha approvato una legge che prevede l'arricchimento dell'uranio fino ad una soglia del 20%.

Secondo un rapporto dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) ottenuto da Reuters, l'Iran ha iniziato ad arricchire l'uranio su un buon numero di centrifughe IR-4 avanzate nel suo impianto di Natanz.

I termini del Piano d'azione congiunto globale del 2015 (PACG) prevedono che le uniche centrifughe a poter essere alloggiate sottoterra presso l'impianto di arricchimento di Natanz sono le vecchie centrifughe IR-1, che sono solo un quarto più efficienti della più recenti IR- 4. Tuttavia, Teheran ha scelto di spostare le centrifughe avanzate nel sottosuolo lo scorso anno dopo che un incidente, definito dalla Repubblica Islamica un tentativo di sabotaggio, ha distrutto delle centrifughe a Natanz nel luglio 2020.

La struttura sotterranea è considerevolmente più sicura delle installazioni costruite sul terreno, oltre che in grado di resistere meglio agli attacchi aerei, qualcosa che Israele ha ripetutamente minacciato di fare e che anche l'ex presidente USA Trump ha valutato anche come opzione.

A novembre, il parlamento iraniano ha approvato una legge che permette al paese di iniziare una graduale riduzione dei suoi impegni nei confronti del PACG, con l'intento di fare pressioni sugli Stati Uniti per tornare all'accordo unilateralmente lasciato nel 2018.

L'impianto di arricchimento dell'uranio di Natanz, Iran
© AP Photo / HASAN SARBAKHSHIAN
L'impianto di arricchimento dell'uranio di Natanz, Iran

Tali misure includono l'aumento del tasso di purezza a cui l'uranio può essere raffinato così come il volume di uranio raffinato immagazzinato, oltre a limitare la capacità degli ispettori dell'AIEA di dare luogo a ispezioni a sorpresa.

A gennaio, l'Organizzazione iraniana per l'energia atomica ha annunciato una purezza massima dell'uranio del 20% di U-235, che è di gran lunga superiore al 3,67% consentito dal JCPOA.

Non si avvicina affatto però alla purezza di circa il 90% richiesta per realizzare una bomba nucleare utilizzabile.

Gli accordi sul nucleare del 2015

L'accordo sul nucleare di Vienna, concluso nel 2015 dall'UE 3 + 3, vale a dire Regno Unito, Germania, Cina, Russia, Stati Uniti, Francia e Iran, è appeso a un filo dal maggio 2018, quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è ritirato unilateralmente da esso e ha imposto sanzioni contro Teheran.

Nel 2019, l'Iran ha annunciato una graduale riduzione degli obblighi derivanti dall'accordo, abbandonando le restrizioni alla ricerca nucleare, alle centrifughe e al livello di arricchimento dell'uranio.

Alla fine del 2020, l'Iran ha approvato una legge denominata "La misura strategica per la rimozione delle sanzioni", che ha consentito di intensificare la sua produzione di uranio a un livello di arricchimento del 20%, invece del 3,67% precedentemente negoziato, nonché l'uso di centrifughe più potenti che vanno oltre le disposizioni dell'accordo e ha annunciato di essere pronto a limitare le ispezioni dell'AIEA se le sanzioni non dovessero essere revocate.

Prima di assumere la sua carica, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha indicato la sua disponibilità a tornare all'accordo, ma dalla sua inaugurazione a gennaio ha assunto una linea molto più conflittuale, insistendo sul fatto che l'Iran dovrebbe essere la prima nazione ad agire prima che gli Stati Uniti facciano la loro mossa.

Teheran ha invece insistito sul fatto che devono essere gli USA a tornare prima all'accordo, dal momento che è stata Washington ad abbandonare l'accordo unilateralmente.

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